Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Il reverendo Jermyn
Non sono solo gli attuali (e passati) pastori protestanti al seguito della Marina degli Stati Uniti ad essere ed essere stati presenti a La Maddalena. A parte i numerosi pastori valdesi alternatisi in circa novant’anni di presenza (tra Ottocento e Novecento), di alcuni battisti e metodisti di passaggio, a parte il reverendo anglicano Scott al seguito di Nelson (e di qualche altro suo collega presente con la flotta inglese in quel periodo), si è sempre parlato di un certo Jermyn, pastore anglicano, del quale però si avevano scarsissime notizie. Alcuni, interessanti e preziosi dati in più ce lo offre il libro fresco di stampa di Giovanna Sotgiu ed Alberto Sega ”Inglesi nell’Arcipelago”, che tra gli altri proprio del reverendo Jermyn parla. Si chiamava George Bitton Jermyn e visse a La Maddalena per sei anni, dal 1851 al 1857. All’epoca era parroco don Michele Mamia Addis e vice Paolo Demuro e Silvestro Zicavo detto Preti Isulanu. Quando giunse a La Maddalena Jermyn aveva 62 anni, un’età avanzata a quell’epoca. Di Halesworth nel Suffolk (zona sud orientale dell’Inghilterra), e di famiglia benestante, “era un uomo colto, aveva una laurea in Master of Arts, e due in legge. Come pastore anglicano – scrivono nel citato libro Sotgiu e Sega – aveva retto diverse parrocchie”. Di lui, aggiungono ancora gli autori, sono state trovate notizie su una pubblicazione edita dall’Università di Oxford. Perché venne nell’Arcipelago (dove avevano dimora anche i compatrioti coniugi Collins, Webber e Roberts) e vi visse per un breve periodo di tempo e cosa vi facesse per campare, neanche il nuovo libro però riesce a rivelarlo. Sposato due volte (la prima divenne vedovo) ebbe dei figli, rimasti in Inghilterra. Non si hanno notizie se a La Maddalena venne con la moglie. Pare però che fosse diventato povero. Certo è che la sua presenza dovette essere ‘destabilizzante’ nella cittadina, quantomeno e non solo agli occhi del parroco Mamia che proprio in quel periodo doveva apprestarsi a gestire la presenza di Garibaldi, massone ed anticlericale. Oggi, in tempi di ecumenismo ed estrema, a volte eccessiva tolleranza, certi particolari sfuggono. Ma allora non si scherzava, né da una parte né dall’altra. Anche perché spesso l’elemento religioso si confondeva con quello politico. È bene perciò ricordare, ad esempio che ai tempi di Mamia, il crocifisso ed i candelieri donati dall’anglicano Nelson erano conservati (nascosti) in fabbriceria e che nei cimiteri i cattolici non seppellivano i protestanti (e viceversa). Ciò accadde anche per George Bitton Jermyn, deceduto il 2 marzo 1857. Il parroco Mamia Addis, alla richiesta di seppellimento nel Cimitero Vecchio rispose picche (le regole canoniche allora erano queste) e Jermyn venne inumato a Santo Stefano, in un piccolo cimitero sconsacrato.
Non sono solo gli attuali (e passati) pastori protestanti al seguito della Marina degli Stati Uniti ad essere ed essere stati presenti a La Maddalena. A parte i numerosi pastori valdesi alternatisi in circa novant’anni di presenza (tra Ottocento e Novecento), di alcuni battisti e metodisti di passaggio, a parte il reverendo anglicano Scott al seguito di Nelson (e di qualche altro suo collega presente con la flotta inglese in quel periodo), si è sempre parlato di un certo Jermyn, pastore anglicano, del quale però si avevano scarsissime notizie. Alcuni, interessanti e preziosi dati in più ce lo offre il libro fresco di stampa di Giovanna Sotgiu ed Alberto Sega ”Inglesi nell’Arcipelago”, che tra gli altri proprio del reverendo Jermyn parla. Si chiamava George Bitton Jermyn e visse a La Maddalena per sei anni, dal 1851 al 1857. All’epoca era parroco don Michele Mamia Addis e vice Paolo Demuro e Silvestro Zicavo detto Preti Isulanu. Quando giunse a La Maddalena Jermyn aveva 62 anni, un’età avanzata a quell’epoca. Di Halesworth nel Suffolk (zona sud orientale dell’Inghilterra), e di famiglia benestante, “era un uomo colto, aveva una laurea in Master of Arts, e due in legge. Come pastore anglicano – scrivono nel citato libro Sotgiu e Sega – aveva retto diverse parrocchie”. Di lui, aggiungono ancora gli autori, sono state trovate notizie su una pubblicazione edita dall’Università di Oxford. Perché venne nell’Arcipelago (dove avevano dimora anche i compatrioti coniugi Collins, Webber e Roberts) e vi visse per un breve periodo di tempo e cosa vi facesse per campare, neanche il nuovo libro però riesce a rivelarlo. Sposato due volte (la prima divenne vedovo) ebbe dei figli, rimasti in Inghilterra. Non si hanno notizie se a La Maddalena venne con la moglie. Pare però che fosse diventato povero. Certo è che la sua presenza dovette essere ‘destabilizzante’ nella cittadina, quantomeno e non solo agli occhi del parroco Mamia che proprio in quel periodo doveva apprestarsi a gestire la presenza di Garibaldi, massone ed anticlericale. Oggi, in tempi di ecumenismo ed estrema, a volte eccessiva tolleranza, certi particolari sfuggono. Ma allora non si scherzava, né da una parte né dall’altra. Anche perché spesso l’elemento religioso si confondeva con quello politico. È bene perciò ricordare, ad esempio che ai tempi di Mamia, il crocifisso ed i candelieri donati dall’anglicano Nelson erano conservati (nascosti) in fabbriceria e che nei cimiteri i cattolici non seppellivano i protestanti (e viceversa). Ciò accadde anche per George Bitton Jermyn, deceduto il 2 marzo 1857. Il parroco Mamia Addis, alla richiesta di seppellimento nel Cimitero Vecchio rispose picche (le regole canoniche allora erano queste) e Jermyn venne inumato a Santo Stefano, in un piccolo cimitero sconsacrato.

Nei giorni 9 e 10 ottobre 1971 La Maddalena ricevette la visita ufficiale del suo figlio più illustre: mons. Carlo Curis, da pochi giorni ordinato arcivescovo di Medeli e delegato apostolico di Ceylon. L'accoglienza dei maddalenini fu calorosa. e "una moltitudine di folla - scrisse Pietro Favale su L'Unione Sarda - gli ha tributato il suo affetto, la sua stima, la sua devozione". Nella foto, scattata sulla porta della chiesa di Santa Maria Maddalena, lo vediamo con il sindaco Giuseppe Deligia (a destra), padre Salvatore Vico (dietro), l’assessore provinciale Pasqualino Serra (dietro), mons. Salvatore Capula (a sinistra), il presidente della giunta parrocchiale Sandro Conti (a sinistra).