Centenario nascita: Mons. Capula
Al n. 16 di questa storia a puntate di mons. Capula abbiamo scritto che ci saremmo soffermati sui suoi rapporti con i valdesi e con la massoneria. Il primo argomento lo abbiamo esaurito sui numeri 129-130-131-132/33 de Il Vento. Il secondo, quello sulla massoneria, sia perché sono in corso ulteriori ricerche sia per non perdere troppo il filo cronologico della biografia, lo rinviamo di qualche mese. Essendo andati un po’ avanti ripartiamo da un punto fermo, importante ed inquietante: lo scoppio della seconda guerra mondiale. “La guerra è un gioco crudele” ha lasciato scritto nelle sue memorie don Capula. “Un gioco in cui si muore. Ogni guerra è una tragedia, un passo indietro per la comunità degli uomini ma nessuna è stata così devastante come quella che abbiamo conosciuto … è entrata nelle nostra case, nelle nostre teste con la violenza distruttrice di un uragano di fuoco; ha messo a nudo il carattere delle persone, fra paure e coraggio, fra generosità e meschinità. L’arcipelago di La Maddalena, di guerre ne ha conosciute molte. È la base navale per eccellenza nel Mediterraneo, un punto strategico da sempre appetito da tutte le potenze militari che hanno sognato di dominare il nostro mare. Quando le nubi nere della guerra si addensarono anche sui cieli di La Maddalena, per noi cambiò tutto. L’Isola si trasformò in un deserto abitato solo da armi e poche anime (tutte armate). Bruscamente fummo interrotti nel nostro lavoro, bloccati nella possibilità di crescere, di costruire. Iniziata la guerra, la fatica che si presentava era di una tale difficoltà da far paura ai più preparati, a gente forte con una dedizione che non lasciava incerti in nessun campo. Tutti parlavano di rifugi, tutti andavano in cerca di grotte nelle campagne, tutti puntavano sulla ricerca dei parenti, amici, conoscenti, fuori dall’Isola. Dappertutto si assisteva a scene di scomposti lamenti, di invettive contro chi aveva creato questa situazione, ma la preoccupazione più grande era per i bambini che venivano sottratti alla loro vita normale, fatta di casa, scuola, giochi. Col passare del tempo, la situazione di aggravò sempre più finché non venne il primo comando di sfollamento”.
(20 - continua) Claudio Ronchi
Renzo de Martino Aggiunte al Dizionario Maddalenino
Glossario etimologico comparato e toponimi
a cura di Renzo de Martino
- Arbutìcci: toponimo. Anche Arbutrìci, variante con intrusione di r (come in trena, ‘tana’, trónu, ‘tuono’ ecc). È la nota località di Caprera
dove sorge la grande fortificazione eretta alla fine dell’Ottocento. Dal lat. àrbutus, ‘corbezzolo’; madd. àrbitu, da cui Arbitone, collinetta
ad est della fonte di Cala Chiesa ( Car di Ghjèsa), còrso àlbitru (cfr. ‘àlbatro’, altro nome del corbezzolo), da cui Arbitréccia, top. còrso.
Il nome scientifico del corbezzolo è Árbutus unedo (semplicemente Unedo in Columella e Plinio, il quale lo spiega paretimologicamente come
unum edendi o unum edo = “ne mangio uno solo”, perché il frutto è indigesto…). È consacrato da Virgilio, quando descrive le esequie di Pallante:
« molle feretrum / arbuteis texunt virgis », “intrecciano il flessibile feretro con ramoscelli di corbezzolo”, En, XI, 64-65. G. Pascoli gli ha
dedicato una celebre ode: « i bianchi fiori metti quando rosse / hai già le bacche , e ricominci eterno, / quasi per gli altri ma per te non fosse
/ l’ozio del verno; / o verde albero italico, il tuo maggio è nella bruma; s’anche tutto muora, / tu il giovanile gonfalon selvaggio / spieghi alla
bora…», Al corbezzolo, da Odi e Inni (1906-1915) .
- Arcaccio: toponimo. Piccola insenatura di Caprera, lungo il passo della Moneta. un tempo naturale approdo per le barche provenienti
dalla Maddalena quando ancora non era stata costruita la diga-ponte. Vi sono state trovate anfore e monete romane. Da arcàccia, ‘ossatura
della poppa della nave’, GDLI. Dal prov. arcassa (franc.arcasse), dal lat. arca, ‘cassa’.
