Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
I primi cento giorni
A proposito degli ‘isolani’ (gli abitanti corsi che le truppe sardo-piemontesi trovarono nell’arcipelago di La Maddalena al momento dell’occupazione), nelle “Istruzioni al Maggiore del Reggimento Sprecher La Rocchetta, Comandante il nuovo distaccamento per le Isole Intermedie” si legge che, sebbene “i mentovati Isolani non si credano interamente avversi al Dominio di S.M. e conseguentemente incapaci di verun attentato contro la Guarnigione, avuto anche riguardo alla loro pochezza, non di meno essendoci ultimamente rinvenuta qualche notizia di essersi li medesimi indirizzati al Commissario di Bonifacio per venir protetti … e si collegassero, e tramassero qualche segreta insidia d’intelligenza con detta Nazione, sia bene che nella formazione di detti trinceramenti si apra una qualche embrasure, o si disponga comunque in maniera che il Cannone, che possa all’evenienza rivolgersi contro essi, per così intimorirli e contenerli nel loro dovere”. Il cappellano al seguito don Demontis, dal canto suo, aveva l’incarico, per quanto riguardava la truppa, di “munirli del dovuto pascolo spirituale colla spiegazione dè Vangeli, Catechismo, e sarà di Lei incarico il far sì che il medesimo (cioè il cappellano, ndr) non manchi ad un così stretto dovere, giacché la Religione istessa e le buone massime morali, oltre al vantaggio particolare di un caduno, servono altresì a contenerli dà vizi, e a mantenervi per conseguenza il buon ordine, col’ubbidienza”. Questo per quanto riguardava i soldati i quali, a partire dal 14 novembre 1767, esattamente un mese dopo l’occupazione, erano complessivamente rimasti in 97 (74 dislocati a La Maddalena, 23 a Caprera, 7 sulla costa di Palau). C’erano poi una decina si caporali, due ‘tambours’(uno a La Maddalena ed uno a Caprera), 4 sergenti (3 a La Maddalena e 2 a Caprera), 2 ‘subalternes’ (uno a La Maddalena ed uno a Caprera). A La Maddalena stavano il comandante La Rochetta, il medico ed il cappellano. Quest’ultimo, don Michele Demontis “dovendo pure servire ivi da Parroco con il celebrare la Messa né dì festivi (per la quale, è scritto nel documento, sarà dato “segno col Tamburo in mancanza di Campana”) ed amministrare i Sacramenti tanto alla Truppa, che agl’Isolani, farà opera di Lei degna il procurare che quei miseri (gli isolani ndr) vengano da Lui (il cappellano) insensibilmente istruiti né Misteri della Nostra Fede, ed altri doveri del Cristiano, tale secondo la precisa intenzione di Sua Maestà”.
A proposito degli ‘isolani’ (gli abitanti corsi che le truppe sardo-piemontesi trovarono nell’arcipelago di La Maddalena al momento dell’occupazione), nelle “Istruzioni al Maggiore del Reggimento Sprecher La Rocchetta, Comandante il nuovo distaccamento per le Isole Intermedie” si legge che, sebbene “i mentovati Isolani non si credano interamente avversi al Dominio di S.M. e conseguentemente incapaci di verun attentato contro la Guarnigione, avuto anche riguardo alla loro pochezza, non di meno essendoci ultimamente rinvenuta qualche notizia di essersi li medesimi indirizzati al Commissario di Bonifacio per venir protetti … e si collegassero, e tramassero qualche segreta insidia d’intelligenza con detta Nazione, sia bene che nella formazione di detti trinceramenti si apra una qualche embrasure, o si disponga comunque in maniera che il Cannone, che possa all’evenienza rivolgersi contro essi, per così intimorirli e contenerli nel loro dovere”. Il cappellano al seguito don Demontis, dal canto suo, aveva l’incarico, per quanto riguardava la truppa, di “munirli del dovuto pascolo spirituale colla spiegazione dè Vangeli, Catechismo, e sarà di Lei incarico il far sì che il medesimo (cioè il cappellano, ndr) non manchi ad un così stretto dovere, giacché la Religione istessa e le buone massime morali, oltre al vantaggio particolare di un caduno, servono altresì a contenerli dà vizi, e a mantenervi per conseguenza il buon ordine, col’ubbidienza”. Questo per quanto riguardava i soldati i quali, a partire dal 14 novembre 1767, esattamente un mese dopo l’occupazione, erano complessivamente rimasti in 97 (74 dislocati a La Maddalena, 23 a Caprera, 7 sulla costa di Palau). C’erano poi una decina si caporali, due ‘tambours’(uno a La Maddalena ed uno a Caprera), 4 sergenti (3 a La Maddalena e 2 a Caprera), 2 ‘subalternes’ (uno a La Maddalena ed uno a Caprera). A La Maddalena stavano il comandante La Rochetta, il medico ed il cappellano. Quest’ultimo, don Michele Demontis “dovendo pure servire ivi da Parroco con il celebrare la Messa né dì festivi (per la quale, è scritto nel documento, sarà dato “segno col Tamburo in mancanza di Campana”) ed amministrare i Sacramenti tanto alla Truppa, che agl’Isolani, farà opera di Lei degna il procurare che quei miseri (gli isolani ndr) vengano da Lui (il cappellano) insensibilmente istruiti né Misteri della Nostra Fede, ed altri doveri del Cristiano, tale secondo la precisa intenzione di Sua Maestà”.
(2 – continua)

