Centenario nascita: Mons. Capula
Caduto il Fascismo, il 25 luglio 1943, ed arrestato Mussolini, una delle sue destinazioni da prigioniero fu la piazzaforte di La Maddalena, già da qualche mese tuttavia rilevatasi drammaticamente vulnerabile agli attacchi aerei. E la venuta dell’ex duce a La Maddalena ha consegnato l’ancor giovane prete di Castelsardo, già ben visto a livello diocesano ed impegnato seriamente nel fare il parroco di La Maddalena, alla storia, alla grande storia che, come già in altre occasioni abbiamo evidenziato, si intreccia e a volte si fonde con quella piccola storia dell’Arcipelago. Non allora, ma negli anni successivi, don Capula ebbe la sua parte di notorietà per alcuni, pochi, incontri con Mussolini. Di questi episodi, fino alla sua morte, rivelò pochissime cose. E ciò contribuì ad aumentare l’interesse, anche recente, per lui, quasi fosse custode di chissà quali segreti, cosa che lui, non disdegnò, con i suoi silenzi, di alimentare. Lo ha fatto anche nelle su memorie, perpetuando, con estrema abilità, il mistero. “Per parecchi anni in avvenire – scrisse infatti anni dopo don Capula – ho dovuto rifiutare interviste di giornalisti e ricercatori che mi chiedevano i particolari di quegli incontri. In realtà non c’è molto da dire e quel che si può dire è già conosciuto”. Se qualcosa in più don Capula poteva o voleva dire, non lo ha detto, ed ormai se lo è portato definitivamente nella tomba. Mussolini, proveniente da Ponza, giunse prigioniero a La Maddalena la mattina del 7 agosto 1943. “La notizia – scrive don Capula - doveva rimanere segreta, ma, come succede spesso in Italia, era uno dei tanti segreti di Pulcinella. Di fatti, tutti sapevano dell'arrivo del prigioniero e in tanti, curiosi, militari italiani e tedeschi, guardie in divisa e in borghese e strani individui che si tenevano un po’ defilati, presero a gironzolare vicino ai possibili approdi per ‘dare un'occhiata’. Non fu certo l'accoglienza che Mussolini aveva ricevuto nelle sue precedenti comparse sull'isola, quando, in tre occasioni, approdò a La Maddalena in visita ufficiale, con il consueto e nutrito stuolo di gerarchica, ministri ed autorità in pompa magna, accolto dalla folla che lo acclamava”. Così prosegue il suo racconto don Capula: “Mi recai presso il rifugio di Nido d'Aquila per vederlo e offrire assistenza spirituale nel caso lo avesse chiesto. Pareva tutt'altro uomo da come era prima; gli occhi bassi, la schiena curva e sul volto si scorgeva un evidente pallone. Correva voce che fosse ammalato e tale era l'impressione che dava mentre lo scortavano a villa Webber. Mi presentai all’ammiraglio Brivonesi, che da 1942 comandava la piazza militare per mettermi a disposizione del prigioniero e dopo dieci giorni mi convocarono”.
(23 – continua)
Claudio Ronchi
Aggiunte al Dizionario Maddalenino
Glossario etimologico comparato e toponimi
a cura di Renzo de Martino
- Azzuc(c)arrà: chiudere in un angolo. Deformazione del gall. assaccarrà, ‘opprimere’, ‘assalire’; forse dallo spagn. encerrar (pron. enserrar): encerrar en un angulo (ad es., nell’incontro di pugilato sul ring, o per la pedina chiusa dal damista avversario in un angolo della scacchiera). È sinonimo di incatagnà (vedi il mio Dizionario Maddalenino ).
- Babbalùccu: stupido, sciocco. Comune, con qualche variazione, alla maggior parte dei dialetti italiani: gall. babballóccu, lig. babalücu, umbro babaluco, laz. babbalóccu, tosc. babbalucco, babbaluccio, sic. babbaluccu, pugl. babbalucchë, it. pop. babbalocco ecc. Formato da bab(b), che dà il significato di ‘sciocco’ (cfr. ‘babbeo’) + suff. lucco ( da ‘allocco’, lat. uluccus). Vedi anche il lemma babaùzzu nel Diz. Madd.
- Babìccia: spilungone. Dal lig ( = Battista), passato in varie regioni nel senso di ‘sempliciotto’ o, come nomignolo caricaturale, di ‘genovese’: si pensi, per una certa analogia, a Mighelò,soprannome generale dato un tempo dai maddalenini agli abitanti del quartiere Moneta, dove si erano stanziati molti immigrati liguri, soprattutto spezzini, che formavano la maggior parte delle maestranze addette ai lavori della piazzaforte in seguito alla deliberazione della R. Marina del 1887. L’epìteto in ragione del loro modo di dire mi ghe l’ho per ‘io ce l’ho’. Nell’Argentina, nella cui popolazione è forte la presenza di oriundi italiani, bachicha (pron. ‘bacìcia) significa tanto ‘sciocco’ quanto ‘italiano’. Forse l’assimilazione di ‘sciocco’- ‘spilungone’ è connessa, in qualche modo, con il detto ‘lungo e fesso’ (ovviamente non rispondente al vero – e non ce ne vogliano le persone alte per averlo riportato – ma piuttosto diffuso, forse per rivalsa e invidia da parte dei ‘piccoletti’…). Alla Maddalena era soprannominato Babiccia un certo Pasquale Semeria, perché alto e grosso ( aveva il privilegio di due soprannomi: oltre Babiccia, anche Scannapurpu per la sua abilità nel catturare i polpi).
- Baddhulà: sballottare, scuotere. Gall. abbuluttà, còrso sballuttà (e ciambuttà), genov. ballottà, it. ‘ballottare’. La voce madd. deriva forse direttamente da ‘ballo’ ( baddhu ), deverbale di ‘ballare’ ( lat. tardo idem), dal gr. bállein ( var. di pállein, lanciare, scuotere) o dal greco della Magna Grecia ballízein. Dall’it. ‘sballottare’ proviene invece, per metatesi, il madd. sbattulà.
Museo: tremila inglesi
Sul penultimo numero de Il Vento (n.135 del 1° novembre 2005), a proposito del Museo Diocesano di via Barone Manno, è stato scritto che tra il 2004 ed il 2005 i turisti inglesi che lo hanno visitato sono stati circa trecento. Rettifichiamo: sono stati circa tremila! E parliamo solo di visitatori inglesi!
Avviso
Il Museo Diocesano La Maddalena sito in via Baron Manno, informa che rimarrà chiuso fino al 13 dicembre. Durante questo periodo, chiunque voglia prenotare una visita o avere prenotazioni potrà contattare i seguenti numeri: Parrocchia 0789.737400-