“E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna” (Mt 10, 28).
Gesù, ai suoi discepoli, dice, chiaramente, chi veramente devono temere: “Colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna”.
Anche i discepoli, come – del resto – tutti gli uomini, hanno paura: “paura di quelli che uccidono il corpo”; paura, dunque, della morte; paura
del potere del Male; paura di tutto ciò che muove battaglia contro lo spirito del Vangelo; paura dei propri limiti; paura del peccato. Eppure,
tutte queste paure, non sono nulla confrontate con la paura che bisogna avere per “colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo
nella Geenna”; per colui che ha il “potere di uccidere l’anima”. Più avanti, Gesù dirà: “Che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria
anima?” (Mt 16, 26b). Temere il nemico dell’anima e del corpo, questo, piuttosto, devono fare tutti i discepoli del Signore, e non per essere
come quei tanti disperati privi di fede, ma per non sottovalutare quel esercito che tutti i giorni muove guerra contro chiunque si affatica
sinceramente nel vivere e testimoniare il Vangelo e poter così avere salva la propria anima. Questo nemico dell’uomo cristiano per nessuna
ragione deve essere sottovalutato, perché è astuto, ipocrita, bugiardo. L’uomo cristiano s’inganna, se pensa di poter abbassare la guardia.
Se i discepoli del tempo di Gesù erano sottoposti a forti pressioni provenienti da un agitatissimo mondo religioso e teologico, molto di più i
discepoli del nostro tempo sballottati dai venti del relativismo etico e religioso, della sporcizia morale e culturale, dalla superbia della tecnica e
della scienza, dall’orgoglio del pensiero debole e antiumano. Se c’è un tempo nel quale “colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo
nella Geenna” ha scatenato una offensiva sempre più minacciosa e devastante, è il nostro, pensato e, persino, idealizzato come tempo della matura
emancipazione dell’uomo. Mentre, non c’è uomo più schiavo dell’uomo contemporaneo. I cristiani, discepoli del Signore Gesù, non devono lasciarsi
intimorire dal potere del Male, mascherato di tolleranza, democrazia, dialogo, ma, piuttosto, deve sempre più confidare solo in Colui che ci ha
donato gratuitamente la salvezza: Gesù Cristo, figlio di Dio, nato morto e risorto per noi. Nessun uomo cristiano può sperare di vincere le paure
spirituali ed esistenziali che lo angosciano, se non si affatica nell’immergersi nel Mistero dell’amore di Dio, che si è fatto carne, che ha
patito, che è morto, che è risorto, che continuamente ci dona la sua vita attraverso i sacramenti. Viviamo tempi nei quali dobbiamo ancorarci,
legarci, ancor di più e sempre più a Cristo; dobbiamo rafforzare ancor di più e sempre più la nostra appartenenza al suo Corpo: la Chiesa.
Solo i discepoli amici del Signore Gesù, nutriti del suo Corpo e del suo Sangue, impegnati seriamente a vivere il Vangelo, adoratori di Dio
nel quotidiano, oranti nel silenzio della famiglia e del lavoro, non periranno, ma avranno salva l’anima per la vita eterna.