Anno VI
Il Vento - n° 138
15 Dicembre 2005
Storia della Parrocchia
a cura di Claudio Ronchi
Richiamate Regnoli
La questione politica alla quale faceva riferimento il segretario del Fascio era che il dottor Giovanni Regnoli, nato a Pisa nel 1863 (all’epoca aveva dunque 63 anni), era iscritto alla Loggia Massonica Giuseppe Garibaldi (numero di matricola 30573), nella quale era entrato come ‘apprendista’ nel 1909, diventando poi compagno nel 1910 o infine maestro il 24 marzo 1911. Le accuse di Fiumara furono confermate da De Vecchi e dalla Bruzzone i quali aggiunsero che gli ammalati poveri “il medico comunale non lo chiamano più e sono costretti a trascurare la loro salute o sottostante a gravissimi sacrifici per pagare altri sanitari”. Abbiamo scritto che il canonico Vico non partecipò alla seduta del 31 marzo. Tuttavia della sua elezione gli diede notizia il vice Commissario prefettizio Ragusa con lettera del 9 aprile 1926. Vico accettò la presidenza ed il 25 aprile seguente presiedette la prima riunione. Dei lavori il canonico-presidente Vico diede notizia al commissario prefettizio, attraverso una relazione, dalla quale attingiamo le ulteriori notizie. Venne compilato “un unico elenco contenente i nomi dei poveri della città, veramente bisognosi di cure ed assistenza” e si provvide alla “ripartizione dei compiti”. Inoltre “si sono gettate le basi per l'espletamento di tutto un programma di piccole festicciole che dovranno procurare agli enti federati i mezzi adatti onde esplicare le loro attività”. Ancora, scrisse Vico “saranno rivolte premure sia all’Autorità Tutoria che al Comitato Provinciale Orfani di Guerra perché al Corpo di Assistenza Sociale vengano forniti i mezzi con una certa larghezza e se le pratiche iniziate sortiranno esito favorevole la Colonia Marina sarà aperta anche quest'anno”. Il riferimento all'accusa al dottor Regnoli scrive Vico: “Prendo atto di quanto nella seduta costitutiva della Federazione ha fatto presente il Cav. Fiumara a riguardo della poca puntualità con la quale il medico comunale dr. Regnoli si reca a visitare i malati poveri, prego la S.V. Ill.ma di voler invitare il predetto sanitario ad una più attiva esplicazione del suo mandato, riservandomi di segnalare le eventuali deficienze che nel servizio sanitario mi verranno segnalate, nella fiducia che l'energico intervento di V.S. servirà ad evitare il ripetersi degli inconvenienti fin qui lamentati”. Il clima politico dell’epoca (siamo come è facile osservare, in pieno Fascismo e la Massoneria era già stata messa fuori legge) non offre garanzie assolute dell’imparzialità dei giudizi espressi su Regnoli, anche se c’è da ritenere che un fondamento di verità doveva pur esserci, se non altro perché le accuse vennero confermate dallo stesso parroco. Anche si è bene ricordare che il canonico Vico, nella sua cinquantennale presenza a La Maddalena, nel particolare clima anticlericale che qui si viveva ebbe con i massoni molti scontri, e non solo, pare, verbali.
(2– fine)
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Vie di Ieri e di Oggi
a cura di Giovanna Sotgiu
via Pietro Micca

Uno scorcio di via Pietro Micca

L’attuale via Pietro Micca era nata per collegare la parte bassa del paese, all’altezza della piazza del Mercato, con la via della Polveriera, attraversando i blocchi di case che si erano venuti disponendo lungo le linee di livello e assecondando le asperità del terreno. Il suo percorso naturale l’avrebbe portata fino a piazza Toselli, invece la costruzione di case, isolate e senza alcun allineamento, in quello che avrebbe dovuto essere il suo proseguimento verso nord, chiuse ogni sbocco: così, oggi, essa nasce da via Fabrizi, sale verso via Regina Margherita, la attraversa e finisce in un vicolo chiuso. E’ formata, in ogni sua parte, da gradini: più frequenti nella zona inferiore, molto diradati nello slargo irregolare corrispondente al vicolo. Vi si aprivano poche porte fra le quali quella, situata a destra per chi sale, dell’ufficio telegrafico, la cui insegna rimase a lungo sulla parete anche dopo il trasferimento; accanto, il grande edificio che ospitava il forno di Battaglia. L’intestazione attuale, che sostituì quella più antica a sant’Ambrogio, è del 1896 e ricorda, seguendo l’epopea e la propaganda del tempo, un eroe simbolo della resistenza italiana allo straniero invasore. L’occasione che diede la morte e la gloria a Pietro Micca risale al 1706, durante l’assedio di Torino da parte delle truppe francesi. Micca era preposto alla guardia di una galleria di accesso alla Cittadella e, accortosi che un reparto di granatieri nemici tentava di penetrare in quel punto, non avendo tempo per organizzare altro tipo di difesa, aveva acceso le micce per far rollare la galleria trovando la morte insieme a tutti gli assalitori. Aveva avuto la delicatezza di allontanare un suo commilitone al quale aveva affidato la sua famiglia. Come sempre avveniva in questi casi nessun risarcimento fu dato alla moglie, se non l’assegnazione a vita di due razioni di pane al giorno.
