Centenario nascita: Mons. Capula
Tra il 1940 e 1943 gli alleati anglo-americani, contro i quali l’Italia era in guerra, a fianco della Germania, si erano impossessati di Malta, poi dell'intera Africa settentrionale e successivamente si apprestavano a sbarcare in Sicilia. La situazione precipitò nella primavera del 1943. “La base di La Spezia – scrive nei suoi diari don Capula - non forniva più alcuna sicurezza e la Marina Italiana aveva deciso di trasferire il grosso della divisione navale dalle basi dell'Italia meridionale, troppo esposte alle azioni dei bombardamenti alleati, al cosiddetto estuario di La Maddalena”. Conversero dunque sull’arcipelago maddalenino gli incrociatori pesanti Gorizia e Trieste, alcune torpediniere ed altre unità minori. “Quelle navi così imponenti, ben armate e moderne, sembravano voler tranquillizzare i cittadini”. Di lì a poco invece, quando l’attenzione alleata si volse verso La Maddalena, la piazzaforte miliare costruita a partire dalla fine dell’Ottocento e potenziata nei primi quaranta anni del Novecento, sulla quale e per la quale erano stati spesi ingenti somme di denaro, mostrò tutta la propria fragilità. Le poderose batterie costiere, i grossi cannoni, e vari sistemi di difesa navali ed aerei installati, nulla poterono contro le bombe che piovvero da aerei che volavano ad altezze irraggiungibili dalla nostra contraerea “Il sabato del 10 aprile 1943, poco prima delle tre pomeriggio” scrive don Capula “fu avvistata una nutrita squadriglia di bombardieri anglo-americani che puntava in direzione dell'arcipelago che in pochi minuti si trovò sulla verticale degli obiettivi, sui quali piovvero decine e decine di ordigni. Il segnale d’allarme giunse troppo tardi, e per molti non ci fu scampo. Per una manciata di minuti si scatenò l'inferno!”. L’incrociatore Trieste, alla fonda nella baia di Mezzo Schifo, venne colpito irrimediabilmente ed affondò, il Gorizia, ormeggiato a Porto Palma, a Caprera, fu seriamente danneggiato, altre nave ormeggiate ed altre strutture subirono vari danni. “Centrate le navi” scrive ancora don Capula “gli apparecchi puntarono sull'Arsenale Militare, senza risparmiare gli edifici della campagna circostante. Centinaia di vittime; ovunque lamenti e urla di gente ferita, mutilata, straziata dalle bombe. Nei giorni successivi non ci fu più pace per Arcipelago; nuove ripetute e incursioni si accanirono, non solo sugli obiettivi militari, ma anche sull'abitato; rimasero danneggiate alcune case e la Chiesa, per fortuna con conseguenze meno disastrose per le persone”.
(22 – continua) Claudio Ronchi
Aggiunte al Dizionario Maddalenino
Glossario etimologico comparato e toponimi
a cura di Renzo de Martino
- Arrussazzàtu: arrossato. La ripetizione accentua espressivamente la persistenza del rossore (detto soprattutto del volto). Da russu, ‘rosso’.
- Arruzzicà: (ruzzicà), rosicchiare. Ruzzichigghja sin’ a l’ossu (rosicchia sino all’osso). Ruzzicatu, corroso, ruvido, dentellato. Gall. e còrso runzicà, sardo rozzigare, sass. ruzzigà: forme vicine all’it. ant. rosegare, rosicare, rosicare. (cfr. spagn. e port. rosegar). Lat. tardo rosecare, dal lat. class. rodere. La voce madd.è formata con la a prostetica di appoggio con valore intensivo, come arrubbà, ‘rubare’, arrascià, ‘raschiare’, arruchitu, ‘roco, rauco’ ecc. (con raddoppiamento fonosintattico della r pronunciata vibratamente, quasi come nello spagnolo).
- Arsinà: arsenale navale (anche cantièri). Còrso arsenal (spagn., port., fr. idem): l’ingl. arsenal indica ‘fabbrica o deposito d’armi’ (tedesco idem); l’arsenale navale, invece, è shipyard o dockyard. Gen. Arzanà. Dall’ar. dar as-sinà = stabilimento per costruzioni navali. La derivazione più diretta è l’it. ‘dàrsena’.
- Artìcciu: acre e pungente (detto soprattutto dell’odore: adori articciu). Alterazione, per rotacismo, di ‘alticcio’ (cfr. gen. artua, altura), che , tra l’altro, ha il significato di profondo, intenso, di qualità ad alto grado.
- Arzà: alzare (con rotacismo, l > r ). Oltre al comune significato transitivo di ‘alzare, sollevare’ (ha arzatu u capu) ha quello intransitivo di ‘salire’. Solecismo comune ad altri dialetti: sass. azzà, gall. e còrso alzà. (Il genov. alsà ha valore soltanto transit.: alsà o gomio, ‘alzare il gomito, beresmodatamente). Etm. dal mediev. *altiare (lat. altius = più alto), per contaminazione con ‘issare’; it. meridion. izari e azari (cfr. franc. isser, XVI sec., spagn. izar): dall’oland. hijssen.
- Arzecàla (arzeccàla) : palanchino per chiudere porte e cancelli. Gall., còrso, sass. e sardo cricca. Forma parallela all’it. ‘saliscendi’ (arza e cala, solleva e abbassa). Soprannome, assai espressivo, d’uno zoppo. Cfr it. ant. saliscèndolo: “movimento alterno delle mani per scandire il tempo di un canto o di un’esecuzione musicale”. Si noti che anche’palanchino’ ( madd. palanchinu, dimin. di ‘palanca’, dal gr. phálanga, ‘bastone’) designa un’asta di ferro per fare leva e sollevare pesi (anche in questa accezione si può rilevare l’analogia del traslato madd.).
- Asinelli (Passo degli ): toponimo. Piccolo braccio di mare tra Razzoli e Santa Maria. Nel punto meno profondo ( 30 – 50 cm. ) gli asini ( e, naturalmente, cavalli e buoi) potevano guadare il mare per passare da una sponda all’altra.
- Attambainàtu: stupefatto (deform. di attumbinatu). Vedi nel mio Diz. Madd. il lemma intumbitu.
Un libro da leggere
Inglesi nell’Arcipelago

