Il Vento
Il Vento
PERIODICO DELLA PARROCCHIA SANTA MARIA MADDALENA.
direttore: Tommaso Panu
Redazione: Sandro Serreri, Claudio Ronchi.
Grafica: Mario Terrazzoni.
Anno VI - N° 124 del 1 Maggio 2005 - pag. n° 6

1 Maggio 2005
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
La fonte di Porcile

Cerchiata, la fonte di S. M.Maddalena

L’acqua è stata da sempre un liquido prezioso per gli isolani, anche in tempi nei quali il fabbisogno pro capite era assai inferiore, per esigenze e mentalità, a quello attuale. Prima del 1937, anno in cui fu realizzata la grande diga di Mongiardino, l’approvvigionamento avveniva attraverso sorgenti, pozzi e cisterne. Le prime, assai poche, risultarono da sempre di estrema importanza, in quanto garantivano, a chi le possedeva, magari sotto casa (l’acqua si attingeva e trasportava a mano) meno disagiate condizioni di vita. Ricordato questo, apparirà più chiara l’importanza che ebbe a suo tempo il dono fatto da Vittorio Porcile alla parrocchia di Santa Maria Maddalena: quello di una fonte. La fonte esiste ancora. Si trova in via Ilva, all’altezza dell’incrocio con via colonnello Galliano, inglobata nel palazzo di fronte al tabacchino Sarrais, tra il magazzino dello stesso e la bottega del calzolaio Fancellu, chiusa da uno sportello di ferro recante la scritta “Pozzo chiesa S.M.M.,”. Don Vittorio Porcile dei Conti di Sant’Antioco, nato a Carloforte, risiedette alla fine del settecento, per alcuni anni, a La Maddalena, dove evidentemente ebbe casa e proprietà. Comandante di diverse navi della Regia Marina Sarda, ebbe “ una serie continua di combattimenti e di vittorie, illustratosi specialmente nel combattimento di Malfatano contro i barbareschi (28 luglio 1811) e giunse ai sommi gradi nella Marina Sarda” (Aristide Garelli: L’isola della Maddalena, documenti ed appunti storici, 1907). A La Maddalena lo ricordiamo, tra l’altro, quale comandante della mezza-galera “Santa Barbara”, nel respingere l’attacco francese alla Punta Tegge, durante i fatti d’arme del 1793. Il dono della fonte alla parrocchia di Santa Maria Maddalena avvenne con lettera del 14 febbraio 1809, da lui sottoscritta, indirizzata al parroco Giovanni Battista Biancareddu, ed inviata dal Porcile da Carloforte, dove allora ormai risiedeva. “La fonte di cui V.S. molto Rev.da mi parla – scrive il comandante Porcile - sin dal principio che vi posi mano ad erigerla, la destinai per farne un dono alla Chiesa di Santa Maria Maddalena, giacchè per sorte si ritrovi la sorgente dietro alla chiesa stessa, non avendovi avuto parte nessuno di quei popolatori, non che nessuno diritto sopra di essa. Intendo dunque con questo presente foglio – dichiara Vittorio Porcile – che il Priore della Chiesa se ne impossessi e V. S. Ill.ma m.to Rev.da ne prenda ogni impegno per farla rispettare nei suoi diritti, intendendo anche che questa lettera abbia forza e vigore come se fosse un istrumento fatto da pubblico Notaio e che V. S. Ill.ma al ricevimento si compiaccia notificarlo o farlo notificare a quel Consiglio comunitativo ed a chi spetta”. In cambio del dono, il comandante Vittorio Porcile chiedeva “l’annuo canone” di “una Messa in mia memoria ogni anno”.
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1 Maggio 2005
Radioattività
a cura di Gian Carlo Fastame
Lo Iodio Profilassi
La Iodio Profilassi
Sappiamo che in caso di rilascio, dovuto ad un qualunque incidente, dal reattore nucleare scapperebbero una quarantina di radioisotopi tutti insieme (Alì Babà ed i quaranta ladroni): uno tra questi, lo Iodio-131, campa pochi giorni (vita media 8 giorni) ma può produrre molti danni se inalato, in particolare nei bambini. Il problema si presenta solo in caso di incidente grave, come la fusione del nocciolo del Piano di emergenza, mentre non si presenta in caso di un rilascio in acqua. La spiegazione è semplice: la nostra tiroide ha bisogno di Iodio per poter funzionare ed il periodo della crescita è quello in cui c’è più bisogno di Iodio, quindi le mamme in attesa, in particolare nel primo trimestre, poi il feto nel grembo materno nel secondo e terzo trimestre, i neonati nei primi giorni di vita e poi i minori sono i più pronti ad assimilare Iodio. Normalmente lo assimiliamo secondo natura dall’alimentazione e dall’ambiente: noi siamo fortunati perché viviamo in un ambiente di mare e lo Iodio è disponibile nei pesci e nell’aria che respiriamo, ma in caso di fusione del nocciolo, quindi solo in caso di emergenza, avremmo a che fare con lo Iodio-131 che è radioattivo e che si diffonderebbe in aria, pronto ad essere assimilato se inalato. In questo caso il rischio di tumori alla tiroide sarebbe elevato nelle fasce di età indicate. Abbiamo però una soluzione che risolve al 100 % il problema: la Iodio Profilassi. Più facile a farsi che da spiegare: basta prendere subito una pasticca di Iodio stabile non radioattivo, che così satura il fabbisogno e quel ladrone dello Iodio-131 non trova spazio e scivola via. Esistono poche controindicazioni (malattie della tiroide, ipertiroidismo, dermatiti Herpetiformi, vasculiti, ipersensibilità) ed è significativa l’esperienza della Polonia che in occasione della Chernobyl del 1986 ha distribuito 10.000.000 di dosi ai minori senza avere problemi. Ed esistono anche dosaggi precisi da rispettare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda:
Adulti fino a 40 anni: una pasticca da 130 mg di Potassio Ioduro;
Adolescenti oltre 12 anni: una pasticca;
Bambini da 3 a 12 anni: 1/2 pasticca;
Bambini da 1 mese a 3 anni: 1/4 di pasticca;
Neonati fino ad 1 mese: 1/8 di pasticca.
I neonati devono poi essere monitorati dal medico (TSH, T4). Oltre i 40 anni: la profilassi non è necessaria se non alle alte dosi dei soccorritori. Attenzione: è comunque una terapia farmacologica e va seguita solo se necessaria per annuncio e prescritta dal medico, il fai-da-te non è intelligente, la somministrazione deve avvenire prontamente. Dopo poche ore l’efficacia è ridotta al 50 % e dopo 12 ore è inutile, così come è inutile prima e senza necessità. Le pasticche di Iodio stabile non si trovano in farmacia, al momento sappiamo che ne esiste una scorta per l’emergenza, non sappiamo chi e come le distribuisce perché il Piano è segreto.
(13- continua)
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1 Maggio 2005
Terra affascinante
La deriva dei continenti

