Anno VI
Il Vento - n° 128
1 Luglio 2005
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
La consacrazione dell’Arsenale
La consacrazione dell’Arsenale Al termine della Messa, celebrata all’aperto (leggiamo ancora sul Notizia-rio Diocesano della Diocesi di Ampurias e Tempio n. 40 dell’ottobre 1955, firma-to F.R.) il direttore dell’Arsenale Marras leggeva al microfono la formula della consacrazione, composta nel 1951 dal tenente colonnello Silvio Cavinato, all’epoca direttore dello stabilimento, con la collaborazione delle maestranze. Ecco la formula e la preghiera dal titolo: Consacrazione alla Madonna e sua proclamazione a speciale patrona dell’Arsenale di La Maddalena. “O Madre di Dio e madre di noi cristiani, io Direttore di questo Arsenale di La Maddalena, accogliendo la domanda ed interpretando i sentimenti dei molti operai qui presenti, vengo in questa festa solenne della Tua Natività a consacrarti le nostre persone, i nostri uffici, e le officine, e a proclamartene Patrona. Con questo atto noi intendiamo di manifestare pubblicamente, senza umani rispetti, la nostra fede nella Divinità del Tuo Signore Gesù Cristo e la nostra gratitudine per i benefici della Sua Redenzione, unita alla devozione verso di Te. Degnati, o madre di Dio, di gradire questa nostre dichiarazione e mettere sotto la Tua tutela quanto noi abbiamo e siamo. Fa che il nostro lavoro, con la Tua protezione dia un pane onorato alle nostre famiglie e contribuisca a rendere grande e prosperosa la Patria. Amen”. Nel pomeriggio di quel 8 settembre 1955, proseguendo i festeggiamenti, “aveva luogo l’estrazione della lotteria i cui premi consistevano in numerosi giocattoli. Durante l’estrazione la banda cittadina, diretta dall’eccellente maestro D’Angelo, si esibiva in una serie di marce e pezzi d’opera, strappando agli ascoltatori numerosi applausi… Ad un certo punto della festa faceva ingresso una persona: l’ ex colonnello Rossini, già direttore di questo Arsenale negli anni difficili del dopo guerra… La sua apparizione veniva salutata da uno scrosciante applauso. Alle 18 precise, con in testa la banda musicale, si snodava la processione della Madonnina, seguita ancora dalle autorità e dalle maestranze. Nella chiesa di Moneta, sede naturale della statua, il cappellano militare don Vigna salutava i convenuti e sottolineava l’importanza di eleggere a patrona delle officine e delle famiglie dei dipendenti la Madre di Dio”.
(2 – fine) Claudio Ronchi
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Vie di Ieri e di Oggi
a cura di Giovanna Sotgiu
via Fabio Filzi
Costeggia il mare di cala Gavetta per tutto il suo lato occidentale. Prima dell’intestazione attuale si chiamava via della Quarantena perché conduceva al casotto (del quale abbiamo già parlato a proposito della piazza Saint Bon), utilizzato per far scontare la contumacia agli equipaggi provenienti da regioni sospette di malattie contagiose. Lungo tutta la via predominano gli edifici militari: vi si affacciano, infatti, la tozza costruzione (oggi adibita ad alloggi e alla sede dei Marinai d’Italia) un tempo usata come magazzino della Regia Marina e la caserma della Guardia di Finanza; anche il centro servizi comunali (attualmente occupato dal comando dei Vigili Urbani), un tempo era adibito ad ospitare gli attrezzi e il carbone necessari alle imbarcazioni militari. La parte a mare ha subito, nel tempo, diversi cambiamenti: alternava semplici (e precari) piccoli moli in granito con tratti di costa naturale dove era possibile dare carena ai velieri che, abbattuti su un fianco, mettevano a secco una fiancata e una parte della carena per le necessarie periodiche manutenzioni. Vi sostavano i lancioni delle Regie Gabelle e, più tardi, le imbarcazioni della Capitaneria. A partire dalla fine dell’Ottocento la via si allargò progressivamente guadagnando spazio sul mare e formando un discreto slargo nella sua parte più vicina alla capitaneria. Su questa area venivano sbarcati legnami e assi già sagomate per il prospiciente cantiere per carpenteria in legno di mastro Gaetano Demeglio. L’attuale intestazione risale ad una delibera del podestà (credo fosse il cavalier Carlo Pocobelli) del 1937 e, non a caso, ricorda un eroe martire dell’irredentismo italiano, istriano di nascita, arruolato nell’esercito austriaco allo scoppio della prima guerra mondiale, fuggito in Italia a novembre del 1914 per combattere a fianco degli italiani nel corpo degli alpini. Fatto prigioniero dagli austriaci fu impiccato a Trento, nel castello del Buon Consiglio, insieme all’altro campione dell’irredentismo, Cesare Battisti.
