“Lasciate che l’una [la zizzania] e l’altro [il grano] crescano insieme fino alla mietitura…” (Mt 13, 30).
ella parabola della zizzania - frutto di immagini tratte dall’ambiente agropastorale del tempo di Gesù -, si coglie la particolare attenzione che Gesù riserbò a quegli insegnamenti con i quali voleva far comprendere ai suoi discepoli e ad ogni uditore il mistero della convivenza del bene con il male, in questo testo sotto i simboli del grano e della zizzania. Si tratta di una convivenza antica, che, talvolta, da pacifica si trasforma in una vera e propria guerra. L’uomo, misteriosamente e contemporaneamente capace e artefice di tanto bene come di tanto male, da sempre è come angosciosamente e dolorosamente diviso tra il bene e il male, tirato e persino strattonato ora dall’uno ora dall’altro. Molti uomini, giusti e poi santi, hanno dovuto lottare interiormente non poco per far sì che prevalesse il grano sulla zizzania. Molti hanno vinto, ma tanti hanno perso. In questa lotta antica si è dovuto cimentare anche Gesù assalito, da più fronti, da quelle tentazioni del tutto umane che lo hanno perseguitato sin sul monte Calvario e che, dopo, perseguiteranno e, oggi, perseguitano i suoi discepoli. La coabitazione del bene con il male è stata vissuta da Gesù anche e persino dentro lo stesso collegio apostolico dove si consumò a suo danno il tradimento di Giuda Iscariota. Dunque, il male - la zizzania - non ha risparmiato neppure quella comunione di uomini che Gesù personalmente aveva scelto, cosciente, però, che non tutti sarebbero stati dei buoni discepoli. Oggi, nelle nostre Comunità, come in quelle di fondazione apostolica, il grano cresce insieme alla zizzania. Il mistero della convivenza del bene con il male è presente anche dentro la nostra Comunità dove il Signore continua a seminare il “buon seme”, ma dove anche “il suo nemico” continua a seminare la zizzania. Questa semina, comunque, non impedisce al Signore di avere fiducia in tutti coloro che, essendo buoni discepoli, fanno in modo che la zizzania non soffochi il buon seme della Parola affinché, questo, porti molto frutto. La zizzania produce i suoi mali, come: l’invidia, il pregiudizio, il pettegolezzo, l’individualismo, ma, per questo, non senza dover fare i conti con il grano della solidarietà, del perdono, dell’accoglienza, della sincerità. Nella Chiesa, ieri come oggi, il “nemico” continua a seminare divisione e inimicizia tra i discepoli del Signore. Lo sanno bene tutti coloro che iniziano a percorrere un cammino di fede. Costoro non devono scoraggiarsi nello scoprire la presenza della zizzania anche là dove si pensava si potesse esserne esenti. C’è, invece, chi si scandalizza e si scoraggia sino ad arrestare il proprio cammino di fede e a perdere quanto il Signore aveva donato loro. Costoro, piuttosto, riprendano il cammino con umiltà e mansuetudine fuggendo dalla tentazione di credere di non aver nulla a che fare con la zizzania. La mietitura, poi, sarà il Signore a farla.