Anno VI
Il Vento - n° 134
15 Ottobre 2005
Noi e gli americani
Immaginiamo che domani mattina la Marina degli Stati Uniti annunci: a partire dal 1° gennaio 2006 inizieranno i lavori di smantellamento del punto di approdo di Santo Stefano e delle installazioni logistiche di La Maddalena nonché il trasferimento del personale militare e delle rispettive famiglie. Abbiamo balenato questa ipotesi ad un esponente politico di primo piano della sinistra maddalenina il quale, sbiancando, ci ha risposto sottovoce: in questo caso saremo costretti a fare uno sciopero perché gli americani non se ne vadano. La risposta, onesta e realistica, è naturalmente dettata non tanto da una improvvisa quanto immotivata simpatia per i compatrioti di Bush quanto per il conseguente tracollo che, verificandosi questa ipotesi, subirebbe l’economia isolana. Uno Stato italiano ed una Regione sarda che, dal 2001, hanno fin qui dimostrato la loro incapacità a concretizzare un progetto di riconversione produttiva dell’Arsenale di Moneta figuriamoci se sarebbero in grado, in breve tempo, di assorbire circa 250 dipendenti e realizzare una economia alternativa a quell’indotto garantito dalla presenza Usa nell’Arcipelago che, unito agli stipendi, è stato calcolato in 25 milioni di euro l’anno. L’ipotesi azzardata, lo riconosciamo, è maliziosa, soprattutto perché è fuorviante. Sottopone infatti al ricatto economico-occupazionale, la più ampia e seria riflessione sull’assenso o meno alla presenza militare nucleare di una potenza straniera, amica ma straniera, dotata del più micidiale apparato bellico, finanziato e tenuto in efficienza – lo dicono loro - per salvaguardare gli interessi economici americani nel mondo. Il problema, se sgombriamo il campo dall’incubo economico-occupazionale è sanitario , politico e morale. Nel primo caso il rischio nucleare è comunque sempre latente, indipendente dal fatto che fino ad oggi non ci sia stato alcun rilascio radioattivo. E non ci portano elementi tranquillizzanti né la pubblicazione del piano d’emergenza né le recentissime dichiarazioni della dottoressa Floriana Manca (direttrice del laboratorio della Ricciolina) sulla obsolesità della rete dei controlli. Dal punto di vista politico invece c’è da considerare che la base di La Maddalena da difensiva (fu installata per difendere l’occidente dall’allora effettiva minaccia sovietica) è diventata offensiva. Da Santo Stefano (e quindi dall’Italia, paese che per costituzione ripudia la guerra) non solo sono transitati i micidiali sommergibili che hanno partecipato alle più recenti esperienze belliche ma la stessa nave appoggio di stazza a La Maddalena ed il suo equipaggio, è stata direttamente coinvolta anche nell’ultima guerra, quella in Iraq (alla quale si oppose strenuamente il papa Giovanni Paolo II), scatenata sul presupposto, rivelatosi poi non vero, dell’esistenza in quel paese di armi di distruzione di massa. L’aspetto morale deriva così dalle considerazioni appena fatte e da tutte le altre che ne scaturiscono, e riguarda la coscienza di ognuno, spurgata da adagiamenti di comodo.
Claudio Ronchi
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Meditazione sulla XXIX domenica del T.O., Anno A
don Sandro Serreri
“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22, 21b). I farisei, ancora una volta, tentano Gesù: “E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?” (Mt 22, 17b). Gesù, infastidito dalla loro ipocrisia , risponde, lapidariamente, con una sentenza che, attraversando i secoli, ha ricollocato Cesare e Dio al loro posto, senza, però, assolutizzare nessuno dei due, ma, comunque, relativizzando Cesare. Infatti, mentre Isaia annuncia l’unicità sovrana di Dio: “Io sono il Signore e non v’è alcun altro” (45, 6c), il Salmista ci fa cantare: “A te, Signore, la potenza e la gloria” (95). E per Paolo Gesù Cristo è sempre: il “Signore nostro” (1 Ts 1, 3). Nulla, dunque, nell’insegnamento di Gesù sopra la signoria di Dio, è più chiaro di questa sentenza che, però, se da una parte ammutolisce i farisei, dall’altra darà adito, lungo i secoli, a confusione e sarà motivo di lotte tra il potere spirituale e quello temporale. La chiarezza di Gesù nell’esporre la giusta gerarchia tra Dio e Cesare non ha prodotto pari chiarezza nell’uomo che si è trovato a dover giustificare con cavilli biblico-teologici un potere spirituale confuso con quello temporale o ad assolutizzare Cesare così tanto da far sì che questo negasse persino l’esistenza di Dio. Allora, la confusione è stata tale che molti hanno creduto di dare gloria a Dio ponendolo al di sopra e al posto dei poteri temporali. Tutti questi, si ingannavano. Purtroppo, i danni le sciagure derivate dalla cattiva interpretazione dell’insegnamento di Gesù furono