
Così gridavano e cantavano le migliaia di giovani, provenienti da tutto il mondo, in piazza S. Pietro, dopo l’annuncio: Habemus Papam, alle 18.43: “Già ti amiamo! Già ti amiamo! Già ti amiamo!”. Benedetto XVI si sarebbe affacciato subito dopo, alle 18.48. Anch’io ero in piazza, a due passi dalla statua di S. Paolo, in compagnia di un giovane amico romano e di un vescovo sardo. Avevo visto la prima fumata nera il giorno prima, 18 aprile, alle 20.04. Ero, poi, rientrato a Ponte Sisto con nel cuore la convinzione che il giorno dopo avrei visto il nuovo Papa. La seconda fumata, il 19, era stata alle 11.52. Lo stesso giorno, nel tardo pomeriggio, ritornai in una piazza stracolma di gente, insieme alla quale, alle 17.50, vedi iniziare ad uscire dal comignolo della Sistina del fumo che subito ci apparve bianco. Sentii, così, le prime manifestazioni di gioia frammiste, però, ad un certo clima di incertezza. Il fumo che continuava ad uscire non era propriamente bianco. Ma quando alle 18.10 la campana di Sant’Andrea ha iniziato a suonare a festa, allora la piazza è esplosa in un boato di esultanza straripante. Le campane di tutta Roma hanno iniziato a suonare ad unisono a distesa, mentre l’emozione cresceva insieme all’euforia in tutta la piazza, via della Conciliazione e le vie laterali brulicanti di migliaia di persone provenienti di corsa dalle vie più lontane di Trastevere, Borgo Pio e Prati. Quando Benedetto XVI si è affacciato dalla Loggia delle benedizioni, un solo unico, grande coro: “Benedetto! Benedetto già ti amiamo!”, “Abbiamo il Papa, vogliamo il Papa!” Guardai, allora, commosso verso il nuovo Papa, che non aveva avuto il tempo di indossare sotto la talare bianca una camicia altrettanto bianca. Infatti, dalle maniche della talare si vedevano i polsi neri della camicia che i preti – come me – sono soliti indossare. In questo, vi ho visto il segno di un Papa che ancora portava un indumento da prete. La mia gioia è stata grande: era stato eletto un Papa europeo, che si era dato un nome europeo, che proveniva dal cuore del vecchio continente. Questo, nei giorni che avevano preceduto la sua elezione, avevo chiesto nelle mie preghiere rivolte allo Spirito santo. Di lui, Joseph Ratzinger, avevo letto diversi libri tra i quali: La mia vita. Un Papa teologo. “Un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”, come ha voluto definirsi nelle sue prime parole. Ora, tu Benedetto XVI, ci dici: “Non abbiate paura!”. Ma anche noi, a te, diciamo: Già ti amiamo! E, insieme: anche tu non avere paura. Non avere paura di guidare la barca di Pietro. Non avere di confermarci nella Fede. Non avere paura di gridare ad un mondo sempre più sordo: Gesù Cristo ieri, oggi e sempre! Grazie Benedetto XVI per essere il nostro Santo Padre!