Anno VI
Il Vento - n° 139 - Speciale Natale
25 Dicembre 2005
Buon Natale 2005 e Felice 2006
Cari amici, lettori del “Vento”, la festa di Natale così ricca di luci, di gioia, di fraternità, ci annuncia Gesù sole di bontà e di amore, sorto sul mondo per illuminarlo, riscaldarlo e vivificarlo. Apriamo, anzi spalanchiamo le porte e le finestre della nostra vita al sole divino. Lasciamoci illuminare, riscaldare, trasformare da Lui. Noi, alle volte, pensiamo di bastare a noi stessi, di fare a meno di Lui. Cerchiamo la pace e la felicità, ma questi beni sono fragili come una bolla di sapone. La nostra pace ha bisogno di un Salvatore. La nostra felicità ha bisogno di un sostegno sicuro: Gesù Cristo il Figlio di Dio. La nostra comunità è preoccupata per il suo futuro; per tanti posti di lavoro che rischiano di venir meno, ma nel nostro arcipelago ci sono anche tante potenzialità da sviluppare, che richiedono impegno, inventiva e coordinamento. Il Natale del Signore, sole di bontà e di amore, quando ci si apre a Lui, illumina le guide della comunità per dedicarsi con sapienza e amore a guarire le ferite e infondere forza e serenità. Illumina i giovani perché non sprechino le loro esistenze dietro le gioie di un momento ma nella sobrietà, nella laboriosità e nella collaborazione preparino un avvenire sicuro. Illumina le famiglie perché trovino il segreto della vera gioia nell’amore umile, servizievole, generoso, pronto al dialogo, alla condivisione e al perdono. I bambini, la ricchezza più grande della famiglia saranno accompagnati all’incontro con Gesù nella Chiesa, perché essi sono i prediletti del Signore che si è fatto bambino a Betlemme. Il Natale di Gesù faccia apprezzare e valorizzare maggiormente l’esperienza e l’affetto degli anziani, con sentimenti di gratitudine. Infonda nei malati forza e speranza nel Signore che, dove è accolto, trasforma il male in bene e una stalla in un paradiso. Natale non è una giornata addobbata di gentilezza e verniciata di una gioia che non ha profondità. Il Natale è accogliere Gesù e il suo amore nella nostra vita. Allora è Buon Natale.
Don Domenico Degortes
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Meditazione sul Natale del Signore
don Sandro Serreri
“... troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 12b).
Il “bambino” é Gesú. “Avvolto in fasce”, perché neonato. E “giace in una mangiatoia”. Questo abbiamo cantato, per nove giorni di seguito: Vieni, Signore! Si tratta di una famiglia: Giuseppe, Maria e Gesú. Seguendo la stella, dunque, il cammino percorso ci ha ha condotto a contemplare “la” famiglia che porta “il” dono dell’amore infinito di Dio: il Figlio suo, incarnato per la nostra salvezza. Il Natale, perció, pone al centro della nostra contemplazione, illuminata e allietata dalle luci, colori e suoni della festa, la famiglia. Entrare nel significato piú profondo del Natale significa capire che Dio si manifesta a tutti i popoli come famiglia. Dio, nel suo disegno di salvezza, ha voluto assumere la carne dell’umanitá nascendo da una donna e in una famiglia stabile, riconosciuta, dove il calore é quello dell’amore e della fedeltá. Dio ha cosí stabilito che é la famiglia la migliore abitazione dove concepire, far nascere, crescere, educare e promuovere ogni uomo. Per questo, non vi é dovere esercitato piú meritorio di quello di tutelare la famiglia, consacrata dal Mistero dell’incarnazione, da tutto ció che viene a minacciare gravemente la sua funzione, identitá, modello antropologico, morale e sociale. Gesú, “bambino avvolto in fasce”, trasmette a tutti noi un messaggio di amore e pace indirizzato soprattutto a tutte le famiglie. Ecco, perché, i primi veri adoratori nelle mille e mille nativitá dei presepi sono le nostre famiglie riunite per festeggiare il Natale del Signore Gesú. É, dunque, la famiglia il presepe vivente costruito da Dio Padre, perché ad ogni uomo sia annunciata la salvezza. Allora, in questi giorni di festa, di gioia contagiosa, siamo invitati e sollecitati dal bambino Gesú, nato per noi, a riappropriarci del valore, fondamentale e insostituibile della famiglia come culla e casa sicura dell’amore, della fedeltá, del dialogo, dell’educazione, della solidarietá, della comprensione e del perdono.