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Centenario nascita: Mons. Capula
“Fin dall’inizio del suo mandato di parroco – scrive don Nanni Columbanu Rum nel suo libro ‘Preti di Gallura’ (Edizioni della Torre, 2001) – don Capula avverte subito la necessità di circondarsi di collaboratori laici. Primo impegno è quello di scegliere e formare cristianamente uomini e donne, perché siano di buon livello evangelico in un ambiente variegato e con problemi sempre nuovi e pressanti. La sua attenzione e le sue cure si concentrano su adolescenti e giovani generosi, onesti, intelligenti, disposti a condividere i suoi ideali. I più dotati e disponibili vengono invitati a far parte, in qualità di membri effettivi consacrati, dell’istituto secolare ‘Opera del Getzemani’, vincolati quindi ad una vita spirituale intensa e ad un servizio incondizionato alla Chiesa. Questi giovani saranno i fedeli collaboratori ed i decisi esecutori di tanti piani pastorali e delle molteplici attività della parrocchia. Va osservato che tra questi collaboratori non vi erano persone di cultura superiore e con laurea; non è dato sapere – conclude Columbanu Rum – se questo avveniva perché l’ambiente non consentiva possibilità diversa di scelta, o per una particolar strategia indirizzata a manovrare meglio i soggetti, peraltro di alto profilo sia per capacità che per rettitudine”. Nei giorni 8 e 9 giugno 1941 (era già scoppiata la guerra) il vescovo Morera compì a La Maddalena la sua sesta Visita Pastorale e amministrò “la Cresima a 238 persone, tra cui un buon numero di adulti e soldati”; fece “l’esame di catechismo ai fanciulli, che si trovarono presenti in numero di circa 200”; visitò il battistero, gli altari, gli arredi e paramenti sacri e l’archivio parrocchiale”. Nella Relazione della Visita Pastorale conservata negli Archivi parrocchiali il vescovo Morera oltre a rilevare come, nella chiesa parrocchiale, “con la costruzione della nuova sacrestia si sia eliminato il grave sconcio di lasciar passare i fedeli dal presbiterio nell’uscire di chiesa”, constatava che “non ostante lo stato di guerra, la chiesa fu affollatissima in tutte le funzioni …. La parrocchia di La Maddalena – scriveva ancora il Vescovo Morera – non ostante lo stato fluttuante della popolazione e le magagne di una città marittima, è abbastanza ben coltivata dallo zelo del Parroco, coadiuvato dai due viceparroci (don Pietro Maciocco e don Vittorio Sanna ndr), e vi si mantiene viva la fede e la pratica della religione”. La Relazione di mons. Morera fu accompagnata da una lettera datata 13 giugno 1941 nella quale il Vescovo esprimeva a don Capula la propria “soddisfazione” ed il proprio “compiacimento per il lavoro zelante ed indefesso che la S.V. va compiendo a vantaggio di cotesta numerosa popolazione, e specialmente a vantaggio della gioventù maschile … Ricordi però, come già le accennai, che deve tener nota di tutte le somme raccolte, da qualunque parte vengano, e di tutte le spese fatte a vantaggio di questa chiesa, a scanso di sua grave responsabilità, (v.cann.1182 – 1525 etc. C.J.C.) essendo il Parroco un semplice amministratore, come era già stato prescritto nei Decreti della visita precedente … Sono sicuro – concludeva la lettera del vescovo Morera - che continuerà con santo ardore a lavorare per il bene delle anime che il Signore le ha affidate, accettando con fortezza d’animo i sacrifici e le croci che tale ministero necessariamente impone ..”.
