Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
I primi cento giorni
Don Michele Demontis dunque, cagliaritano, oltre a fare da cappellano al distaccamento militare di La Maddalena (composto da 104 persone) era stato destinato anche a “servire ivi da Parroco” alla popolazione civile. Popolazione civile che ammontava a circa duecento persone, distribuite tra l’isola di Maddalena (114), Caprera (71), Santo Stefano, Spargi e Santa Maria. Don Michele Demontis ebbe dunque in totale oltre trecento anime da seguire nei pochi mesi in cui rimase a La Maddalena. Pochi mesi nei quali tuttavia non realizzò alcun atto che si possa ritenere proprio di un parroco vivendo sicuramente in una situazione precaria, difficile, senza chiesa. Certamente dovette impegnarsi nella collaborazione col Comandante La Rocchetta il quale aveva preciso incarico di attentamente vigilare “per amicarsi quegli Abitanti”, che venissero “trattati umanamente”, preoccupandosi “che la Truppa si comporti anche bene con essi, castigando severamente, anche in loro presenza, e di subito, quei Soldati che osassero d’insultarli, o comunque beffeggiarli, o ridersi sovra delle loro costumanze, e vieppiù quelli, che tentassero qualche pratica o furtivo commercio colle loro mogli…” (Disposizioni al Comandante del Distaccamento). Fu solo nel mese di dicembre che il trinceramento di Guardia Vecchia fu completato, ed essendo il magazzino del grano molto grande, “fu destinato anche ad alloggio dell’ufficiale del soldo, all’alloggio del cappellano e a quello dell’ufficiale subalterno”(Aristide Garelli, L’isola della Maddalena). Don Michele Demontis rimase a La Maddalena “sino a che, a caggione di una malattia che contrasse ha dovuto restituirsi alla patria, essendo restato leso in occhio”. Il certificato sanitario, redatto dal protomedico Palietti,(le notizie sono tratte dalla già citata ricerca di Salvatore Sanna) riporta essere lui stato “travagliato da una febbre putrida maligna detta d’intemperie [malaria, n.d.a.] dopo esser ritornato dalle Isole Intermedie; e questa infermità durò circa due mesi, avendoli pure lasciato una debolezza di vista”. Contratta dunque la malaria andò via da La Maddalena alla fine di gennaio 1768, probabilmente col maggiore La Rocchetta, comandante della delle Isole che lasciava anche lui l’Arcipelago. Di don Michele Demontis a La Maddalena non rimase traccia. Nei tre mesi (o poco più) di sua presenza si verificarono nascite e morti. Ma i registri parrocchiali furono istituiti solo dal suo successore, il canonico Virgilio Mannu, primo parroco formalmente investito dal vescovo di Ampurias e Civita di questo titolo.
(3 – fine)
Don Michele Demontis dunque, cagliaritano, oltre a fare da cappellano al distaccamento militare di La Maddalena (composto da 104 persone) era stato destinato anche a “servire ivi da Parroco” alla popolazione civile. Popolazione civile che ammontava a circa duecento persone, distribuite tra l’isola di Maddalena (114), Caprera (71), Santo Stefano, Spargi e Santa Maria. Don Michele Demontis ebbe dunque in totale oltre trecento anime da seguire nei pochi mesi in cui rimase a La Maddalena. Pochi mesi nei quali tuttavia non realizzò alcun atto che si possa ritenere proprio di un parroco vivendo sicuramente in una situazione precaria, difficile, senza chiesa. Certamente dovette impegnarsi nella collaborazione col Comandante La Rocchetta il quale aveva preciso incarico di attentamente vigilare “per amicarsi quegli Abitanti”, che venissero “trattati umanamente”, preoccupandosi “che la Truppa si comporti anche bene con essi, castigando severamente, anche in loro presenza, e di subito, quei Soldati che osassero d’insultarli, o comunque beffeggiarli, o ridersi sovra delle loro costumanze, e vieppiù quelli, che tentassero qualche pratica o furtivo commercio colle loro mogli…” (Disposizioni al Comandante del Distaccamento). Fu solo nel mese di dicembre che il trinceramento di Guardia Vecchia fu completato, ed essendo il magazzino del grano molto grande, “fu destinato anche ad alloggio dell’ufficiale del soldo, all’alloggio del cappellano e a quello dell’ufficiale subalterno”(Aristide Garelli, L’isola della Maddalena). Don Michele Demontis rimase a La Maddalena “sino a che, a caggione di una malattia che contrasse ha dovuto restituirsi alla patria, essendo restato leso in occhio”. Il certificato sanitario, redatto dal protomedico Palietti,(le notizie sono tratte dalla già citata ricerca di Salvatore Sanna) riporta essere lui stato “travagliato da una febbre putrida maligna detta d’intemperie [malaria, n.d.a.] dopo esser ritornato dalle Isole Intermedie; e questa infermità durò circa due mesi, avendoli pure lasciato una debolezza di vista”. Contratta dunque la malaria andò via da La Maddalena alla fine di gennaio 1768, probabilmente col maggiore La Rocchetta, comandante della delle Isole che lasciava anche lui l’Arcipelago. Di don Michele Demontis a La Maddalena non rimase traccia. Nei tre mesi (o poco più) di sua presenza si verificarono nascite e morti. Ma i registri parrocchiali furono istituiti solo dal suo successore, il canonico Virgilio Mannu, primo parroco formalmente investito dal vescovo di Ampurias e Civita di questo titolo.
(3 – fine)
