Anno VI
Il Vento - n° 137
1 Dicembre
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Richiamate Regnoli
Il 31 marzo 1926, nel Municipio di La Maddalena, precisamente nel gabinetto del commissario prefettizio, furono convocate una decina di persone. Non si trattava di maddalenini qualsiasi ma di responsabili vari di associazione di politiche e beneficenza. Nell'Arcipelago a reggere il Comune dopo la gestione commissariale di Domenico Tanca (1922-1924) e del prof. Pietro Demurtas (1924-1925) era stato nominato provvisoriamente il cav. Enrico Ragusa. All'incontro furono invitati il cav. Federico Bisconti, presidente della Congregazione di Carità e del Patronato Scolastico; il cav. Rodolfo Fiumara, segretario politico della locale sezione del Partito Nazionale Fascista; il cav. Cesare De Vecchi, presidente del Corpo di Assistenza Sociale; Irma Buzzone, presidente della locale sezione femminile del Partito Nazionale Fascista; Ermenegilda Melis, presidente delle Dame di Carità; Nina Tanca, componente il consiglio di amministrazione dell’ospedale Giuseppe Garibaldi (del quale era presidente Donna Costanza Garibaldi); suor Elisa Gotteland, superiora dell’Istituto San Vincenzo; il parroco di La Maddalena canonico cavalier Antonio Vico. Scopo della riunione era quello di ottemperare ad una circolare del Ministero dell’Interno che “raccomandava vivamente” la costituzione di una Federazione fra le Istituzioni Pubbliche e Private di Assistenza e Beneficenza, “allo scopo d’una migliore utilizzazione delle beneficenza, coordinando e integrando le diverse forme di attività di dette istituzioni, onde ottenere efficaci e larghi risultati pratici”. All'incontro non parteciparono tutti i convocati, sebbene tutti fecero tempestivamente pervenire gli atti di adesione delle rispettive assemblee o consigli di amministrazione. Al primo incontro non partecipò nemmeno il parroco Antonio Vico, il quale tuttavia, all’unanimità dei voti dei presenti fu eletto presidente della costituita Federazione. A fungere da segretario venne invece chiamato Rodolfo Fiumara. Nel verbale della seduta, conservato nell’Archivio Parrocchiale, si legge che lo stesso Fiumara chiese che venisse “compilato a cura del Comune il regolare elenco dei poveri” nella formazione del quale dovevano “essere tenute in debito conto anche le designazioni che verranno fatte dalle Associazioni appartenenti alla Federazione”. Fiumara, che, ricordiamo era il segretario del Fascio, presentò poi un caso, quello del medico Giovanni Regnoli, più precisamente sottopose “al giudizio dei membri federali, la inattività assoluta del locale medico condotto, onde adottare i necessari provvedimenti perché gli indigenti ammalati non abbiano più oltre a risentire le dannose conseguenze derivanti dall'inattività di detto sanitario, il quale se percepisce lo stipendio dal Comune è doveroso che egli compia scrupolosamente il suo dovere; ciò prescindendo da ogni questione politica”.
(1– continua)
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Vie di Ieri e di Oggi
a cura di Giovanna Sotgiu
Via Zampiano

Uno scorcio di via Zampiano

Attualmente collega Largo Quasimodo (dove sorge il forno di Columbano) con via Monterotondo. Zampiano è il nome di guerra di Giovanni Zicavo, ancora in servizio nel 1858 in qualità di primo nocchiere della regia marina: come spesso avveniva i marinai assumevano nomi di fantasia la cui iniziale ricordava quella del loro cognome, ma mi è sconosciuto tanto il significato di Zampiano quanto la vera identità di Giovanni Zicavo. Cosa aveva fatto di importante per meritare l’intestazione di una via? La deliberazione consiliare del 1896 riporta una laconica motivazione: “Ricordiamo nell’attuale via del Rosario il nome di Zampiano che, soldato nei regi legni, guardò più volte nei perigli delle guerre”. Difficile anche capire quale fosse il percorso originario della via del Rosario che parrebbe corrispondere all’attuale via Raffaello Sanzio, con inizio, quindi, in via Ilva e sbocco in via Maggior Leggero: depongono a favore di questa ipotesi alcune mappe catastali e carte progettuali del Comune, contemporanee agli anni della delibera consiliare, in cui si dice chiaramente che il nome Raffaello Sanzio sostituiva quello, precedente, di via del Rosario; ma un altro argomento a favore potrebbe essere la presenza di un quadro incassato nella parete della proprietà Canonico presso l’incrocio con via Zampiano: il quadro, dipinto su legno e oggi ormai quasi completamente distrutto, rappresentava una Madonna, soggetto adatto al percorso che, in alternativa a via Maggior Leggero, conduceva al vecchio cimitero. La recita del rosario da parte di chi si recava a rendere omaggio ai morti, e quindi il nome che la ricorda, darebbero, allora, un senso all’intestazione della via. Preciso che non ho alcuna certezza su questa ultima spiegazione: si tratta solo di ipotesi che mi auguro di poter vedere confermate con l’aiuto di quanti ne sapessero di più.
