Mons. Salvatore Capula (14 .p)

Lo Splendor in
costruzione 1934
Se, negli anni dei quali parliamo, per i giovani maddalenini (come naturalmente per i giovani italiani), il motto era: “libro e moschetto, fascista perfetto”, tale motto lo ripetevano anche i giovani dell’Azione Cattolica maddalenina (alcuni per la verità, loro malgrado) i quali affiancavano, pur nella lapalissiana contraddizione di termini e contenuti, il motto: “preghiera, azione, sacrificio”. Il tutto sotto l’attenta e vigile regia del giovane parroco don Capula, scrupolosamente ligio a fare il buon prete ed il buon … italiano Ad ogni buon conto già dai primissimi anni della sua presenza nell’Arcipelago, soprattutto per lo sviluppo che ebbe sia l’Azione Cattolica maschile che quella femminile, “la parrocchia di La Maddalena cominciava a distinguersi per vivacità e partecipazione, fino a diventare la comunità più attiva e vivace della Diocesi, ed il vescovo di Tempio, mons. Albino Morera, manifestò in più occasioni il suo compiacimento per il lavoro svolto”. Così scrive nelle sua memorie, lo stesso mons. Capula. Giunto a La Maddalena a metà del luglio del 1933, era divenuto ufficialmente parroco con decreto del 6 aprile 1934, e già a giugno dello stesso anno, con i “suoi” giovani dell’Azione Cattolica aveva iniziato la costruzione di quello che poi divenne il cinema-teatro Splendor, un’opera grandiosa ed innovativa per quei tempi, frutto anche dell’intuito e della perspicacia della quale l’uomo era dotato, anche se, purtroppo, tali doti non sempre furono accompagnate da altrettanta capacità pratica di completamento delle opere intraprese e della indispensabile capacità di gestione delle stesse.

Mons. Morera e
don Capula all'interno
Il 26 giugno 1934, è scritto in un Registro dell’A.C. “tra il più grande entusiasmo dei componenti dell’Azione Cattolica si iniziarono i lavori per la costruzione della nuova Sede”, ubicata in via Maggior Leggero (cinema Splendor). Dopo il primo entusiasmo iniziale ci fu un momento di pausa, interrotto dalla ‘carica”’ che il parroco don Capula ‘suonò’ per la prosecuzione ed il completamento dai lavori. Galvanizzati dall’entusiasmo trasmesso loro, “I giovani non esitarono a prestare la loro opera materiale e intellettuale per vedere terminata al più presto possibile la Sede. A mezzo di autocarri, gentilmente prestati dalla Sezione di Artiglieria, provvidero a trasportare dalla cava del sig. Grondona la pietra che doveva servire per raggiungere l’altezza stabilita dai muri. In mille modi essi seppero prestare la loro opera per tale scopo… Si videro per 4 sere squadre notturne di giovani, attrezzati alla meglio, lavorare al chiarore di luce acetilenica, per portare a termine i lavori di pavimentazione del locale. Grandi e piccoli, studenti ed artigiani, tutti si fusero in una sola volontà. La Sede pur non essendo completamente rifinita si rese in tal modo abitabile. Qualche mese dopo si apersero le porte per accogliere ufficialmente (ottobre 1934) la Gioventù di Azione Cattolica. In quella Sede si svolse una manifestazione Diocesana: la Settimana di Studio per Dirigenti e un Convegno Diocesano. Dirigenti, laici e Sacerdoti riuniti a vita comune per studiare il tema della II Campagna Nazionale, furono concordi nell’ammirare le realizzazioni della ‘Benedetto XV’, la quale ancora una volta risultò all’avanguardia del movimento giovanile Diocesano”.