Anno VI
Il Vento - n° 131
1 Settembre 2005
Centenario nascita: Mons. Capula
Nell’Archivio Parrocchiale sono conservate alcune abiure, scritte di pugno dal convertito (dal punto di vista cattolico) o abiurante (dal punto di vista valdese). Il testo è il seguente: “Il sottoscritto …di fu … nato a … il … dichiara di rigettare e abiurare tutti gli errori delle diverse dottrine protestanti specialmente quelle professate dalla setta valdese, nel culto dei Santi, la venerazione della Vergine, l’autorità del Romano Pontefice e sull’Eucaristia. Di essi egli è sinceramente pentito come professa sinceramente credere a tutte le verità della fede Cattolica.
La Maddalena 13 settembre 1935
Firma abiurante …
Firma 1° testimone …
Firma 2° testimone …”.

In margine all’abiura don Capula annotava, datava e sottoscriveva che, su delega del vescovo di Ampurias e Tempio mons. Albino Morera, aveva “ricevuto l’abiura del sopra firmato signor …” il quale aveva ”promesso di troncare ogni relazione colla setta, di denunziare i maestri della medesima se ne conosce, di riparare lo scandalo, ripromettendosi avanti a quelle persone che aveva scandalizzato e indotte in errore contro la fede e di consegnare a un delegato i libri, gli opuscoli, i fogli che trattino dell’eresia e ne avesse posseduto”.
Terminata la seconda guerra mondiale, nell’aprile del 1950 giunse per una settimana in visita a La Maddalena l’evangelista Alberto Soggiu il quale nella sua relazione alla Tavola Valdese scrisse della situazione isolana: ”La Chiesa Evangelica è stata abbandonata per circa vent’anni con conseguenze facilmente intuibili. Della esigua popolazione evangelica dell’Isola tre membri sono vecchie signorine, quattro sono sposati a cattolici e hanno figli cattolici, un membro è invalido ed è difficilmente trasportabile, una ha settantacinque anni di età. Escludendo la signora Andolfi, ex insegnante e colonna della Chiesa, e la famiglia Orlando, molto ferventi, è piuttosto freddo, corroso da uno scetticismo assoluto circa le possibilità che esistono di evangelizzare l’Isola, non solo, ma anche di ricostituire una chiesa e riaprire il locale. L’ambiente isolano, alquanto clericale grazie agli uffici di capacissimo Arciprete Mons. Capula, contribuisce al senso di isolamento che questi fratelli sentono. Il signor Carlo Alberto Lena mi ha sconsigliato di tenere il culto in chiesa, visto che il numero esiguo degli interventi potrebbe essere causa di commenti ironici da parte dei cattolici …”.
(18 – continua) Claudio Ronchi
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Renzo de Martino Aggiunte al Dizionario Maddalenino
Glossario etimologico comparato e toponimi
a cura di Renzo de Martino
Ajacciu: ginepro (Junìperus phoenicia): nel dial. madd. indica il ginepro, detto anche cedrolicio o cedro fenicio. Nei dialetti sardi corrisponde a Ciaccia ( località vicina a Valledoria), giaccia, jaccia, jacciu: probabilmente il madd. è da jacciu > ajacciu, per ipercorrettismo o assimilazione al toponimo còrso ( Ajaccio / Ajàcciu ). Anche nel còrso , forse con la stessa evoluzione strutturale, ajacciu designa una pianta, “une varieté d’if “ (F. Ettorri). Il legno della pianta è molto duro e compatto, di largo uso un tempo nell’ebanisteria per costruzioni varie (travi, solai ecc.), soprattutto per la barra del timone, detta perciò nel dial. isolano – tout court – ajàcciu. Di diversa origine il top. còrso. Ajaccio fu occupata dai Romani. All’agger primitivo (un terrapieno o trinceramento della legione) fu aggiunto un agglomerato abitativo, detto adjectio àggeri, ‘aggiunta all’agger, appendice del baluardo’, anche òppidum adjunctum aggeri, ‘cittadella unita al trinceramento’. Secondo altri, il territorio era originariamente un ampio recinto, dove veniva rinchiuso il gregge durante la notte, l’ addiaccio ( variante non comune agghiaccio): dal lat. tardo jacium, ‘giaciglio’ ( da iaceo, ‘giacere’; adjacium da adiaceo, ‘giacere accanto’); cfr. calabr. jazzu, ‘ovile all’aperto’ ( Rohlfs ). L’origine mitica, etiologica, ci rapporta invece all’eroe greco Ajace Oilèo, re dalla Locride. Ma si sa come morirono i due Aiaci: AiaceTelamonio, re di Salamina, durante la guerra di Troia, Aiace Oilèo, il supposto ere eponimo, fatto annegare da Nettuno nel viaggio di ritorno. La leggenda continua con Napoleone: la sua nascita sarebbe stata annunciata dall’apparire d’una cometa (come per Gesù…) sulle isole Sanguinarie (forma ipercorrettiva di Sagonarie: del Golfo di Sagone), così dette per il colore che prendono al tramonto, contro la luce del sole.
Allummà: abbagliare It. ant. allumare: dal franc. allumer , e questo dal lat. adluminare (lumen / lume). Allumatu, infuocato, acceso (anche in senso figurato), illuminato; sic. e calabr. addumatu.« come in lo specchio fiamma di doppiero / vede colui che se n’alluma retro». ( Dante, Par. XXVIII, 4-5 ). Usato particolarmente nell’espressione andà a lummà, andare a pescare con la lampara (vedi nel Diz, Madd. la voce lummà). M. Boccone spiega il verbo maddalenino con ‘falcare’, non so su quale fondamento, perché ‘falcare’, ch’io sappia, significa ‘’tagliare con la falce’ e, come term. marin., ‘montare sulle imbarcazioni le falche’. Le falche (o falchette) – deverb. da ‘falcare’, nel senso di ‘curvare’ – sono le due assi ricurve che corrono lungo le parti superiori della murata per impedire , col mare grosso, l’entrata dell’acqua.
3 – continua
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Quest’anno niente divieto
Caprera libera
Nessuno ha detto e scritto niente, quest’anno (grande silenzio), e quello che per un biennio era stata l’indispensabile, vitale, ineludibile, chiusura di Caprera al traffico veicolare non c’è stata. Come non ci sono stati tormentoni e polemiche che hanno caratterizzato, negativamente, le cronache estive degli anni scorsi. Il tutto con buona pace di tutti. C’è da chiedersi però il motivi per i quali in passato, specialmente da parte del Parco, ci sia stata tanta ostinazione per la chiusura, e quest’anno no. Ad ogni buon conto, nell’estate 2005, la non chiusura del traffico veicolare nell’isola di Caprera ci è sembrata una scelta ragionevole. Di divieti, da queste parti ce ne sono anche troppi. Probabilmente ce ne vorrebbero un po’ di meno e gli altri dovrebbero essere fatti rispettare di più. C.R.
C.R.
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Museo Garibaldino
Record di presenze
Il Museo Garibaldino di Caprera ha stabilito, mercoledì 17 agosto scorso, il record di visitatori in una sola giornata: 2200 persone. Una cifra assolutamente ragguardevole non solo per il Compendio ma in generale per un Museo di un piccolo centro (esclusi naturalmente quelli delle grandi città). A favorire il massiccio afflusso è stato certamente il maltempo della seconda metà di agosto che ha ‘costretto’ i turisti alla lontananza dal mare ed il non blocco del traffico veicolare sul ponte di collegamento con La Maddalena (in passato era stata questa una delle cause della flessione di presenze proprio nel mese di agosto).
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