Anno VI
Il Vento - n° 131
1 Settembre 2005
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
I primi cento giorni
La Messa all’aperto che don Michele Demontis celebrò a La Maddalena in una mattinata di metà ottobre del 1767, nella zona della Guardia, fu probabilmente la prima funzione religiosa ufficiale dopo quasi duecento anni. È infatti dal periodo attorno al 1550 che i conventi e le chiesette presenti allora a La Maddalena e a Santa Maria furono completamente distrutti dai turchi di Dragut, e monaci ed abitanti che non vennero uccisi o fatti schiavi dovettero rifugiarsi altrove. A partire dagli inizi del Settecento vennero rifrequentate, mai però stabilmente, da pastori corsi e pescatori, ed è possibile che di tanto in tanto qualche sacerdote o frate di Bonifacio vi sia giunto per portare “la parola di Dio”. Ad ogni modo la Messa, di ringraziamento per la buona riuscita della spedizione militare con la quale il regno di Sardegna si impossessava dell’arcipelago maddalenino, fu probabilmente celebrata la prima domenica successiva all’occupazione, alla presenza del comandante La Rocchetta, degli ufficiali, del medico, di parte dei soldati e di qualche decina di isolani, la maggior parte dei quali donne e bambini (a La Maddalena furono censiti 114 abitanti). È assai probabile che alla stessa Messa abbia partecipato Pietro Millelire, un già anziano pastore corso nel quale La Rocchetta aveva riconosciuto la figura di “chef de la Tribu”. È verosimile poi che nei giorni successivi don Demontis abbia celebrato Messa a Santo Stefano, dove si andava a costruire il trinceramento di Velamarina e a Caprera dove, oltre ad essersi stabilito un manipolo di soldati c’erano anche una settantina di abitanti, pastori d’origine corsa. Don Demontis, presumibilmente sui trent’anni, era cappellano del Regio Reggimento di Saluzzo di stanza a Cagliari quando, con incarico del 22 settembre 1767, fu destinato a partecipare alla spedizione di conquista dell’arcipelago di La Maddalena. La piccola flotta savoiarda mise piede a Santo Stefano, nella cala di Villamarina alle ore 13 del 14 ottobre 1767. Qualche ora più tardi sbarcarono a Cala Francese e nella zona dell’attuale Cala Chiesa. “Alle ore 5 ½ (pomeridiane) – è scritto in una relazione dell’epoca – si arrivò a dispiegare la Regia bandiera con diversi spari di fucile”. Il giorno 16 ottobre, 40 soldati presero possesso di Caprera. Le Isole Intermedie erano state conquistate. L’occupazione fu rapida e senza colpo ferire, perché nessuno vi oppose resistenza. Ma questo, mentre le navi facevano rotta sulle Isole Intermedie, nessuno poteva saperlo. E, come era in uso tra marinai e soldati prima delle battaglia, dovettero essere in molti a confessarsi da don Demontis e a ricevere da lui la comunione. Egli infatti era lì col preciso incarico (anche se non era l’unico, come vedremo) di “celebrare Messa nei dì festivi” e di “amministrare i Sacramenti tanto alla truppa che agl’Isolani”. (1 – continua) Per ulteriori notizie su don Michele Demontis si rimanda alla ricerca di Salvatore Sanna dal titolo:“Prete Demontis, cappellano o parroco”, pubblicata in allegato a Il Vento n. 85 del 1° settembre 2003.
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Vie di Ieri e di Oggi
a cura di Giovanna Sotgiu
via Piave
L’amministrazione comunale provvede periodicamente ad aggiornare i nomi delle vie cittadine: normalmente si concentra sulle nuove arterie che nascono con l’incremento dell’abitato, ma, a volte, è necessario riconsiderare anche piccoli tratti interni alla città che, per le ridotte dimensioni e per lo scarso utilizzo, sono trascurate. Uno di questi particolari aggiornamenti fu attuato nel 1972 su proposta dell’allora assessore Vincenzo Scotto: egli aveva espresso al consiglio comunale (che votò all’unanimità) la situazione venutasi a creare con il censimento dell’anno precedente quando l’apposizione dei numeri civici aveva evidenziato una situazione curiosa: molte case venivano identificate con il loro numero che, però, non faceva riferimento ad una via intestata. Furono 29 le nuove attribuzione e, fra queste, ebbe finalmente un nome anche quello che veniva fino ad allora definito, come tanti altri vicoli poco frequentati o che si trovavano vicini a bettole e rivendite di vino, u pisciatoju. Si tratta dello stretto budello di collegamento fra via Ferruccio e via Pietro Micca, ovvero fra la strada sulla quale si affaccia la pasticceria di Biosa e la scalinata che da via Regina Margherita, immette, anche se indirettamente, sulla piazza Garibaldi. Ancora oggi si passa senza notarla visto che niente invita a percorrerla: è strettissima, inizia con un gradino e sbocca in una scalinata, non vi si affacciano ingressi di abitazioni, in alcune parti gli intonaci sono cadenti, appare solo come un “retro” delle case che danno su via Regina Margherita e su via Fabrizi. Eppure non è un budello buio come ci si aspetterebbe: infatti, grazie al fatto che una parte delle case a sud confina sulla strada non direttamente ma attraverso dei piccoli cortili, la mattina la via e le finestre delle sue case sono piene di sole e meriterebbero di essere ingentilite da qualche fiore.
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Un programma di Pier Luigi Cianchetti
È stata una bella ‘nuttata’

Pier Luigi Cianchetti

“Ha da passà a nuttata” è stato il titolo della trasmissione, programmata in un’unica serata, che Radio Arcipelago ha dedicato al dialetto, alla poesia, alla canzone maddalenina, e non solo. Ideata e condotta da Pier Luigi Cianchetti (collaboratore di Radio Arcipelago, sono sue le fortunate trasmissioni radiofoniche: Happy Day, Amavo i Beatles e i Rolling Stones) nella trasmissione sono strate lette da Tonino Conti, decano dei poeti dell’Arcipelago, poesie sia in italiano che in isolano. C’è stato inoltre il contributo musicale della Compagnia Isolana, dei Maracabù, degli Orolache-Voci nel Bluse, di Amoha, di Roberto Nastrucci e dei Movrini Corsi. Il programma è stato trasmesso la notte di giovedì 25 agosto ed ha avuto un consistente, positivo ascolto.
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