Anno VI
Il Vento - n° 130
1 Agosto

Con le pinne il fucile e ...


Naturalmente non tutti passeranno questo mese di agosto, il mese dell’estate per eccellenza, immergendosi nelle acque cristalline o sotto il solleone (attenzione alle scottature!”). Per molti si tratterà della ricerca di refrigerio, anche affannosa, e nell’invocazione di un po’ di fresco e magari di un po’ di ‘punenti’. Mentre anche Il Vento si prende una breve pausa di riposo auguriamo a tutti, maddalenini e turisti (in primo luogo al ‘turista’ per eccellenza, il Presidente della Repubblica Ciampi), buone vacanze! Salutiamo poi gli anziani e i malati, augurando loro, nonostante tutto, giornate di serenità. L’appuntamento è per il 1° settembre!
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Meditazione sulla XVIII domenica del T.O., Anno A
don Sandro Serreri
“Date loro voi stessi da mangiare” (Mt 14, 16b). Mentre i discepoli consigliano, spaventati dalla moltitudine accorsa, di congedarla “perché vada nei villaggi a comprasi da mangiare”, Gesù risponde loro: “Date loro voi stessi da mangiare”. Si trattava di una folla di “circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini”, stanca e affamata. Per questa grande folla, Gesù aveva provato compassione. Non la si poteva congedare, ma bisognava saziarla. I discepoli, ancora una volta, si lasciano intimorire e sopraffare dagli eventi. Perciò, consigliano di congedarla. Ma Gesù ha in mente di sfamare tutta la folla con il poco che hanno i suoi discepoli. “Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”. Ecco, tutto ciò che hanno da mangiare. Gesù vuole che siano i discepoli a dare alla folla da mangiare. Infatti, sfamerà la moltitudine accorsa con i cinque pani e i due pesci dati da loro. Il Signore compirà solo il miracolo della moltiplicazione, mentre resterà vera la parola di Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare”. Gesù si è servito della collaborazione dei suoi discepoli facendoli entrare, contro il loro consiglio, dentro il mistero del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Non vuole, ancora una volta, fare a meno della partecipazione dei suoi discepoli, anche se questi sembrano dubitare sui poteri messianici di colui che riconoscono come il loro Maestro, ma sul quale resta sempre aperto l’interrogativo su chi sia veramente Gesù di Nazareth. Gesù applicherà il principio della partecipazione e collaborazione da parte di coloro che ha scelto e chiamato durante tutto il corso della sua vita pubblica. Non farà a meno di fare entrare nella storia della salvezza tutti i suoi discepoli domandando loro di contribuire alla buona riuscita di un insegnamento, di un incontro, di un miracolo. Questo modo di considerare i suoi discepoli, sempre e comunque, come suoi primi e indispensabili collaboratori Gesù non ha mai smesso di insegnarlo, attraverso il tempo, a coloro che come suoi vicari lo rappresentano e nel suo nome guidano e governano il gregge. Ai discepoli, allora come oggi, spetta solo la fatica di superare la difficoltà di ritenere che partecipare e collaborare non sia né necessario né indispensabile e che non si abbia nulla da dare al Signore che possa veramente essergli utile. Come i discepoli che consigliarono a Gesù di congedare la folla, così oggi noi possiamo suggerire al Signore di non intervenire per portare ancora una volta una parola e un segno di salvezza, perché “non abbiamo che…”. Ieri come oggi il Signore ha bisogno della nostra partecipazione e collaborazione, della nostra pochezza; ha bisogno delle nostre mani e dei nostri piedi, della nostra voce, dei nostri orecchi e dei nostri occhi, del nostro cuore. Così, ancora una volta, scopriamo, meravigliandoci, che il Signore Gesù, che può salvarci senza il nostro contributo, continua a salvarci con noi, servendosi anche di noi. Questa scoperta è incoraggiante, perché ci fa capire quanto ci ama il Signore e quanto noi tutti possiamo realmente fare per la salvezza di tanti uomini.
Archivio Rubrica: Meditazioni
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Roberto Aversano sacerdote
La comunità cristiana di La Maddalena e l’Arcipelago tutto gioiranno presto per il sacerdozio del diacono Roberto Aversano, figlio di queste isole e di questo mare. La solenne ordinazione sacerdotale, che si celebrerà il 17 settembre 2005, nella chiesa di Santa Maria Maddalena, in La Maddalena, sarà conferita dall’arcivescovo mons. Carlo Curis, maddalenino.
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Con la schiena dritta
Non sempre si può essere concordi sulle posizioni ed iniziative del presidente della Repubblica Ciampi ma su una certamente gli si deve dare ragione al cento per cento: quando raccomanda ai giornalisti ed agli operatori della comunicazione di “tenere la schiena dritta”. E se il suo appello era ed è indirizzato a tutti gli operatori dei media, in particolare non può non colpire quelli della stampa cattolica i quali oltre che con i principi deontologici si trovano a raffrontarsi quotidianamente con la propria coscienza cristiana. Un operatore della comunicazione, per svolgere bene il proprio ‘lavoro’ (sia esso pagato o meno, c’è moltissimo volontariato nel vastissimo e variegato mondo della stampa cattolica) intanto non dovrebbe né essere amico né essere nemico del potere (sia esso politico; miliare; economico; sindacale; burocratico statale, regionale, comunale o sanitario) ma dovrebbe mantenere un rapporto di corretto equilibrio, rapportarsi con esso e riservandosi ampi margini di libertà di critica oltre che di consenso quando è riscontrabile. Come non dovrebbe, un operatore della comunicazione, ritenere che, per citare don Tonino Bello, “a tacere non si sbaglia mai”, adagiandosi su un comodo e prudente quieto vivere. E qui non ci si riferisce solo alle grandi verità ed ai grandi principi del cristianesimo ma anche e soprattutto alla miriade di grandi, medi e piccoli fatti ed atti che costellano, condizionano e a volte decidono l’esistenza anche quotidiana di tutti noi. Noi, anche noi, che viviamo in questo meraviglioso, complesso Arcipelago: Comune, Parco Nazionale e base militare. Non tacere affinché, e questo vale (almeno) per tutti i cristiani (laici e non), sempre per citare il vescovo di Molfetta, non vestiamo “di apparente virtù” il nostro “pauroso tacere”. È vero che c’è “un tempo per tacere ed un tempo per parlare, ma quello che noi oggi stiamo vivendo è il tempo per parlare”.
Claudio Ronchi
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