tante. Gesù, che riesce a sfuggire all’inganno dei farisei, non riesce, però, a evitare che gli uomini relativizzando il potere temporale mettano Dio al suo posto. Ma Dio non è un potere temporale, non è Cesare. Eppure Gesù era stato chiaro, aveva distinto Dio da Cesare (Tiberio: 14-37 d.C.). Per Gesù, infatti, Cesare è relativo e a lui si deve il tributo, mentre a Dio spetta la lode e la gloria. L’antica tentazione di instaurare una teocrazia tra tutti i popoli – tentazione sempre ricorrente nella storia dell’umanità –, oggi minaccia la pace tra le nazioni. Dio non va confuso con i poteri temporali. Per questo, chiunque tenta di metterlo al loro posto bestemmia e tradisce l’insegnamento di Gesù. Invece, chi sa rendere “a Dio quello che è di Dio”, sa anche rendere “a Cesare quello che è di Cesare”. In forza di questo insegnamento, infatti, i veri cristiani non disdegnano di pagare i tributi, le tasse, dimostrando così di essere non solo buoni cittadini del cielo, ma anche buoni cittadini della terra. I veri cristiani assolvono i loro doveri verso Dio e verso Cesare, non assolutizzando il primo, ma relativizzando il secondo. Dalle parole chiare e distinte di Gesù si ricava un modello di cristiano fedele a Dio e rispettoso di Cesare, che vive nella Legge di Dio e non viene meno ai suoi doveri sociali. E’ questo il cristiano che Gesù vuole educare all’amore per il prossimo, amore mai disgiunto dall’obbedienza alle leggi e ai doveri verso la società civile. Si tratta, perciò, di non essere solo buoni cristiani la domenica, ma anche buoni cristiani e cittadini tutti i giorni della settimana.
Archivio Rubrica: Meditazioni
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Un corso per arginare il fenomeno
Occultismo e satanismo
Il mondo dell’occultismo ha sempre esercitato un fascino morboso, specialmente tra i giovani. Periodicamente giornali e riviste se ne occupano. Del resto i tragici avvenimenti di alcuni anni fa, verificatisi in alta Italia, riconfermano l’esistenza e la gravità. Anche a La Maddalena si ha notizia dell’esistenza del fenomeno. E non solo nelle forme ‘goliardico-scherzose (ma pur sempre preoccupanti) di sedute più o meno spiritiche. Recentemente infatti si ebbe il sospetto (e forse non solo) di ostie non assunte ed usate per messe nere e altre diavolerie, come dell’uso di locali di vecchie batterie militari per iniziative simili. Il fenomeno è avvertito, nella sua pericolosità, anche in diocesi (nel senso che riguarderebbe vari centro diocesani) tanto che don Gianni Sini, responsabile dell’Ufficio Scuola diocesano ha organizzato a Tempio un corso – che si svilupperà da novembre ad aprile – proprio sul tema: Il fenomeno dell’occulto nel mondo scolastico. Il tema generale si articolerà nei seguenti temi specifici: lo spiritismo classico; l’occultismo tra i giovani; il satanismo; gli Ufo e gli extraterrestri; la reincarnazione ed il contatto con i defunti; stregoneria e neopaganesimo.
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Sede vescovile vacante
Tempi lunghi per il nuovo vescovo
Si prevedono ancora tempi lunghi per l’elezione del nuovo vescovo di Tempio-Ampurias L’assoluto silenzio di questi ultimi due mesi era stato interpretato come un segnale, preludio dell’imminente individuazione del successore di mons. Paolo Atzei. Così non sembra e la scelta pare debba ancora essere procrastinata nel tempo. La decisione della Santa Sede sembra essere dunque più lunga e difficile di quanto supposto e su questa pesano indubbiamente non solo gli equilibri derivanti dai nuovi assetti di quattro delle diocesi sarde, ma anche istanze ed aspettative, non sempre omogenee, del clero diocesano. Se è vero infatti che la nomina del nuovo vescovo di Tempio deve collocarsi nel complesso ed articolato scacchiere dei nuovi assetti regionali che a breve vedranno anche la nomina dei vescovi di Iglesias, Alghero-Bosa e dell’arcidiocesi di Oristano, nomine che a loro volta potrebbero portare a scoprire altre sedi, è anche vero che in questo anno di nomi per Tempio-Ampurias ne sono circolati parecchi, alcuni anche insistentemente, ma tutti regolarmente ed immancabilmente non confermati: mons. Pintor, mons. Cabizzosu, don Ricciu, don Simula, fino a scomodare mons. Ignazio Sanna per il quale la nomina, all’inizio dell’estate, sembrava certa. Che cosa accada dunque nelle segrete stanze vaticane, al momento della decisione finale, nessuno lo sa. Pare poi che mons. Paolo Romeo, siciliano, incaricato dell’istruzione delle pratiche relative alle nomine vescovili, possa essere a sua volta nominato arcivescovo di Palermo, e questo potrebbe fare slittare ancora di più una decisione attesa ormai da oltre un anno. Claudio Ronchi
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