Anno VI
Il Vento - n° 130
1 Agosto
Non citata nelle dichiarazioni
Il sindaco dimentica la Chiesa
Esaminando il programma amministrativo del sindaco Comiti - pubblicato in estrema sintesi dal nostro periodico sul numero scorso – balza evidente che tra le varie realtà con le quali il Comune collabora o si confronta, non è stata citata la chiesa maddalenina, ed in particolare le due parrocchie cittadine. Eppure queste non sono due entità separate del tessuto civile e sociale isolano ma hanno - al di là di quelle che possono essere le convinzioni di ognuno – profondo radicamento tra i cittadini ed operano e si raffrontando quotidianamente con tutti gli altri enti e istituzioni esistenti nell’Arcipelago. E non solo nel ‘chiedere’ ciò che tra l’altro, a volte, è dovuto per legge, ma spesso per ‘dare’, svolgendo sovente un ruolo di supporto, collaborazione se non addirittura sostituzione, attraverso le loro organizzazioni ed attività, di funzioni che invece dovrebbero essere assolte e ottemperate dallo Stato o dal Comune. Ad esempio, nel campo dell'assistenza: come farebbe l'assessorato ai servizi sociali se spesso e volentieri non potesse rivolgersi, in casi di emergenza, per piccoli e grandi problemi, al buon don Domenico! Altro aspetto: dove il Comune avrebbe organizzato la comunità per anziani ‘Padre Salvatore Vico’ se le suore vincenziane non avessero messo a disposizione un’ala del loro Istituto (a proposito, il Comune ha rimborsato l'ingente somma anticipata dalle suore per il gasolio usato per riscaldare gli anziani durante l'inverno?). Come la Protezione Civile maddalenina in questi giorni avrebbe risolto il problema logistico della presenza di una trentina di volontari proveniente dall’Alta Italia (per la campagna antincendio), dopo il venir meno della disponibilità ad accoglierli a Stagnali da parte del Parco, se il parroco di Moneta don Andrea Domanski non avesse messo a loro disposizione i locali parrocchiali di Moneta? A proposito di Oasi Serena. Ce la farà questa amministrazione comunale a saldare il debito del 1996, somma che consentirebbe una più rapida riapertura di questa struttura importantissima? Senza ovviamente dimenticare il grandioso progetto dell’Opera Pia (che si basa sulla cessione da parte della Parrocchia di S.M. Maddalena al Comune del rudere dell'auditorium e la realizzazione di un grande oratorio) che sembra ancora una volta essersi bloccato per problemi che non si capisce bene se dipendano dalla Regione Sarda o dal Comune stesso. Ecco perché, ricordate queste cose (e tralasciate molte altre), riteniamo non sarebbe stato male ‘citare’ la chiesa maddalenina nelle dichiarazioni programmatiche del sindaco. L’auspicio naturalmente è che, pur nella giusta concezione laica della gestione comunale, i rapporti tra Comune e Chiesa maddalenina possano migliorare, in termini soprattutto, non di discorsi e promesse, ma di fatti e realizzazioni concrete. Questo è un forte augurio, formulato soprattutto nella convinzione che il sindaco Angioletto Comiti sia uomo di buona volontà.
C.R.
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La statua di santa Maria Maddalena
Posta dietro l’altare maggiore, all’interno di una nicchia, ricavata nell’abside del presbiterio della nostra parrocchiale, la statua di santa Maria Maddalena (di scuola savonese, scolpita alla fine del sec. XVIII), raffigurante la patrona dell’arcipelago, resta, purtroppo, per gran parte dell’anno, inaccessibile e nascosta. Però, in questi giorni, in occasione della festa patronale, viene cala giù e collocata presso l’antico altare di san Giorgio, ai piedi della gradinata che porta sul presbiterio, su una portantina che serve per portarla in processione. Questa statua, in legno policromo, costituisce la più importante immagine e la maggiore testimone della religiosità popolare degli abitanti dell’arcipelago maddalenino. Per questo, anziché dedicare la rubrica Pagine di catechesi agli altari, come era stato programmato, tentiamo di illustrare – servendoci anche dei Vangeli – la ricchezza teologica e spirituale che questa statua trasmette a chiunque gli si accosta e la guarda anche con gli occhi della fede. La statua è stata scolpita e dipinta seguendo e rispettando tutti i canoni della iconografia classica circa la raffigurazione della santa Maria Maddalena. Innanzitutto, osserviamo le sue vesti: sono sontuose, ricche. Nel Vangelo di Luca leggiamo: “C’erano con lui [Gesù] i Dodici e alcune donne (…): Maria di Magdala (…) e molte altre, che li assistevano con i loro beni” (8, 2-3). Questo passo, ci parla della ricchezza anche di Maria di Magdala. Le vesti lussuose, infatti, mostrano la ricchezza della nostra patrona, messa a disposizione di Gesù e dei suoi apostoli. La sua è stata una ricchezza non egoista, ma generosa. Nella nostra statua la santa è rivestita con due tuniche: una bianca (quella interna) e una verde (quella esterna). Inoltre, un grande mantello, rosso porpora, con ricami d’oro, avvolge il corpo della Maddalena con movimenti plastici di grande effetto. Proseguendo nella descrizione e continuando ad osservare attentamente l’immagine lignea della santa, notiamo – e questo, è l’elemento che più colpisce l’attenzione dell’osservatore –, nella mano sinistra, un teschio, sormontato da una croce