- Arcipèlagu: Arcipelago. Naturalmente per i maddalenini è solo il loro, come se non ce ne fossero altri, comunque l’arcipelago per antonomasia e
‘il più bello del mondo’; ma per i Greci antichi era il Mare Egeo, il loro mare: Aigaîos pélagos; poi, per avvicinamento paretimologico o popolare
con archí, ‘primo’, ha preso il significato di ‘mare principale’, con riferimento alle Cicladi e, in seguito, raggruppamento di
isole vicine in generale.
- Argógliu: orgoglio. Il passaggio or > ar è tipico del còrso: argogliu, argugliosu, arecchia, arilogiu, armeghju (ormeggio), ardignu (ordigno),
arditu (ordito) ecc. Cfr madd. aricchja (orecchio).Un Marchese degli Argugliosi di Forlì, che fu podestà di Firenze nel 1296, compare nel Purgatorio
di Dante (C. XXIV,31).
I morti del capodanno 1942
Rosamaria e i marinai morti
La storia di Rosa Maria Pusateri, la ragazza dodicenne che il 1° gennaio 1942 perse tragicamente la vita in via Ammiraglio Mirabello, in seguito allo scoppio della caldaia di una pirobarca, è stata pubblicata da Il Vento sui numeri 100 e 101 rispettivamente del 15 aprile e del 15 maggio 2004. A completamento della storia siamo ora in grado di pubblicare, attraverso il Registro dei Morti della Parrocchia Militare, che allora si teneva presso l’Ospedale Militare, il nome dei militari che in quel terribile primo pomeriggio di capodanno perirono con lei. Corrado Pistono, nato a Fiorano Canavese (Aosta), autiere, il quale avrebbe compiuto 21 anni il giorno dopo. Morì praticamente su colpo e giunse all’ospedale militare “poco dopo il decesso, in seguito a scoppio di caldaia di una pirobarca”. Silvio Pisano, marinaio della Regia Marina, nato a Iglesias (Cagliari) nel 1916 (26 anni), giunto in ospedale poco dopo il decesso. Ugo Pisu, di Guspini (Cagliari), 22 anni, marinaio fuochista della Regia Marina, giunto in ospedale dopo alcune ore dalla morte. Armando Marcias, di Arbus (Cagliari), 21 anni, marinaio allievo fuochista, “giunto in ospedale alcune ore dopo il decesso”. Nicola Tristano di Barletta (Bari), d’anni 23, marinaio fuochista. Antonio Spanu, di Olbia, 24 anni, marinaio fuochista, giunto in ospedale alcune ore dopo la morte. Aldo Zuddas, marinaio fuochista, nato a Gonnesa (Cagliari) 23 anni, “giunto in ospedale alle ore 9 del giorno 2”. Gli atti di morte, nel Registro, furono firmati dal cappellano don Simone Perrinu. Tutti e sette i giovani militari vennero seppelliti nel Cimitero di La Maddalena. La tragedia, dovuta allo scoppio di una caldaia, nella quale furono stroncate otto giovani vite (i sette militari più Rosamaria, figlia del vice comandante di Maribase), destò grande impressione nel paese. E fu sinistra avvisaglia di ancor più tragici eventi che di lì a pochi mesi si sarebbero verificati a La Maddalena con i bombardamenti aerei.
Appuntamento al Longobardo
Film d’autore
“Le giornate del cinema d’autore” saranno protagoniste, ogni lunedì, nella grande sala del Primo Longobardo. L’iniziativa è dell’associazione culturale Quasar che ha pensato di dedicare uno spazio anche a chi ama il cinema di peso, d’autore dunque. Una scelta che nasce dalle numerose riuichiste da parte di chi vorrebbe anche una serie di pellicole che “normalmente- dicono gli organizzatori- non trova spazio nella programmazione abituale.” Dall’Italia, al Giappone, alla Francia, alla Grecia e tant’altro, scorreranno le pellicole di registi di tutto il mondo. Da Roberto Faenza, a Kim Ki-Duk il prossimo lunedì, a Cristophe Barratier il 24 ottobre, a Tassos Boulmetis con un tocco di Zenzero martedì 1 novembre. Mentre Barratier proporrà Les choristes, Kim Ki-Duk sarà di scena con il suo Primavera, Estate, autunno, Inverno … e ancora Primavera. L’ingresso è di 5 euro e l’iniziativa è da promuovere. Perché porta alla conoscenza e alla visione del pubblico maddalenino film che, proprio per la loro particolarità rimarrebbero, altrimenti, lontani dalla portata dei cineamatori dell’isola.
Alessandra Deleuchi