la deriva dei continenti oggi

Questo processo raggiunge il culmine 250 milioni di anni fa, quando un’intensa attività vulcanica ha dato luogo, al di sotto della superficie terrestre, al consolidamento delle masse granitiche in seguito affiorate in particolare in Gallura. Il clima è di tipo tropicale, caldo umido con temperature molto elevate ed abbondanti piogge. Questa configurazione climatica si protrae per un lunghissimo tempo geologico, si parla naturalmente di milioni di anni, fino a quando il periodo delle grandi glaciazioni (Quaternario), cambia completamente l’aspetto dell’isola, il livello del mare si abbassa mediamente di 50-100 metri e la Sardegna si unisce temporaneamente alla Corsica; periodi caldi con temperature elevate si alternano a periodi freddi con temperature prossime allo zero. Il mare è popolato da diverse specie alcune delle quali tuttora presenti: tra i gasteropodi si ricorda la Patella ferruginea, tra i lamellibranchi lo Spondilus.

La deriva dei continenti
fra 50 milioni di anni

Studi recenti hanno messo in evidenza nei fondali dell’arcipelago e quindi nella parte orientale delle Bocche di Bonifacio, la presenza di estese piattaforme di erosione, ossia superfici generate dal moto ondoso, appoggiate sulle litologie granitico-metamorfiche del basamento paleozoico che unisce Sardegna e Corsica. Queste piattaforme si sono evolute proprio durante l’alternanza delle fasi regressive e trasgressive del mare nel periodo delle glaciazioni, esse si trovano ad una profondità di circa 50-60 metri, spesso ricoperte da sedimenti sabbiosi della sedimentazione attuale. Il movimento dei continenti, tutt’ora in atto, ha portato gli studiosi a prevedere come potrebbe essere la loro disposizione fra 50 milioni di anni, considerando che lo spostamento dei continenti è di circa 5-10 cm l’anno. Per esempio si calcola che l’America si sarà allontanata dall’Africa di una distanza che è circa la metà di quella che attualmente le separa, l’Australia sarà unita all’Asia insieme all’arcipelago indonesiano che si trova in mezzo. Gli oceani Atlantico ed Indiano si allargheranno a spese del Pacifico, Los Angeles, strano a dirsi, avrà un clima quasi polare. L’Africa, che si muove verso l’Europa, inghiottirà il Mediterraneo, e l’Italia? Si unirà all’ex Jugoslavia inglobando il nostro arcipelago. Appuntamento quindi ai prossimi 50 milioni di anni! Da Genova a Tripoli andremo in treno attraversando Corsica, Sardegna, Sicilia.
(2 - fine) Monica Culiolo, geologa
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Radio Arcipelago 90.20 Mhz

è sempre più ascoltata a La Maddalena e nella Riviera di Gallura.

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