“Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello” (Mt 18, 15).
Così Gesù ci offre il criterio per quella che comunemente chiamiamo, un po’ tutti, correzione fraterna, ma che, in realtà, è molto di più. Infatti, non si tratta semplicemente di una ammonizione atta a far riconoscere la propria colpa a chi l’ha commessa, ma anche di una azione esercitata per guadagnare il proprio fratello. Però, per poter fare questo, occorre riconoscere in chiunque abbia commesso una colpa un fratello non da giudicare e condannare, ma ammonire e riacquistare. Poi, serve avere un cuore sgombro da pregiudizi. Non è facile vedere in chi si è macchiato di una colpa un fratello da guadagnare e, quindi, da ricollocare nell’ambito delle proprie relazioni sociali. Non è facile, perché la colpa, che può aver recato offesa e ingiustizia, difficilmente spinge gli uomini verso la correzione fraterna basata sul dialogo e la sincerità. Infatti, gli uomini per loro natura non sono disposti né a riconoscere nel colpevole un fratello né, tantomeno, a correggerlo con l’unico scopo di riacquistarlo. Ma il Vangelo chiede e stabilisce come criterio di attuazione, che si ammonisca il fratello per guadagnarlo. E’ chiaro, che nella correzione fraterna si debba mettere da parte il proprio orgoglio e la convinzione che le ammonizioni non servano a risolvere i conflitti tra gli uomini. Gesù, dunque, ancora una volta immette nella vita sociale e morale degli uomini un criterio che diventa misura per la corretta e coerente osservanza degli insegnamenti evangelici nel vissuto quotidiano degli uomini. Si tratta di un altro criterio che viene a disturbare quanto gli uomini solitamente fanno quando si sentono offesi o vittime di ingiustizie, vale a dire: agire secondo la logica dell’occhio per occhio, dente per dente! Affrontare la fatica di una correzione fraterna, che ha come premessa il riconoscimento dell’altro come mio fratello e, perciò, come degno del mio rispetto e della mia azione di recupero, lo sappiamo molto bene, non è abitudine dell’uomo di tutti i tempi. Gesù insegna la correzione fraterna, perché vuole, in primo luogo, che tutti gli uomini si riconoscano fratelli e, poi, perché desidera che nessun uomo si smarrisca nella notte del pregiudizio, della condanna, della emarginazione. Nel c’è peccatore che non possa essere riacquistato e fatto capace di venire perdonato da Dio. Questo, però, a patto che anche il peccatore sia fratello. La nostra società, che vive immersa nell’ipocrisia, nei compromessi, nelle bugie, tarda ad accogliere nel proprio codice etico questo insegnamento di Gesù, perché lo ritiene non applicabile alla vita degli uomini. Si sbaglia, questa società che sa trasformare ogni reato in legge repressiva e restrittiva, ma che non sa distingue la colpa dal peccatore e, soprattutto e di fatto, non accetta l’uguaglianza tra i diversi uomini riconoscendoli e considerandoli come essi veramente sono, vale a dire fratelli. Il Vangelo, pertanto, viene in soccorso alla incapacità della società degli uomini di saper recuperare quanti si perdono sotto il peso delle loro colpe, per lasciare posto ad una solidarietà sociale che, se venisse veramente attuata, recherebbe un enorme beneficio alla soluzione delle tante tensioni sociali che dividono gli uomini impedendo loro di giudicarsi e condannarsi reciprocamente, ma di accogliersi, ascoltarsi, capirsi e salvarsi l’un l’altro. Allora, il mondo sarebbe veramente diverso.