Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
I primi cento giorni
La Messa all’aperto che don Michele Demontis celebrò a La Maddalena in una mattinata di metà ottobre del 1767, nella zona della Guardia, fu probabilmente la prima funzione religiosa ufficiale dopo quasi duecento anni. È infatti dal periodo attorno al 1550 che i conventi e le chiesette presenti allora a La Maddalena e a Santa Maria furono completamente distrutti dai turchi di Dragut, e monaci ed abitanti che non vennero uccisi o fatti schiavi dovettero rifugiarsi altrove. A partire dagli inizi del Settecento vennero rifrequentate, mai però stabilmente, da pastori corsi e pescatori, ed è possibile che di tanto in tanto qualche sacerdote o frate di Bonifacio vi sia giunto per portare “la parola di Dio”. Ad ogni modo la Messa, di ringraziamento per la buona riuscita della spedizione militare con la quale il regno di Sardegna si impossessava dell’arcipelago maddalenino, fu probabilmente celebrata la prima domenica successiva all’occupazione, alla presenza del comandante La Rocchetta, degli ufficiali, del medico, di parte dei soldati e di qualche decina di isolani, la maggior parte dei quali donne e bambini (a La Maddalena furono censiti 114 abitanti). È assai probabile che alla stessa Messa abbia partecipato Pietro Millelire, un già anziano pastore corso nel quale La Rocchetta aveva riconosciuto la figura di “chef de la Tribu”. È verosimile poi che nei giorni successivi don Demontis abbia celebrato Messa a Santo Stefano, dove si andava a costruire il trinceramento di Velamarina e a Caprera dove, oltre ad essersi stabilito un manipolo di soldati c’erano anche una settantina di abitanti, pastori d’origine corsa. Don Demontis, presumibilmente sui trent’anni, era cappellano del Regio Reggimento di Saluzzo di stanza a Cagliari quando, con incarico del 22 settembre 1767, fu destinato a partecipare alla spedizione di conquista dell’arcipelago di La Maddalena. La piccola flotta savoiarda mise piede a Santo Stefano, nella cala di Villamarina alle ore 13 del 14 ottobre 1767. Qualche ora più tardi sbarcarono a Cala Francese e nella zona dell’attuale Cala Chiesa. “Alle ore 5 ½ (pomeridiane) – è scritto in una relazione dell’epoca – si arrivò a dispiegare la Regia bandiera con diversi spari di fucile”. Il giorno 16 ottobre, 40 soldati presero possesso di Caprera. Le Isole Intermedie erano state conquistate. L’occupazione fu rapida e senza colpo ferire, perché nessuno vi oppose resistenza. Ma questo, mentre le navi facevano rotta sulle Isole Intermedie, nessuno poteva saperlo. E, come era in uso tra marinai e soldati prima delle battaglia, dovettero essere in molti a confessarsi da don Demontis e a ricevere da lui la comunione. Egli infatti era lì col preciso incarico (anche se non era l’unico, come vedremo) di “celebrare Messa nei dì festivi” e di “amministrare i Sacramenti tanto alla truppa che agl’Isolani”. (1 – continua) Per ulteriori notizie su don Michele Demontis si rimanda alla ricerca di Salvatore Sanna dal titolo:“Prete Demontis, cappellano o parroco”, pubblicata in allegato a Il Vento n. 85 del 1° settembre 2003.
La Messa all’aperto che don Michele Demontis celebrò a La Maddalena in una mattinata di metà ottobre del 1767, nella zona della Guardia, fu probabilmente la prima funzione religiosa ufficiale dopo quasi duecento anni. È infatti dal periodo attorno al 1550 che i conventi e le chiesette presenti allora a La Maddalena e a Santa Maria furono completamente distrutti dai turchi di Dragut, e monaci ed abitanti che non vennero uccisi o fatti schiavi dovettero rifugiarsi altrove. A partire dagli inizi del Settecento vennero rifrequentate, mai però stabilmente, da pastori corsi e pescatori, ed è possibile che di tanto in tanto qualche sacerdote o frate di Bonifacio vi sia giunto per portare “la parola di Dio”. Ad ogni modo la Messa, di ringraziamento per la buona riuscita della spedizione militare con la quale il regno di Sardegna si impossessava dell’arcipelago maddalenino, fu probabilmente celebrata la prima domenica successiva all’occupazione, alla presenza del comandante La Rocchetta, degli ufficiali, del medico, di parte dei soldati e di qualche decina di isolani, la maggior parte dei quali donne e bambini (a La Maddalena furono censiti 114 abitanti). È assai probabile che alla stessa Messa abbia partecipato Pietro Millelire, un già anziano pastore corso nel quale La Rocchetta aveva riconosciuto la figura di “chef de la Tribu”. È verosimile poi che nei giorni successivi don Demontis abbia celebrato Messa a Santo Stefano, dove si andava a costruire il trinceramento di Velamarina e a Caprera dove, oltre ad essersi stabilito un manipolo di soldati c’erano anche una settantina di abitanti, pastori d’origine corsa. Don Demontis, presumibilmente sui trent’anni, era cappellano del Regio Reggimento di Saluzzo di stanza a Cagliari quando, con incarico del 22 settembre 1767, fu destinato a partecipare alla spedizione di conquista dell’arcipelago di La Maddalena. La piccola flotta savoiarda mise piede a Santo Stefano, nella cala di Villamarina alle ore 13 del 14 ottobre 1767. Qualche ora più tardi sbarcarono a Cala Francese e nella zona dell’attuale Cala Chiesa. “Alle ore 5 ½ (pomeridiane) – è scritto in una relazione dell’epoca – si arrivò a dispiegare la Regia bandiera con diversi spari di fucile”. Il giorno 16 ottobre, 40 soldati presero possesso di Caprera. Le Isole Intermedie erano state conquistate. L’occupazione fu rapida e senza colpo ferire, perché nessuno vi oppose resistenza. Ma questo, mentre le navi facevano rotta sulle Isole Intermedie, nessuno poteva saperlo. E, come era in uso tra marinai e soldati prima delle battaglia, dovettero essere in molti a confessarsi da don Demontis e a ricevere da lui la comunione. Egli infatti era lì col preciso incarico (anche se non era l’unico, come vedremo) di “celebrare Messa nei dì festivi” e di “amministrare i Sacramenti tanto alla truppa che agl’Isolani”. (1 – continua) Per ulteriori notizie su don Michele Demontis si rimanda alla ricerca di Salvatore Sanna dal titolo:“Prete Demontis, cappellano o parroco”, pubblicata in allegato a Il Vento n. 85 del 1° settembre 2003.