d’argento. Sembra, che la santa lo mostri con ostentata fierezza. Sempre nel Vangelo, si legge: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala” (Gv 19, 25). Maria di Magdala, dunque, era stata ai piedi della croce, dopo aver seguito, lungo tutto il corso della dolorosa via crucis, il Maestro portare il patibulum, la croce. Lo aveva seguito fin sul “luogo del Cranio” (Gv 19, 17). Cranio in ebraico si dice: golgotha [gulgoleth: teschio], e in latino: calvariae [calva: teschio], dal quale deriva il termine: calvario. Perciò, nella nostra statua, Maria Maddalena mostra a tutti il teschio, tenendolo nella mano sinistra (come nel dramma Amleto di William Shakespeare), per dire: Io sono colei che è stata ai piedi della croce. E’, questo, il primo e forte messaggio teologico e spirituale, che questa statua è capace di comunicare. Spostando lo sguardo dall’alto verso il basso, vicino al piede destro, si nota un piccolo vaso. Nel Vangelo secondo Luca si legge: “Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, le donne si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato” (24, 1). Si tratta, dunque, del vasetto contenente gli oli aromatici. Questi, dovevano servire per imbalsamare Gesù. Ecco, un altro segno riferito alla Maddalena, che voleva compiere un’opera di misericordia corporale. Poi, atri due oggetti colpiscono l’attenzione di chi osserva la statua, entrambi nella mano destra: il flagellum e un piccolo libro. Il flagellum era la frusta costituita da funicelle con molti nodi, usata dai romani come strumento di supplizio. La santa lo porta e lo mostra come chiaro segno penitenziale. Maria di Magdala, “dalla quale erano usciti sette demoni” (Lc 8, 2), aveva fatto penitenza – si era flagellata – come purificazione per i molti peccati commessi durante la sua vita da donna ricca. La penitenza, a dire il vero, è la nota dominante che caratterizza tutta la statua. Infatti, un altro evidente segno penitenziale sono i piedi scalzi, che contrastano fortemente con le lussuose vesti. Poi, i capelli lunghi e sciolti. Ricordiamo, che la Maddalena, in tutte le sue raffigurazioni, viene riconosciuta e identificata soprattutto per questi capelli. Al tempo di Gesù, e durante il Medioevo, solo le donne prostitute portavano i capelli sciolti, mentre le donna virtuose e nobili li portava sempre raccolti. Dunque, i capelli della Maddalena seguono la Tradizione che, erroneamente, identifica la nostra santa con quella Maria di Betània, sorella di Marta e Lazzaro, che “con i suoi capelli” (Gv 12, 3) asciugò i piedi di Gesù. Comunque, anche i capelli sono raffigurati secondo un linguaggio penitenziale: sono lunghi e sciolti, perché, per penitenza, non vengono curati e raccolti come, invece, fanno le donne ricche. La penitenza, poi, si legge nel volto della Maddalena, che nella nostra statua veramente riesce a trasmettere un’espressione di dolore e sofferenza, come se ancora si trovasse a contemplare l’infinito strazio della crocifissione del Signore e Maestro Gesù. Questo volto, è bellissimo: pallido, le labbra contratte, gli occhi stanchi, le sopraciglia inarcate. E’ proprio il volto di chi ha visto l’amore crocifisso, la morte, la deposizione, la sepoltura di Gesù. La penitenza, allora, vuole essere il secondo messaggio teologico e spirituale che questa statua trasmette a chiunque la guardi. Il piccolo libro, infine, nella mano destra. Si tratta del Vangelo. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo: “Gesù le disse: (…) và dai miei fratelli e dì loro (…). Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: Ho visto il Signore, e anche ciò che le aveva detto” (20, 17-18). Il Vangelo è annuncio della vita e degli insegnamenti del Signore Gesù e Maria Maddalena è stata la prima annunciatrice di questo Vangelo. Ecco, perché mostra il Vangelo. Mostrandolo, dice a tutti: Ho annunciato il Vangelo della vita agli apostoli. Questo, il terzo ed ultimo messaggio che la nostra statua comunica a chiunque gli si avvicini osservandola anche con gli occhi della fede. In chiusura, ci domandiamo, come sintesi di quanto osservato e letto: Che cosa ci vuole offrire e insegnare, con le sue mani e braccia aperte, questa statua di santa Maria Maddalena? La croce, la penitenza e il Vangelo. Vale a dire: anche voi state ai piedi della Croce, fate penitenza e annunciate il Vangelo.
Don Sandro Serreri
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La lettera
È possibile che nessun amministratore comunale si sia accorto che sabato 11 giugno l’MSP ha disputato un incontro (per la prima volta) nazionale di tennis? Perché non è possibile a La Maddalena giocare a tennis con dignità? Io sono in Marina e ne sono orgoglioso tant’è vero che ho vinto 9 titoli nazionali, ma è possibile che bisogna sempre appoggiarsi alle strutture della Marina? Ho letto sul Vento le dichiarazioni del neo assessore sulle condizioni dello sport maddalenino. Beh vorrei incontrarlo sul campo del Delfino magari assieme al signor sindaco e cercare una soluzione altrimenti saremo costretti anche per questa prossima stagione a svolgere l’attività agonistica (rimarrebbe solo la scuola di tennis ed il settore giovanile) al di fuori di La Maddalena.
Francesco Talarico,direttore sportivo MSP
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