Anno VI
Il Vento - n° 127
15 Giugno 2005
Provincia fatta: buon lavoro

Si è affidata a Sant’Antonio da Padova, la cui festa ricorreva proprio il 13 giugno scorso, Pietrina Murrighile, avvocato, iniziando a leggere, nel salone consiliare del municipio di La Maddalena il discorso di insediamento della neonata provincia Gallura, subito dopo aver pronunciato il solenne giuramento. “Oggi è Sant’Antonio da Padova. Speriamo – ha detto - che sia ispiratore della nostre buone azioni di governo, della nostra amministrazione”. Don Degortes e don Serreri, in piedi tra il pubblico, a rappresentare la diocesi ed il popolo cristiano della Gallura, approvavano. Con loro, autorità religiose, decine di autorità civili (tra gli altri il procuratore delle repubblica Cicalò, il commissario della ASL Scarteddu) e militari (tra gli altri il comandante del presidio Filippi, quello americano Roegge), e buona parte dei sindaci dei 26 comuni della provincia (tra gli altri Nizzi di Olbia e Pintus di Tempio, seduti uno accanto all’altro, Ragnedda di Arzachena, Bardanzellu di S. Teresa, Pirredda nella doppia veste di consigliere e di sindaco di Palau). A fare da padrone di casa il sindaco Angioletto Comiti. Mancava Mario Birardi che nel 2001, da sindaco, con lo storico incontro da lui organizzato proprio a La Maddalena tra tutti i sindaci, mediò e fu promotore, con Antonio Satta, sindaco di Padru, della dichiarazione di intenti che è stata la base della nascita della provincia. Come mancava il cattolico Tonino Dibeltulu, allora sindaco di Tempio, che coraggiosamente appose anche la sua firma sul protocollo. “Dobbiamo fare sistema, trovare il massimo equilibrio tra costa ed interno, tra mare e montagna, tra città e paesi” ha detto tra l’altro la Murrighile. “Noi oggi dobbiamo essere consapevoli che rappresentiamo una Gallura unita per lingua, tradizione, cultura ed identità”. Un’ottima occasione questa, per La Maddalena, di mettere da parte l’inutile e anacronistica spocchia e rientrare in Gallura, così come alcuni anni fa, ragionevolmente, la comunità cristiana isolana rientrò in Diocesi.
C.R.
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Meditazione
don Sandro Serreri
“E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna” (Mt 10, 28).
Gesù, ai suoi discepoli, dice, chiaramente, chi veramente devono temere: “Colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna”. Anche i discepoli, come – del resto – tutti gli uomini, hanno paura: “paura di quelli che uccidono il corpo”; paura, dunque, della morte; paura del potere del Male; paura di tutto ciò che muove battaglia contro lo spirito del Vangelo; paura dei propri limiti; paura del peccato. Eppure, tutte queste paure, non sono nulla confrontate con la paura che bisogna avere per “colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna”; per colui che ha il “potere di uccidere l’anima”. Più avanti, Gesù dirà: “Che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?” (Mt 16, 26b). Temere il nemico dell’anima e del corpo, questo, piuttosto, devono fare tutti i discepoli del Signore, e non per essere come quei tanti disperati privi di fede, ma per non sottovalutare quel esercito che tutti i giorni muove guerra contro chiunque si affatica sinceramente nel vivere e testimoniare il Vangelo e poter così avere salva la propria anima. Questo nemico dell’uomo cristiano per nessuna ragione deve essere sottovalutato, perché è astuto, ipocrita, bugiardo. L’uomo cristiano s’inganna, se pensa di poter abbassare la guardia. Se i discepoli del tempo di Gesù erano sottoposti a forti pressioni provenienti da un agitatissimo mondo religioso e teologico, molto di più i discepoli del nostro tempo sballottati dai venti del relativismo etico e religioso, della sporcizia morale e culturale, dalla superbia della tecnica e della scienza, dall’orgoglio del pensiero debole e antiumano. Se c’è un tempo nel quale “colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna” ha scatenato una offensiva sempre più minacciosa e devastante, è il nostro, pensato e, persino, idealizzato come tempo della matura emancipazione dell’uomo. Mentre, non c’è uomo più schiavo dell’uomo contemporaneo. I cristiani, discepoli del Signore Gesù, non devono lasciarsi intimorire dal potere del Male, mascherato di tolleranza, democrazia, dialogo, ma, piuttosto, deve sempre più confidare solo in Colui che ci ha donato gratuitamente la salvezza: Gesù Cristo, figlio di Dio, nato morto e risorto per noi. Nessun uomo cristiano può sperare di vincere le paure spirituali ed esistenziali che lo angosciano, se non si affatica nell’immergersi nel Mistero dell’amore di Dio, che si è fatto carne, che ha patito, che è morto, che è risorto, che continuamente ci dona la sua vita attraverso i sacramenti. Viviamo tempi nei quali dobbiamo ancorarci, legarci, ancor di più e sempre più a Cristo; dobbiamo rafforzare ancor di più e sempre più la nostra appartenenza al suo Corpo: la Chiesa. Solo i discepoli amici del Signore Gesù, nutriti del suo Corpo e del suo Sangue, impegnati seriamente a vivere il Vangelo, adoratori di Dio nel quotidiano, oranti nel silenzio della famiglia e del lavoro, non periranno, ma avranno salva l’anima per la vita eterna.
