Anno VI
Il Vento - n° 136
15 Novembre 2005
Mentalità del Baleno, addio

L'assessore all'urbanistica E. Satta

Per scelta o per necessità la mentalità dello scoglio Baleno dovrà essere necessariamente abbandonata. Ne è convinto, sebbene inconsapevolmente, l’assessore all’urbanistica del comune di La Maddalena Enzo Satta (di professione architetto) anche se né lui né molti altri sanno di che cosa si tratti. Lo ricordiamo. Circa trent’anni fa (ma erano tempi in cui l’Arsenale aveva ancora 600 dipendenti, l’Ospedale ed il Comune assumevano, così anche gli americani) ci fu un vasto movimento d’opinione pubblica, alimentato da alcuni partiti ed associazioni, volto ad impedire la realizzazione di un grande porto turistico a Padule, nei pressi dello scoglio Baleno appunto, zona né allora né oggi di particolare pregio. Oggi l’assessore Satta parla, a nome della maggioranza consiliare, di investimenti turistici di qualità. “Noi – afferma - vogliamo fare di La Maddalena un importante polo turistico di qualità. Per realizzare ciò però non si possono utilizzare aree degradate, o strutture edilizie già esistenti. Le strutture ricettive di qualità devono essere accuratamente ubicate in luoghi particolari, pur preservando, naturalmente, le aree di particolare pregio e delicatezza dal punto di vista ambientale. Le strutture ricettive di qualità devono essere collocate là dove è opportuno che lo siano, per catturare quella particolare fetta di mercato. Quindi l’albergo in prossimità della città o nel centro abitato, in prossimità del porto turistico, oppure immerso nel verde, ma anche in prossimità degli arenili, della marina, o anche in posizione panoramica”. Mentalità del Baleno, dunque, addio!
Claudio Ronchi
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Meditazione sulla XXXIV domenica del T.O., Anno A
don Sandro Serreri
Gesù Cristo Re dell’Universo
“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40b).
Il Vangelo dell’ultima domenica dell’anno liturgico ci presenta il grandioso affresco del giudizio, quando il “Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria” per separare “gli uni dagli altri”. Si tratta del giudizio per tutti i “benedetti del Padre” e i “maledetti”, per tutti coloro che riceveranno “in eredità il regno” o il “fuoco eterno”. Il giudizio finale non consente ulteriori tempi di attesa, giustificazioni. Sarà l’amore a separarci per andare “al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”. Questo, perché solo l’amore ci consentirà di riconoscere nell’affamato, nell’assetato, nel forestiero, nell’ignudo, nel malato e nel carcerato Gesù. Quindi, non saranno i codici civili e penali, l’opinione pubblica e i tribunali, ma la bellezza dell’amore tradotto in carità e solidarietà sociale a stabilire il giudizio definitivo ed eterno. Allora, il bene sarà separato dal male, per sempre. Perciò, la zizzania non crescerà più con il grano. Riconoscere Gesù nelle antiche e nuove povertà, quelle che continuano ad affliggere l’umanità, consentirà ad ogni uomo e donna di sentirsi chiamato benedetto, giusto, e di avere il regno e la vita eterna. Chiudendo il grande discorso dedicato ai tempi ultimi, Gesù, servendosi del linguaggio apocalittico, dipinge in modo inequivocabile la scena solenne del re che, separando, giudica per mezzo dei “fratelli più piccoli”. Sono questi, infatti, i veri giudici, perché saranno le povertà non riconosciute, trascurate, occultate, a pronunciare il giudizio e, quindi, a condannare chiunque ha vissuto non riconoscendosi custode del fratello. L’anno liturgico si chiude con la proclamazione della universale signoria di Gesù Cristo, ma, insieme, con un severo monito rivolto a tutte le coscienze di buona volontà affinché, nonostante il mistero del male, che si esprime attraverso l’egoismo e la superbia, nessuna povertà ci lasci indifferenti. All’inizio del nuovo secolo e millennio la nostra società è scossa dal terrorismo, dalla piaga della fame, dal relativismo etico e morale, dal pensiero debole, dalla irrazionalità dell’impero della scienza e della tecnica, dall’assenza dei valori spirituali. In questo inarrestabile divenire, che appare sempre più contro l’uomo, la pagina evangelica del giudizio viene non ad incutere paura, ma a scuotere le coscienze assopite, ingenue, indifferenti. “La bellezza salverà il mondo”, ebbe a dire il servo di Dio papa Giovanni Paolo II. Parafrasando questo insegnamento, direi che sarà la bellezza dell’amore ritrovato a salvare il mondo. Per questo, i cristiani guardano con speranza il grandioso affresco del giudizio. Impegnati a riconoscere Gesù, specialmente nei poveri, i cristiani del nuovo millennio vogliono, sempre più, assumersi la responsabilità di essere protagonisti nella storia guidata dalla signoria di Gesù Cristo. Forse, il prossimo passo sarà quello di riconoscere che siamo entrati dentro il tempo del post-cristianesimo. Ma questa presa di coscienza non dovrà privarci di continuare a sentirci luce, sale, e a vivere l’amore di Dio, quell’amore che si manifesta soprattutto quando la notte sembra avanzare prepotentemente o non vuole lasciare il posto all’alba di un nuovo giorno.