(15 – continua) Claudio Ronchi
Claudio Ronchi
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Il rimboschimento di Caprera
Da un’idea di Vittorio Emanuele
Cent’anni fa (1905) il Re d’Italia Vittorio Emanuele III, presente nell’arcipelago di La Maddalena in occasione delle esercitazioni navali della Regia Marina espresse l’idea, così è riportato sul quotidiano ‘Il Messaggero di Roma’ del 22 marzo 1906, “dell'opportunità di procedere ad un rimboschimento di queste Isole, avendo osservato che ad onta della natura del suolo, in molte località crescono spontaneamente arbusti ed anche alberi di alto fusto, e che molti alberi di recente piantati vegetano in prossimità delle nuove abitazioni, che in numero sempre crescente sorgono alla Maddalena. Nella visita che il Re fece alle principali fortificazioni di questa piazza marittima accompagnato dall'on. Mirabello, espresse al Ministro della Marina il suo convincimento che il suolo, se non ovunque, in moltissime zone sia capace di vegetazione e l'opportunità di procedere ad rimboschimento, dal quale certamente trarranno grande vantaggio queste località. L’on. Mirabello, in omaggio al desiderio espresso dal Sovrano, interessò opportunamente i vari colleghi e ne facilitò il compito, mettendo a disposizione dell'Ispettore Forestale di Sassari, incaricato dei lavori, mezzi di trasporto, strumenti da lavoro e quanto altro poteva occorrere”. La citata corrispondenza giornalistica del 1906 così prosegue: “Da qualche settimana sono stati iniziati alla Maddalena importanti lavori di rimboschimento, secondo progetto completo che comprende oltre detta isola, l'altra di Caprera ad essa unita da un ponte agevole. Il primo saggio di cultura boschiva è stato intrapreso sopra una zona di 25 ettari di terreno demaniale nell'isola della Maddalena, a cura del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. Recentemente infine, il Ministero dell'Interno dispose che una squadra di condannati questa casa intermedia di pena, fosse impegnata in questi lavori”. Il rimboschimento, composto soprattutto di pini marittimi, attecchì soprattutto nell’isola di Caprera, e crebbe sviluppandosi in grandi e caratteristiche pinete per oltre ottant’anni, grazie anche all’impegno ed al controllo della Regia Marina, fino ai disastrosi incendi degli anni Novanta, quando gran parte delle quasi centenarie pinete andarono distrutte per opera dei piromani. Dal 1977 Caprera era passata sotto le competenze del Ministero dell’Agricoltura e Foresta (Riserva Naturale Orientata).
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I canti della Sardegna del Nord fra passato e futuro
Il 22 giugno 2005, in piazza del Popolo a Berchidda, si è svolta una manifestazione canora nell’ambito di un progetto FISM (federazione italiana scuole materne) della provincia di Sassari. I brani della tradizione popolare della Sardegna del Nord sono stati eseguiti dai bambini della scuola materna con la partecipazione straordinaria di Paolo Fresu. Le scuole partecipanti al progetto sono arrivate da Sassari, Ittiri, Cargeghe, Muros, Usini, Bonnannaro, Ittireddu, Ardara, Thiesi, Nule, Pattada, Budduso, Tula, Oschiri, Berchidda, Olbia, Tempio, Calangianus, Perfugas e La Maddalena. I bambini della scuola materna dell’Istituto San Vincenzo di La Maddalena preparati da suor Giovanna Maria, suor Battistina e dalle insegnanti Rosaria Virgona e Martina Sanna con l’aiuto di Francesca Vasino hanno cantato una canzone in dialetto maddalenino “Cussì è nata l’isula”. La manifestazione servirà per incidere un cd con le varie canzoni in dialetto, ed il ricavato servirà per finanziare la costruzione di una scuola nei Paesi del terzo mondo.
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