“… alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 22b).
I discepoli, dopo aver udito il saluto del Risorto: “Pace a voi!”, e aver visto le mani e il costato del Crocifisso, ricevono lo Spirito Santo. I discepoli del Signore Gesù, che “per timore dei Giudei” stanno a porte chiuse, ricevono lo Spirito Santo affinché non siano più timorosi, ma coraggiosi. La paura che li costringeva a restare al chiuso, lascia il posto allo Spirito Santo, che li spinge ad uscire. Da segregati diventano inviati: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (v. 21b). Lo Spirito Santo, dunque, trasforma i discepoli da uomini imprigionati dal dubbio in apostoli missionari. Ha così inizio la lunga storia della Chiesa in cammino per le strade del mondo. I discepoli che prima hanno paura, sono gli stessi che, poi, hanno il coraggio di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini, a costo della loro stessa vita. Questo fatto, ci dice quanto lo Spirito Santo abbia cambiato i discepoli. Infatti, è stato lo Spirito Santo a trasformarli da uomini che dubitano che il loro Signore sia veramente risorto, in uomini che annunciano la morte e la risurrezione di Gesù sino a versare il loro sangue. E’ questo il miracolo che compie lo Spirito Santo. Senza questo miracolo, non sarebbe stata possibile l’evangelizzazione. Il Signore Gesù ha superato le porte chiuse del luogo dove si trovavano i suoi discepoli. Superandole, ha donato loro lo Spirito Santo e li ha inviati nel mondo. Perciò, il Signore può superare anche le nostre porte chiuse: chiuse dalla paura di non volerci fare coinvolgere nell’avventura di essere cristiani coraggiosi. Superate queste, Gesù può donarci lo Spirito Santo che, se noi diamo il nostro libero assenso, può cambiare tutta la nostra vita. Solo, però, chi è disposto a far sì che il Risorto entri, nonostante le porte chiuse, e a ricevere lo Spirito Santo, può venire cambiato, giorno dopo giorno, da un cristiano apatico e mediocre, in un cristiano coraggioso disposto a servire il Vangelo là dove il Signore lo ha posto. Per fare questo, occorre una dose forte di coraggio. Perciò, è necessario invocare continuamente lo Spirito Santo: “Vieni, Santo Spirito”. La Pentecoste, pertanto, ci ricorda che senza la forza dello Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio, nessun cristiano è in grado di superare le proprie paure e chiusure. Ogni giorno, se vogliamo, può e deve essere Pentecoste, perché ogni giorno i cristiani, che veramente camminano sulle vie del Signore, non si scoraggino di fronte alle difficoltà che comporta il Vangelo coerentemente vissuto. Ogni giorno è Pentecoste, se, agendo mossi dalla forza che ci viene dallo Spirito Santo, non abbiamo paura di testimoniare che siamo cristiani e che come tali siamo contro la “cultura della morte” rappresentata dall’aborto, dalla indiscriminata manipolazione genetica, dalla eutanasia, dalla liberalizzazione di ogni tipo di droga, dalla corsa agli armamenti. Come ieri i discepoli, rafforzati e resi coraggiosi dalla effusione dello Spirito Santo, hanno reso testimonianza a Dio e al mondo, così oggi noi dobbiamo difendere e promuovere la “cultura della vita”. Ieri occorreva lo Spirito Santo per l’evangelizzazione, oggi occorre per fare vincere la vita e poter così sconfiggere tutti i nostri egoismi.