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Il romanzo della Carcassi
Pubblicato “L’orafo”
Scivolano, innamorando di sé, le pagine de L’Orafo. Il romanzo di Rossana Carcassi, maddalenina, vincitrice di Junturas, il premio nazionale di letteratura di Orani, edizione 2004. Dopo un anno di attesa, è in tutte le librerie sarde e porta la firma della casa editrice nuorese Il Maestrale. Minuziosamente disegnata, proprio come un gioiello tra le mani di un orafo, la vita di Giovanni, Juan, dei suoi figli, delle sue figlie e delle mogli Margherita e Gracia, fiorisce riga dopo riga dall’invenzione esuberante, romantica ma anche razionale dell’autrice. Che tra un impegno domestico ed un altro, tra una lezione di letteratura ed un’altra, dopo aver appuntato rigorosamente i suggerimenti fantastici che il suo mondo immaginativo le sussurrava, ha tessuto meticolosamente le fila del suo romanzo. Che prima era soltanto la storia senza conclusione, raccontata più di una volta dalla nonna e serbata nell’anima e nella mente per tutti gli anni dell’adolescenza. Finalmente, le due righe impresse e perdute nei ricordi di una bambina, sono esplose, hanno preso forma e colore. Hanno conquistato dignità di romanzo. Hanno chiesto di diventare L’Orafo e quei personaggi che l’autrice ha rispolverato alimentato, viziato e curato. Dando loro nascita e paternità. E così Juan, Gracia, Dora, Margherita, Valentino, sembrano nutrirsi, crescere pagina dopo pagina, e palpitare. Perché in continua evoluzione nella mente dell’autrice, che li affanna, li ravviva, li rafforza, li disegna, li sa reinventare, proprio nell’attimo in cui sembrano perdere tono e l’azione del romanzo sembra illanguidire. Già l’incipit stupisce. Perché anticipa, dice molto, stuzzica quanto basta, per ammaliare il lettore che si trova irresistibilmente e magnificamente costretto a conquistarsi le pagine. È la memoria di Assunta che ha tra le mani una lettera scritta da un padre che non ha davanti agli occhi da decenni, ad aprire la storia. A lei, la Carcassi, affida il penoso dovere di introdurre la figura del padre Giovanni. L’Orafo. Che già cinquantenne, costretto nella realtà di un sud d’Italia degli anni ’20, sceglie, quasi inspiegabilmente di avventurarsi in Perù. Abbandona le figlie e Margherita. Diventa un altro uomo, un altro padre, un altro marito. Un altro amore. Forse quello in carne ed ossa. Diventa Juan e sposa Gracia. Ma resta sempre L’Orafo senza denaro.
Alessandra Deleuchi
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Nozze d'oro
Nozze d’oro per Franco Nurra e Paolina Cittadini. Nel giorno del compimento del cinquantesimo anno di matrimonio (8 dicembre 1955 – 8 dicembre 2005) sono tornati nella stessa chiesa dell’Istituto San Vincenzo. La Messa, alla presenza dei parenti, è stata celebrata da don Domenico Degortes. Auguri!
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È iniziata la stagione di prosa
Tutti al Longobardo
È iniziata, lo scorso mercoledì 14 dicembre, presso l’Aula Magna Primo Longobardo,la stagione teatrale 2005/2006 curata ed organizzata dal Centro Diffusione Attività Culturali (Ce.D.A.C.) di Cagliari con il sostegno del Comune di La Maddalena (Assessorato Cultura e Spettacolo). La rassegna si inserisce nel Circuito Teatrale Regionale Sardo, quest’anno alla sua ventiseiesima edizione. Il cartellone è molto ricco e, come ogni anno, propone lavori che spaziano dal classico alla commedia brillante d’autore. Il circuito si snoda all’insegna della grande qualità delle produzioni, tutte scelte tra il meglio che la scena nazionale propone. Il circuito sardo è presente su circa venti piazze isolane, coinvolge 28 compagnie per un totale di quasi 180 rappresentazioni. La rassegna della Maddalena si è aperta mercoledì 14 dicembre con la compagnia cagliaritana ‘Cada Die Teatro’ che porta sulle scene una riduzione del celebre romanzo di Francesco Masala: Sos Laribiancos (quelli dalle labbra bianche), sul palco l’attore Pierpaolo Piludu e il musicista Paolo Fresu. La regia è stata di Giancarlo Biffi. Il prossimo appuntamento è fissato per Lunedì 30 gennaio con ‘Il Borghese Gentiluomo’ di Molière, portato sulle tavole del Primo Longobardo dal Teatro Stabile della Sardegna. Si tratta di una divertentissima rilettura in chiave moderna del celebre testo di Molière: il nuovo “borghese gentiluomo” è un pastore sardo che, arricchitosi grazie alle speculazioni edilizie, vuole mettere la sua ricche a frutto in una sfolgorante ascesa sociale. Per far ciò si circonda di una serie di creativi “alla moda” che gli insegnano a cantare, a ballare, a discutere di qualsiasi argomento mondano o filosofico. Nutrito il numero di attori sulla scena: Cesare Saliu, Maria Grazia Bodio, Lia Careddu, Corrado Riannetti, Eleonora Giua, Paolo Meloni, Isella Orchis, Maria Grazia Sughi, Luigi Tontoranelli, L’adattamento e la regia sono di Orlando Forioso. Il cartellone prosegue venerdì 17 gennaio, con ‘L’ereditiera’ di Annibale Ruccello portata in scena dalla compagnia Nuovo Teatro Nuovo. La famosa vicenda dell’ereditiera portata alla celebrità dal film di William Wyler del 1950, viene trasferita dalle atmosfere nebbiose di New York al magico incanto del golfo di Napoli. Protagonisti di questo movimentatissimo lavoro sono Monica Piseddu, Giovanni Ludeno, Arturo Cirillo, Rosario Giglio, Michelangelo Dalisi, Antonella Romano, Salvatore Caruro. La regia è di Arturo Cirillo. Giovedì 23 Marzo, sarà Isabel Russinova a chiudere la stagione teatrale con ‘Ferro e Cuore – La Storia di Eleonora d’Arborea’, di Alberto Basetti.
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