Anno VI
Il Vento - n° 131
1 Settembre 2005
Fatene una città bella e vivibile
Passati ormai i primi, fatidici, cento giorni e soprattutto l’emergenza estiva, il sindaco Angioletto Comiti e la sua amministrazione si avviano ad affrontare la fase probabilmente più importante, quella programmatoria, in termini di idee, progetti e reperimento di risorse. Da questa fase dipenderà necessariamente – e bene hanno fatto ad organizzare un consiglio comunale aperto per discuterne- il buon esito della loro azione di governo e la svolta, tanto auspicata, per l’Arcipelago e la sua popolazione. Fatene una città bella, pulita, vivibile, con opportunità di investimento, lavoro e futuro per chi vi abita. Perché no? Perché non dovreste, non dovremmo, tutti insieme, riuscirci?
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Meditazione sulla XXIII domenica del T.O., Anno A
don Sandro Serreri
“Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello” (Mt 18, 15).
Così Gesù ci offre il criterio per quella che comunemente chiamiamo, un po’ tutti, correzione fraterna, ma che, in realtà, è molto di più. Infatti, non si tratta semplicemente di una ammonizione atta a far riconoscere la propria colpa a chi l’ha commessa, ma anche di una azione esercitata per guadagnare il proprio fratello. Però, per poter fare questo, occorre riconoscere in chiunque abbia commesso una colpa un fratello non da giudicare e condannare, ma ammonire e riacquistare. Poi, serve avere un cuore sgombro da pregiudizi. Non è facile vedere in chi si è macchiato di una colpa un fratello da guadagnare e, quindi, da ricollocare nell’ambito delle proprie relazioni sociali. Non è facile, perché la colpa, che può aver recato offesa e ingiustizia, difficilmente spinge gli uomini verso la correzione fraterna basata sul dialogo e la sincerità. Infatti, gli uomini per loro natura non sono disposti né a riconoscere nel colpevole un fratello né, tantomeno, a correggerlo con l’unico scopo di riacquistarlo. Ma il Vangelo chiede e stabilisce come criterio di attuazione, che si ammonisca il fratello per guadagnarlo. E’ chiaro, che nella correzione fraterna si debba mettere da parte il proprio orgoglio e la convinzione che le ammonizioni non servano a risolvere i conflitti tra gli uomini. Gesù, dunque, ancora una volta immette nella vita sociale e morale degli uomini un criterio che diventa misura per la corretta e coerente osservanza degli insegnamenti evangelici nel vissuto quotidiano degli uomini. Si tratta di un altro criterio che viene a disturbare quanto gli uomini solitamente fanno quando si sentono offesi o vittime di ingiustizie, vale a dire: agire secondo la logica dell’occhio per occhio, dente per dente! Affrontare la fatica di una correzione fraterna, che ha come premessa il riconoscimento dell’altro come mio fratello e, perciò, come degno del mio rispetto e della mia azione di recupero, lo sappiamo molto bene, non è abitudine dell’uomo di tutti i tempi. Gesù insegna la correzione fraterna, perché vuole, in primo luogo, che tutti gli uomini si riconoscano fratelli e, poi, perché desidera che nessun uomo si smarrisca nella notte del pregiudizio, della condanna, della emarginazione. Nel c’è peccatore che non possa essere riacquistato e fatto capace di venire perdonato da Dio. Questo, però, a patto che anche il peccatore sia fratello. La nostra società, che vive immersa nell’ipocrisia, nei compromessi, nelle bugie, tarda ad accogliere nel proprio codice etico questo insegnamento di Gesù, perché lo ritiene non applicabile alla vita degli uomini. Si sbaglia, questa società che sa trasformare ogni reato in legge repressiva e restrittiva, ma che non sa distingue la colpa dal peccatore e, soprattutto e di fatto, non accetta l’uguaglianza tra i diversi uomini riconoscendoli e considerandoli come essi veramente sono, vale a dire fratelli. Il Vangelo, pertanto, viene in soccorso alla incapacità della società degli uomini di saper recuperare quanti si perdono sotto il peso delle loro colpe, per lasciare posto ad una solidarietà sociale che, se venisse veramente attuata, recherebbe un enorme beneficio alla soluzione delle tante tensioni sociali che dividono gli uomini impedendo loro di giudicarsi e condannarsi reciprocamente, ma di accogliersi, ascoltarsi, capirsi e salvarsi l’un l’altro. Allora, il mondo sarebbe veramente diverso.
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Nella 3° settimana d’agosto
Settimana Liturgica ad Olbia

