Mons. Salvatore Capula (13 .p)

Mussolini si affaccia dall'ammiragliato
L’incidente col Partito Fascista del quale si è parlato nel numero scorso, conclusosi senza conseguenze, incidente che oggi apparirebbe banale, all’epoca dovette impensierire non poco il giovane parroco, impegnato a barcamenarsi tra la necessità di sviluppare l’Azione Cattolica e quella di non suscitare sospetti nei responsabili del Fascio locale. Come a gran parte del clero italiano anche a don Capula il Regime, almeno quello di quegli anni, non doveva dispiacergli, e forse non solo per il fatto che il suo gran capo, Mussolini, avesse stipulato con il Papa il Concordato. Era stato reintrodotto il crocifisso nelle scuole, nominati i cappellani presso la milizia (a La Maddalena fu nominato don Pietrino Maciocco), venne soppressa la Massoneria, i preti ed i seminaristi ottennero esenzioni dal servizio miliare ed ancora, aspetto non marginale, le congrue al clero (cioè lo stipendio pagato dallo Stato) ebbero un consistente aumento. D’altra parte Mussolini, nato socialista ed anticlericale, proprio in quegli anni si era sposato in chiesa con donna Rachele e face battezzare i figli. Nel 1938 era podestà di La Maddalena il medico Aldo Chirico e segretario del Fascio il dott. Paolo Azzena. Fu proprio a quest’ultimo che il 25 febbraio 1938 Anno XVI° dell’Era Fascista giunse da Sassari una missiva riservata, spedita dalla Federazione dei Fasci di Combattimento di Sassari e firmata dal segretario federale Antonio Medas, lettera con la quale si chiedeva “con urgenza e massima precisione se il sacerdote Salvatore Capula abbia tenuto (quando e come) un comportamento avverso al Regime ed al Partito, se ed in quale circostanza, nell’esercizio del culto, in pubblico od in privato, abbia pronunciato frasi irriverenti all’indirizzo del Governo o del Partito, o comunque abbia svolto propaganda contraria alle Organizzazioni Fasciste”. Il 3 marzo, con lettera altrettanto riservata, il segretario del Fascio di La Maddalena Paolo Azzena così rispondeva: “Non risulta che il sacerdote Salvatore Capula, parroco di questa sede, abbia mai tenuto contegno avverso al Regime. Risulta, invece, che il suo contegno nell’esercizio del culto, oltre ad essere improntato ad un regime di vita molto modesto ed umile, ha dato prove luminose di essere non solo patriottico ma simpatizzante, senza restrizione, verso il Regime. In non rare occasioni, durante il culto e fuori, il Rev. Capula ha esaltato la figura del Duce. Ha mantenuto e mantiene rapporti di cordialità con le Gerarchie tutte e con le Autorità Civili e Militari”. L’atteggiamento di don Capula verso il fascismo non si discostò da quello di buona parte del clero italiano. Del resto il Papa Pio XI, proprio in quegli anni, a proposito di Mussolini usò l’espressione “uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”.