Centenario nascita: Mons. Capula
Nel Natale del 1933 era giunto a La Maddalena il pastore valdese Liborio Naso, rimanendovi pochi mesi, tanto che nella Pasqua del 1934, per la Settimana Santa (che i protestanti naturalmente celebrano), si registrò per qualche giorno la presenza dello studente in teologia Sibilia. In quell’anno 1934, Maddalena Cuneo, madre del giornalista maddalenino del Corriere della Sera Renzo Larco (valdese e massone) riaprì a proprie spese in un proprio locale di Cala Gavetta la Sala di Culto. Tornando a Liborio Naso, giunto nell’Arcipelago probabilmente per trattenersi, don Capula, da poco parroco, chiese informazioni a don Angelo Minasola, parroco di Riesi, paese dal quale Naso proveniva, il quale glielo descrisse come un “seminatore di zizzania” (e come poteva un prete, all’epoca, definire un pastore protestante?) e lo informò “che aveva avuto precedenti (giudiziari) per aver fatto opera di proselitismo per la Chiesa Valdese, contravvenendo alle leggi in vigore con la firma del Concordato”. Come abbiamo detto in precedenza il fascismo non vedeva di buon occhio la chiesa valdese ed il protestantesimo in generale. “C’era – scrive Giorgio Tourn (nel libro ‘I Valdesi, Claudiana editrice, 1993) - una precisa volontà di controllo governativo mediante l’approvazione, da parte del ministero, delle nomine dei pastori, c’era un tentativo di limitare e tenere in pugno la realtà evangelica che la politica fascista non poteva che giudicare pericolosa per i suoi troppi contatti con il mondo estero, il suo spirito di autonomia. In questo clima prende corpo un’equazione impensabile 50 anni prima (nell’Italia liberale, ndr): un italiano è un buon cattolico; un protestante è uno straniero, quasi un traditore della causa nazionale. E questo non è vero solo a livello di discorsi ma di polizia …”. In questa situazione, facilmente recepita anche in una Maddalena ‘fascistizzata’ e militare, non dovette essere particolarmente difficile per don Capula – pur ben determinato – di contrastare Liborio Naso. Scrive infatti nelle sue memorie che “Contro l’attività del pastore si mise in moto una solida resistenza da parte dei parrocchiani. Il consenso della gente attorno al predicatore andò rapidamente diminuendo, sottratto al protestante dalle numerose occasioni di incontro e di preghiera organizzate in Chiesa. A La Maddalena, l’opera di Liborio Naso durò ancora per poco … finché scoraggiato dagli scarsi risultati, decise spontaneamente di abbandonare l’Isola”. Pur aiutato dalle leggi del regime fascista don Capula vigilò con circospezione ed attraverso la capillare rete di informatori che incominciava a tessere (e che svilupperà soprattutto nel dopo guerra), sulle attività della chiesa valdese isolana, ridotta a 18 praticanti nel 1941 (siamo in piena guerra mondiale), sia per cause naturali (morte di alcuni membri) sia per alcune abiure da lui ottenute, anche con forti pressioni e non solo psicologiche .
(17 – continua) Claudio Ronchi
Renzo de Martino Aggiunte al Dizionario Maddalenino
Glossario etimologico comparato e toponimi
a cura di Renzo de Martino
- Affu(ga)gàtti: pesci minuti di nessun pregio.
Se restano impigliati nella rete, vengono scartati e poi gettati ai gatti, che – a quanto pare –
neppure essi li gradiscono perché pieni di spine. Dal nap. affucattë, pugl. affocajattë.
- Agrètta: acetosella gialla ( Oxalis acetosella).
Erba spontanea, così chiamata per il sapore asprigno e acidulo, dovuto alla presenza di ossalato acido
di potassio.Per la sua descrizione ved: G. Cesaraccio, Flora dell’Arcipelago di La Maddalena, P. Sorba
Editore, vol.I, p .23, La Maddalena 1990. Deve il nome per accostamento ad ‘aceto’
( acetum quia acutum = ‘aceto perché di sapore agro, piccante’, Isidoro di Siviglia: dall’agg. acer, acris, acre ).
- Agùgghja: ago e aguglia (pesce, Belone belone).
Corrisponde all’it. ‘aguglia’ ( da cui, per afèresi, ‘guglia’ ): cfr. it. ant. agucchia
e gucchia. È comune a molti dialetti: gall. agugghja, aguglia (pesce aguglia), gen. agoggia
( ant. aguggia, ‘ago’), sardo aguglia, ‘spilla, calabr. agugghia e aùgghia ecc. Anche prov. agulha.
