Centenario nascita: Mons. Capula
Durante la sua vita ed in particolare durante la sua permanenza lunghissima a La Maddalena, don Capula si trovò a fronteggiare tre grandi sfide, a combattere tre grandi ‘nemici’ (allora almeno erano considerati tali) della chiesa cattolica: la chiesa protestante valdese, la massoneria ed il comunismo. Dell’ultimo ‘avversario’ si avrà modo di parlarne, in maniera approfondita ed articolata, più avanti; dei primi due tratteremo in queste puntate, perché i ‘problemi’ riguardano particolarmente questa prima fase della sua vita. Diciamo subito che è necessario ridimensionare alcune enfatizzazioni sulle ‘epiche’ battaglie da lui combattute contro queste due presenze, pur legate tra loro. Che contrastò, è vero, con forza e con ogni mezzo, anche duro, ma avendo in quei primi anni di presenza nell’Isola un formidabile alleato: il fascismo. Il regime infatti vedeva nelle due organizzazioni due nemici: la prima perché tradizionalmente legata all’Inghilterra, la seconda in quanto organizzazione segreta e quindi pericolosa. Con i Patti Lateranensi del 1929 (quindi già prima della venuta di don Capula a La Maddalena) il fascismo aveva dichiarato la religione cattolica religione di stato, relegando gli altri culti esistenti in Italia (valdese compreso) allo status di ‘ammessi’, cioè tollerati (ma non troppo) dal regime. La comunità valdese di La Maddalena, innestatasi in un filone anglicano legato alla presenza nell’Ottocento di un piccolo ma qualificato gruppo di imprenditori ed ex militari inglesi, aveva iniziato a svilupparsi negli anni 1893-95 con le sistematiche visite del pastore toscano Giuseppe Quattrini. Il clima risorgimentale e liberale dell’epoca aveva favorito lo sviluppo, in Italia e anche a La Maddalena dell’evangelismo valdese. Nel 1899 venne inaugurata a La Maddalena la prima Sala di Culto e dal 1902 fu presente per circa vent’anni un pastore residente. Nel periodo di massimo sviluppo la comunità valdese, composta da un nucleo di famiglie maddalenini e da militari di passaggio, raggiunse il numero di circa 100 persone, tra praticanti e simpatizzanti. La presenza valdese cominciò ad entrare in profonda crisi dopo la fine della prima guerra mondiale col trasferimento dall’Isola del pastore residente (in quel periodo il maestro Robutti, nel 1921) e la chiusura della sala di culto. Da allora non ci fu più un pastore stabile pur giungendovene uno (spesso solo studenti in teologia valdese) almeno una volta l’anno e per qualche giorno. Nei registri della ‘Chiesa Evangelica di La Maddalena’ è scritto che nel 1932-33 (anni di arrivo a La Maddalena di don Capula, “lo mando – scrisse il vescovo Albino Morera il 6 luglio 1933 al parroco Antonio Vico – con l’incarico di coltivare costì l’Azione Cattolica … e di coltivare la popolazione con la predicazione … specialmente ora che pare che i protestanti cerchino di alzare la testa”), era stata visitata solo dallo studente in teologia valdese Panascia il quale aveva annotato la presenza di appena 30 aderenti scesi ad una ventina (due decessi) nel 1936.
(16 – continua) Claudio Ronchi
Dopo aver pubblicato l’elenco di tutti i comandanti di Marisardegna (Il Vento n. 127 del 15 giugno 2005)
e di tutti i sindaci (Il Vento n. 128 del 1° luglio 2005) pensiamo ora di fare cosa gradita ai lettori pubblicando
l’elenco aggiornato (in base agli ultimi studi) di tutti i parroci, vice parroci e cappellani delle tre parrocchie
di La Maddalena: Santa Maria Maddalena, Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo (Moneta), Madonna della Medaglia
Miracolosa (Militare).