Giovanna Sotgiu e Alberto Sega
Sabato 5 novembre nel salone consiliare del comune di La Maddalena è stato presentato il libro: Inglesi nell’Arcipelago, da Nelson alla fine dell’Ottocento. Frutto di una ricerca del Corisma, in particolare di Giovanna Sotgiu ed Alberto Sega che ne sono gli autori, e pubblicato da Paolo Sorba, il libro rappresenta una pietra miliare sulla complessa ed interessante presenza a La Maddalena, di molti sudditi di Sua Maestà Britannica. Presenza che, scrivono gli autori “raggiunse, attorno alla metà dell’Ottocento, la massima concentrazione”. Ma, proseguono, “se è facile comprendere i motivi che indussero Nelson ad ancorare ripetutamente la flotta al suo comando nelle nostre acque, non è altrettanto semplice capire perché altri cittadini britannici, con interessi e stili di vita completamente diversi l'uno dagli altri, si allontanarono dalla madre patria per vivere su un'isola che, all'epoca, di attraente aveva ben poco. Alcuni di questi personaggi si integravano con la popolazione locale, per cui non fu difficile conoscerne attività, interessi, legami parentali, amicizie. Altri si mantennero più in ombra o rifiutarono, deliberatamente, qualsiasi contatto con la comunità isolana: di questi si seppe sempre piuttosto poco e ciò, pian piano, produsse delle voci incontrollate che, elaborate nel tempo, diedero origine a fantasiose interpretazioni”. Giovanna Sotgiu ed Alberto Sega hanno realizzato uno studio serio, rigoroso ed imparziale basandosi su una ricerca vasta ed approfondita, integrando, correggendo, o addirittura riscrivendo la storia di molti di loro.
Causa di beatificazione?
Aria di santità per padre Salvatore Vico

Padre Salvatore Vico
L’11 novembre scorso a Tempio, con la solenne concelebrazione religiosa presieduta da mons. Ottorino Alberti, arcivescovo emerito di Cagliari, la Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso nell’ottantesimo anniversario della sua fondazione hanno voluto fare memoria delle grazie ricevute, innalzando al Signore l’inno di lode e ringraziamento e ricordando la persona e l’opera del fondatore padre Salvatore Vico, prete maddalenino, nel 14° anniversario della sua morte. Per tale ricorrenza sono convenute a Tempio numerose suore della Congregazione, che svolgono altresì opera di evangelizzazione e di promozione umana animate da una profonda spiritualità sacerdotale ed ablativa in Italia, Brasile, Zaire, Gabon.

Da sinistra, mons. Alberti,
mons. Sanguinetti, mons. Raffatellu
( foto Antonelli )
Numerosa e commovente la partecipazione di vescovi (oltre all’arcivescovo Alberti e all’amministratore diocesano don Andra Raffatellu era presente il vescovo di Ozieri Sebastiano Sanguinetti), sacerdoti (tra gli altri mons. Tonino Cabizzosu, che ha tenuto una relazione), religiose, autorità civili (sindaci e amministratori dei paesi galluresi), amici e benefattori della Congregazione e quanti a diverso titolo sono ad essa legati spiritualmente, estimatori, gente da lui beneficata e gente comune. Padre Salvatore Vico è stato un sacerdote fedele, nutrito di preghiera e di pietà eucaristica, innamorato di Gesù Crocifisso e della Madonna. La tentazione di parlare di “santità “ è forte e palpabile fra i numerosi fedeli ivi convenuti. La santità di un uomo di grande equilibrio e sapienza di fede robusta e ardente, un padre straordinario e dolcissimo che ha vissuto intensamente per tutta la vita la passione educativa per i piccoli e i deboli e il carisma della carità e dell’amore fattivo e generoso verso ogni forma di povertà. La solenne concelebrazione è stata preceduta dalla proiezione di un video: “Padre Salvatore Vico amore per l’Eucaristia e zelo per la missione” realizzato dalle suore della Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso, con foto e diversi suoi scritti che testimoniano con incisiva evidenza i tratti caratteristici della sua spiritualità e il “carisma” da lui vissuto e trasmesso alle sue Figlie.
Giovanni Antonelli