Centenario nascita: Mons. Capula

Nelle prossime puntate riporteremo il racconto che don Capula, proprio lui, ha fatto degli incontri con Mussolini. Nel frattempo è interessante riportare quanto di quegli avvenimenti ci ha riferito qualche anno fa Lino Ornano, oggi anziano pensionato dello Stato, allora, nel 1943, ventenne marinaio che prestava servizio presso il Comando Difesa di La Maddalena. Cattolico praticante e fedelissimo di don Capula, lo accompagnava, quando gli impegni militari lo consentivano, ovunque si recasse, e lo assisteva nelle funzioni religiose. "Fui io, per due volte, ad accompagnare, a piedi, don Capula a villa Webber, da Mussolini. Fui io a portare il pesante altare da campo, sul quale don Capula celebrò Messa per Mussolini” ricorda Lino Ornano. Dopo il bombardamento del 10 aprile 1943, don Capula, ci racconta Ornano, aveva fatto sfollare a Castelsardo le sorelle Agostina e Anna Maria, nascosto non so dove il tesoro di Santa Maria Maddalena mentre l'archivio parrocchiale e poche altre cose preziose le avevamo portate in una grotta, sul costone del colle Puntiglione."Per timore dei bombardamenti – ricorda Ornano – don Capula non dormiva in canonica, ma a Nido d'Aquila, nell'abitazione della famiglia Santini, sfollata in Gallura”. Ornano, quando non era di guardia andava a dormire con lui, per fargli compagnia. “Io mi coricavo in una stanza, lui nell’altra. Partivamo dal paese all' imbrunire, a piedi. E arrivavamo di notte. Naturalmente non c'era la luce elettrica. A volte si cenava a casa, prima di partire; a volte si mangiucchiava qualcosa lì. Al mattino ci svegliavamo di buon ora. Lui perché alle sette e mezza doveva celebrare Messa ed io perché dovevo prendere servizio". Ornano seppe in ufficio di un possibile arrivo di Mussolini prigioniero. “La conferma l’avemmo quando gli operai dei telefoni ricevettero l'ordine di stendere, con urgenza una linea diretta tra villa Webber e l'Ammiragliato, saltando il centralino”. La sera del 7 agosto 1943, Lino Ornano e don Capula, sempre per paura dei bombardamenti, andarono a dormire a Nido d'Aquila, e passarono come sempre a piedi davanti al grande cancello del parco di villa Webber. “Sia l’interno del parco che la campagna circostante brulicava di carabinieri, polizia e metropolitani - ricorda Lino Ornano. "La tensione era alta. Improvvisamente spararono una raffica di mitra. Ci buttammo a terra. Don Capula si mise ad urlare: non sparate, non sparate, sono il parroco!”.
(24 – continua)