Archivio Rubrica: Meditazioni
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Preoccupazione e prevenzione
Io e l’amianto
Ha dichiarato di essere stato colpito da seria malattia all’apparato respiratorio. E lo ha fatto a Radio Arcipelago, nel corso della trasmissione ‘Microfono Aperto’, intervistato da Claudio Ronchi e Franco Nardini. Renato Allegri, 61 anni segretario del Nuovo Psi, candidato nelle ultime elezioni comunali, operaio dell’Arsenale in pensione, che per anni ha lavorato con l’amianto, nelle officine e a bordo alle navi in cantiere, descrivendo i lavori eseguiti e le nuvole di polvere che specialmente certe operazioni sollevavano, ha dichiarato di essere malato. Come lui sarebbero malati o sarebbero stati malati altri cinque suoi ex colleghi di lavoro. Il problema amianto e la sua correlazione con i tumori, lo sollevò proprio Il Vento alla fine del 2004 con una serie di articoli della dottoressa Monica Culiolo. Poi ancora con quelli di Alessandra Deleuchi, subito dopo le dichiarazione al senato del 20 gennaio scorso, del dottor Antonio Saba, direttore del servizio igiene pubblica della ASL n. 2. Saba affermò che “per quanto riguarda le patologie legate all’esposizione alle fibre di asbesto (altro nome dell’amianto, ndr) si potrebbe supporre che esse possano essere correlate alla presenza di tali fibre nell’arsenale militare di La Maddalena”. Il problema dell’esposizione di lavorati all’amianto, che può causare l’insorgenza di tumori, è stato recepito da una recente normativa (Decreto interministeriale del 27.10.2004) riguardante appunto i lavoratori che ritengono di essere stati esposti all’amianto per periodi lavorativi non inferiori a dieci anni. Le domande per usufruire di benefici di legge sono scadute il 15 giugno scorso. Dall’Arsenale di Moneta pare siano state presenta oltre cento domande.
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Referendum sulla fecondazione
Ha vinto la vita
È finita come da cattolici abbiamo pregato che finisse. Gli italiani, cattolici compresi, sono rimasti a casa e la legge sulla fecondazione assistita è rimasta tale e quale; tutti parlano ora (anche il cardinale Ruini) di modificarla. Ma come e dove è tutto da discutere. Non si tratta di una vittoria dei cattolici e della Chiesa, sia chiaro: se gli italiani (e i maddalenini) non si sono recati alle urne è perché per i referendum non lo fanno da oltre 10 anni, come lo fanno sempre meno anche per le elezioni. Figuriamoci per una materia così delicata e complessa come quella in questione. Questo lo aveva ben chiaro la Conferenza Episcopale Italiana la quale ha invitato soprattutto i cattolici praticanti (non oltre, purtroppo, il 15% degli italiani) al non voto, che gli altri, da soli, se ne sarebbero andati al mare o in montagna, o se ne sarebbero rimasti a casa. Il tutto, possibilmente, senza strombettate, facendosi coinvolgere il meno possibile nelle polemiche, parlandone il meno possibile, e soprattutto senza organizzare anacronistiche crociate, memori di quelle disastrose sul divorzio e sull’aborto. Il Vento è stato accusato, anche duramente, di aver tenuto un ‘basso profilo’ sul referendum. A parte che di bioetica ne abbiamo trattato, approfondendo scientificamente l’argomento, per mesi col dottor Franco Pala, ciò che contava era il risultato, che è stato opportunamente raggiunto. Il resto sono lo lasciamo al buon senso.
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