Archivio Rubrica: Meditazioni
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Quelli del ‘27’ indiretto
Il futuro dell’Isola? Il precariato
Tramontata per molti giovani maddalenini la possibilità del posto fisso, statale, garantito, è bene prendere atto di alcune situazioni. Non tutti potranno essere imprenditori di sé stessi. Lo slogan, in una economia di mercato, vale per pochi. Ci vorranno anche i dipendenti. E non tutti saranno direttori, comandanti, supersegretarie, chef, capi di qui e capi di là. Molti dovranno essere marinai, motoristi, camerieri, segretari, operai (specializzati e non) ed impiegati in genere, cioè salariati. La differenza rispetto al passato sarà però che per una consistente parte di queste persone il lavoro sarà legato alla stagionalità. Sebbene con uno sforzo ‘immane’ si possa allungare la stagione turistica, anche di altri tre mesi (o quattro), molte strutture ed attività saranno ad essa legate come ad essa legata di conseguenza sarà l’occupazione. E comunque nel privato ognuno deve continuamente guadagnarsi il posto che occupa. Altro problema per i maddalenini sarà la concorrenza di mano d’opera esterna. E per gli imprenditori e commercianti attuali, sarà tutto rosa e fiori? Non pochi di loro verranno messi seriamente alla prova: quelli del ‘27’indiretto.
C.R.
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Il turismo a La Maddalena
Un mercato senza offerta
Il turismo, da manifestazione marginale, può diventare un momento centrale della società e dell’economia isolana. La Maddalena, di per se è destinazione eccellente. Non occorre che i propri abitanti producano sforzi esagerati per procurarsi le risorse. La materia prima esiste e costa nulla, l’ambiente. Gli investimenti concernono solo le spese di trasformazione. Polo di attrazione, l’Arcipelago lo è diventato senza volerlo perché il turista ha scelto la destinazione: si è giovato di economie esterne, ha sfruttato la domanda elastica stagionale e instabile, senza mai formulare una propria offerta. L’attrezzatura disposta in una qualsiasi località per accogliere gli eventuali turisti costituisce l’offerta. I prodotti dell’offerta turistica, nella sua parte terminale, cioè l’industria turistica in senso stretto si compongono, nella maggior parte, di servizi. I servizi sono consumati sul posto dal turista. Quindi, nel mercato turistico, come in qualsiasi altro mercato ritroviamo le due componenti fondamentali della produzione-offerta e del consumo-domanda. Il prodotto offerto e consumato è composto di elementi tangibili e intangibili, invece che di un unico elemento ben determinato. Il mercato turistico isolano è un mercato anomalo perché soddisfa unicamente il bisogno turistico prioritario dell’utilizzo del bene primario, chiamasi esso mare, natura, ambiente, mentre non riesce a garantire tutti i servizi richiesti. L’industria turistica ha una produttività ridotta, di per se, e alla Maddalena, questo enunciato vale nella sua massima espressione. Ma i beni che ci ha sinora fornito Madre Natura non sono illimitati e non sono eterni. Solo lo sfruttamento legato alla stagionalità, un mese all’anno quando il turista sceglie la “destinazione arcipelago” non serve a produrre reddito. Al contrario fornisce la falsa illusione di un benessere diffuso, limitato nello spazio e nel tempo, e serve a convincere che la strada da seguire sia quella di una politica di prezzo, alto, e di prodotto, fornito con approssimativa professionalità, politica dettata dalla presenza concentrata in pochi giorni. Cambiamo visuale: il turismo è principalmente un industria. Il concetto ci è ben chiaro. È un industria di servizi, è terziario. E come tale presenta tutta la sua complessità. Occorre acquisire professionalità partendo dalla fase di produzione per finire a quella di commercializzazione del prodotto. Gli operatori locali sapranno mostrarsi abili nella ricerca di mercato, nelle operazioni di marketing. La competenza è tutta da apprendere: nulla si improvvisa. Bisogna mostrare spirito di abnegazione-sempre al servizio del cliente-tolleranza: il cliente ha sempre, o quasi sempre, ragione. Noi maddalenini, altre parole dobbiamo accingerci a cambiare mentalità: e reimpostare il nostro modus vivendi e operandi? accetteremo di appartenere a un sistema in cui la nostra, essa davvero inaccettabile, spocchia di primi della classe non ci giova? Saremmo disposti a farci insegnare da coloro che, nei decenni passati, a malapena degnavamo di considerazione, i “pastori”, come si rischia il capitale nell’industria delle vacanze e come lo si fa fruttare? Saremmo disposti a sacrificare, ma non a far violare, alcuni tratti del nostro territorio costiero? La risposta a tutti questi quesiti, che non sarà e non deve essere immediata, potrebbe servire ad aiutarci a percorrere il giusto cammino che, nel breve termine , resterà tutto in salita.
Tore Abate
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