Don Raimondo Satta

Nata da un’idea di don Raimondo Satta il quale, nell’estate 2000 ospitò a Porto Cervo, dove è parroco, mons. Piero Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche del sommo pontefice, la 51° Settimana Liturgica Nazionale si sarebbe dovuta svolgere proprio nel cuore della Costa Smeralda (“Quasi ci contavo” ha affermato don Raimondo. “Sarebbe stata una grande provocazione per tutti. Ve la immaginate un’oasi di preghiera, in pieno agosto, nel cuore di Poto Cervo?”), poi per difficoltà tecniche si è scelto Olbia, più centrale e meglio raggiungibile per un evento per la prima volta celebrato in Sardegna. “Parrocchia, comunità eucaristica”, era questo il tema non facile ed affascinate ad un tempo del convegno, incentrato sulla liturgia la quale, per usare sempre le parole di don Raimondo Satta “non è qualcosa che ripaga immediatamente, non trova riscontro nei mass media, ma è un lavoro, silenzioso ed umile, che alla fine cambierà profondamente le comunità, perché un diverso rapporto con la liturgia ci introduce al Mistero che ti viene incontro e cambia profondamente il cuore delle persone” (da un intervista a Pietro Zannoni). Padrone di casa l’amministratore diocesano di Tempio-Ampurias don Andrea Raffatellu (in attesa, dopo quasi un anno di vacatio, della nomina del nuovo vescovo) e co-organizzato con l’arcidiocesi di Sassari e le diocesi di Ozieri e di Alghero-Bosa, il convegno ha visto presenti complessivamente 837 partecipanti, dei quali 13 vescovi, 404 laici, il resto sacerdoti e religiosi. Tra i tanti oratori, nomi assolutamente noti e mediatici come quello del cardinale Ersilio Tonini e quello di padre Raniero Cantalamessa. “Tutte le relazioni sono state di grande qualità per spessore biblico e teologico, sensibilità pastorale e fedeltà al dato del rinnovamento liturgico” ha dichiarato il vescovo mons. Luca Brandolini, in linea col profondo rinnovamento avviato dal Concilio Ecumenico Vaticano II, e nonostante “ritardi, resistenze e contraddizioni” ancora esistenti.
Claudio Ronchi
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Il decano dei poeti isolani
Gli ottant’anni di Tonino Conti

Tonino Conti

Il 18 agosto scorso la libreria Sorba di La Maddalena ha ospitato una festa davvero speciale. Grazie ad un’idea di Paolo Sorba, un gruppo di amici maddalenini ha potuto festeggiare a sorpresa Antonio Conti, per tutti Tonino, che proprio in quella data tagliava il traguardo degli otto decenni di vita. Quella che è, senza dubbio alcuno, una delle più importanti figure culturali della nostra città, si è mostrato sorpreso e commosso per l’idea, celebrata in uno dei luoghi a lui più cari e congeniali. Tonino Conti, forse uno degli ultimi veri isolani, sia per la propria storia familiare che per quanto è riuscito ad esprimere nelle sue molteplici attività, ha negli ultimi tempi vissuto un momento davvero rilevante con la pubblicazione del suo primo libro, edito proprio da Paolo Sorba: Paroli scritti supr’a rena, la raccolta di poesie che ha riscosso un ottimo successo di critica e di pubblico e che ha fatto conoscere a molti le grandi capacità espressive del dialetto maddalenino, dialetto del quale il nostro autore è fra i maggiori conoscitori. Ma Tonino Conti non è soltanto un poeta o, come gli piace schernirsi, un anziano dopolavorista; socio fondatore del Co.Ri.S.Ma., collabora da lungo tempo con lo Scoglio e, negli ultimi mesi, ha iniziato un proficuo rapporto con il Corriere delle Bocche. Infine è ormai in dirittura d’arrivo la pubblicazione del lavoro di una vita: la raccolta dei detti isolani, che segnerà davvero un momento importantissimo per la storia culturale della nostra città, che troverà in quei detti i pensieri e l’acume di coloro che vissero giornalmente in una terra così aspra come la nostra isola, sentirà l’eco, ancora chiaro, dei nostri legami con la lontana-vicina Corsica, percepirà i profumi del nostro mare e, certamente, si sentirà almeno per un momento grata a Tonino Conti per un’opera che solo lui, ormai, è in grado di regalarle.
Gian Luca Moro
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