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Pagine di Catechesi
a cura di don Sandro Serreri
La sede e l’ambone
Continuando a restare nell’area del presbiterio, dopo aver concentrato la nostra attenzione sull’altare maggiore e la mensa eucaristica, diamo ora uno sguardo ad altri due strumenti della celebrazione: la sede e l’ambone. La sede (cattedra), collocato al centro dell’abside oppure a destra o sinistra della mensa, è il seggio di colui che presiede ed insegna: il presbitero. La sua collocazione deve esprimere il compito del celebrante: presiedere l’assemblea liturgica e guidare la preghiera corale. Colui che presiede, è anche colui che insegna e che offre il sacrificio eucaristico. Egli parla e agisce in nome di Cristo e con la sua autorità. Il Cristo è presente in lui (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 7). La sede, dunque, dev’essere valorizzata, eretta sopra alcuni gradini o una pedana. Mai la cattedra è l’esaltazione di un uomo, ma, piuttosto, l’espressione visibile della funzione del prete nella Chiesa. Perciò, liturgicamente, non è legittima una sedia che funga da seggio come quelle che si vedono in molte chiese parrocchiali. Così facendo, il segno viene privato della sua carica simbolica. La collocazione della sede nel presbiterio dev’essere tale da consentire e facilitare la comunicazione tra il presidente-celebrante e l’assemblea. Il seggio della nostra chiesa parrocchiale (collocato a destra di chi guarda l’altare maggiore e in prossimità della balaustra), è una cattedra in legno fatta realizzare al falegname Vincenzo Ornano (e costata duecentomila lire) in occasione della visita di mons. Carlo Curis, nei giorni 9-10 ottobre 1971, a La Maddalena dopo la sua consacrazione ad arcivescovo di fedeli e nomina a delegato apostolico di Ceylon. Spostandoci a sinistra e dando le spalle alla bellissima santa Maria Maddalena (del 1890) del pittore veneto Noè Bordignon, ecco l’ambone. L’ambone è il luogo dove si annunzia la Parola di Dio. Per questo motivo, dev’essere disposto in modo tale che i ministri (lettori, salmista e presbitero) possano essere comodamente visti e ascoltati dai fedeli. La collocazione dell’ambone deve evidenziare l’importanza della Parola di Dio e, insieme, favorire il suo annunzio. Pertanto, liturgicamente, non è altrettanto legittimo l’uso di semplici leggii come, purtroppo, si continua a vedere in molte chiese parrocchiali. Il nostro ambone ligneo ha la forma di un grande leggio e non ha nulla di artistico. Lo si potrebbe sostituire con un ambone che trovi spazio in una balaustra semicircolare e, questo, rechi (in marmo o bronzo) i simboli dei quattro evangelisti. Voglio ricordare, in fine, che in molte chiese cattedrali, basiliche, parrocchiali, gli amboni sono due: uno a sinistra (del celebrante) per l’annunzio della Parola di Dio tratta dall’Antico e dal Nuovo Testamento, e l’altro, a destra, riservato per la proclamazione del Vangelo. Per questo scopo, si potrebbe ripristinare nella nostra parrocchiale l’antico pulpito marmoreo.
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