Per ‘ago’, gall. acu, sass. e còrso agu. Madd. agugghjàta ( anche còrso oltr. ), agugliata, gugliata
( quantità di filo che s’infila nella cruna dell’ago). Dal lat. mediev. acùcula ( da acus, ‘ago’).
- Agùriu: augurio, auspicio.
È tipico dell’it. volgare ‘agurio’; anche agùra ( ad agùra ). « La giovane […] in sé stessa prese
buono agurio », Boccaccio, Dec., IV,12. Così anche il Novellino (sec. XIII ).
- Alluà: stordire i pesci col lattice del pipinchiu (euforbia).
Gall. “avvelenare l’acqua di un torrente con la lua per pescare le trote” (Gana). Log. e sass.
idem (di origine e significato diversi il gen. luà, ‘gridare’, ‘urlare’, evidente riduzione
di ‘ululare’. Dal log., sass., gall. lua, euforbia, e questo dal lat. lues, veleno, peste.
- Alluazzàtu: istupidito, inebetito.
Vedi nel mio Dizionario il lemma luazzu ( ‘spigola’ , e in senso figurato ‘stupido’).
Alluazzàtu , denominativo di luazzu preceduto dalla prep. a con raddoppiamento sintattico
e con funzione intensiva; ma potrebbe essere un incrocio con alluà (vedi sopra).
2 – continua
A Moneta in piazza don G. Riva
Ad agosto ‘Festa della Solidarietà’
Il Comitato Parrocchiale di Moneta ha organizzato per i giorni 6 e 7 Agosto la prima edizione della Festa della Solidarietà, che si terrà nella Piazza Don Giuseppe Riva. Il programma è molto impegnativo ma si ha fiducia nella possibilità di una buona riuscita grazie al lavoro di tante persone che già in fase organizzativa si trovano impegnate in uno sforzo comune e condiviso. L’intento è di coniugare un sano divertimento con la realizzazione di alcune concrete opere di solidarietà: non a caso è stato scelto il motto Sapori, Folklore, Valori. Iniziando dai Valori la Festa si caratterizza per un dibattito sul tema “Solidarietà: una scelta di vita”, per il quale è prevista la partecipazione del Sindaco e del Presidente della Provincia, per la presenza delle Associazioni di volontariato dell’isola che potranno illustrare la loro attività (abituate a lavorare in silenzio, aspetto significativo e positivo di quest’isola di cui normalmente si ama evidenziare solo i problemi, veri o falsi), per il coinvolgimento e l’integrazione della Comunità Senegalese locale ed infine, ma non per ultimo, per la destinazione ad opere di solidarietà del ricavato netto della Festa (sostegno della ristrutturazione dell’Oasi Serena, invio di medicinali in Senegal, sostegno dei disabili da definire in collaborazione con le scuole). Il Folklore sarà rappresentato dai Gruppi Folk di Bultei, Santu Antine di Torralba e Konkoba del Senegal: i primi due gruppi sono costituiti da circa cinquanta persone ciascuno e sono conosciutissimi per la loro partecipazione agli eventi culturali più importanti nel loro campo, non solo in Sardegna ma anche nel resto d’Italia ed all’estero, mentre il Gruppo Konkoba, conosciuto a livello europeo viene appositamente a La Maddalena chiamato dalla comunità senegalese, trovandosi in tournée a Roma. Parlando di una festa non possono mancare i Sapori e si gusteranno specialità insolite: per la prima volta nell’isola un gruppo di esperti di Samugheo si cimenterà nell’arrosto di un vitello intero gallurese, iniziando dal giorno prima ad installare l’apparecchiatura occorrente, unica in Sardegna, e cominciando la mattina di buon’ora ad arrostire per arrivare ad aver pronto l’arrosto la sera (nel frattempo la brace di cinque quintali di legna ed il profumo sparso avranno sollecitato l’affluenza delle persone), poi il maestro casaro Andrea Soro di Buddusò preparerà il formaggio da degustare con latte munto sul posto (non saranno solo i turisti ad assistere per la prima volta ad una mungitura, capiterà anche per i bambini maddalenini che hanno visto solo il supermercato come luogo di provenienza del latte), poi si conta molto sulle famose frittelle di Tonino Scano, un abitué delle feste di Moneta e sulle specialità preparate da Michela e collaboratori, altrettanti abitueé monetini.
Gian Carlo Fastame