Archivio Rubrica: Meditazioni
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Accogliete il Signore che viene
“E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Così San Giovanni all’inizio del suo Vangelo, rivelandoci il mistero dell'Incarnazione dei Figlio di Dio. Siamo chiamati ancora una volta non ad un semplice ricordo ma a rivivere, a rendere attuale l'evento salvifico del Natale, disponendo le nostre persone ad accogliere Colui che ci salva ed ama continuamente. Per ogni uomo aperto alla speranza, ma soprattutto per ogni cristiano questo significa lavorare con tutte le forze e con pienezza di gioia affinché tutto sia predisposto all'accoglienza del Signore che viene a visitarci “in ogni uomo e in ogni tempo”. Vivere il Natale significa credere una chiesa che accoglie la Parola di vita della Grazia che salva, missionaria nel mondo che cambia, una chiesa che dalla celebrazione Eucaristica passa a vivere nelle case in uomini perché l’amore del Signore possa essere da sostegno e consolazione per tutti. Significa costruire le chiesa diocesana che si prepara ad accogliere il nuovo Pastore, attendendo da lui il dono dell’unità apostolica e della guida sicura verso il Regno.

L'albero di Natale allestito in chiesa,
ai suoi piedi i viveri raccolti per i poveri

Significa lavorare per una città accogliente, pronta ad accogliere ed integrare coloro che, venuti da lontano o da altre culture, la abitano in cerca di lavoro, di pane e di dignità: una città che accoglie con il calore di strutture adatte tutti coloro che stanno ai margini della società per miseria, degrado, disperazione. Una città che cerca in primo luogo la pace e la serena convivenza tra tutti. Significa creare una famiglia accogliente di ogni vita sin dal suo nascere, di ogni anziano non più autosufficiente ma sempre prezioso, attenta alle ansie e ai disagi dei suoi ragazzi, pronta a creare spazio e calore a coloro che vivono la solitudine e l'abbandono. Vivere il Natale significa avere un cuore accogliente, aperto la presenza di Signore, attento al prossimo, capace ancora di meravigliarsi, di commuoversi, di perdonare e muoversi all'amore pieno e gratuito, nonostante tutto. Questo auguro ad ogni fratello di queste Chiese diocesana di Tempio-Ampurias, grato per il paziente sostegno mostratomi in questo lungo periodo di sede vacante. Buon Santo Natale a tutti.
Don Andrea Raffatellu - Amministratore diocesano
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Storia e origini della Festa di Natale
Verso l’anno 336 abbiamo notizia di una festa del natale a Roma, dove veniva celebrata il 25 Dicembre. Da S. Agostino veniamo a sapere che anche in Africa, pressappoco allo stesso tempo, si celebrava in uguale data il natale. Verso la fine del IV sec. la festa é ormai stabilita nel Nord Italia ed é considerata tra le grandi solennitá; cosí anche in Spagna. Nello stesso periodo, come apprendiamo da un discorso di S. Giovanni Crisostomo, pure ad Antiochia si celebrava il natale il 25 dicembre come festa venuta da Roma, ma distinta dall’epifania, celebrata il 6 gennaio. Al sorgere della celebrazione del natale hanno contribuito cause diverse. Il 25 dicembre, evidentemente, non é la data storica della nascita di Gesú, ma é stata scelta nel tentativo, da parte della chiesa di Roma, di soppiantare la festa pagana del “Natalis (solis) invicti”. Il culto del sole era molto in voga in quel periodo di decadente paganesimo e al solstizio d’inverno avvenivano solenni celebrazioni. Per allontanare i fedeli da queste feste idolatriche, la chiesa ha richiamato i cristiani a considerare la nascita di Cristo, vera luce che illumina ogni uomo. Le grandi eresie cristologiche dei secc. IV e V e la celebrazione dei quattro concili ecumenici di Nicea, Efeso, Calcedonia e Costantinopoli, hanno fatto del natale, soprattutto per opera di S. Leone Magno, l’occasione per affermare l’autentica fede nel mistero dell’incarnazione.
GLI AUGURI DI CHARLES DICKENS
“Pensate alle gioie presenti – ognuno ne ha tante – non alle disgrazie passate – tutti ne hanno qualcuna. Riempite di nuovo il bicchiere con volto radioso e cuore pago. Mi ci gioco la testa che il vostro sará un Natale allegro e un anno nuovo felice” (da Un canto di Natale di Charles Dickens).
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Da una omelia di San Josemaría Escrivá
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Fermiamoci un pó e cerchiamo di capire questo passo del Vangelo. Come é possibile che noi, che siamo nulla e nulla valiamo, possiamo fare delle offerte a Dio? Dice la scrittura: Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto. Il Signore sa che il dare é proprio degli innamorati, ed Egli stesso ci indica che cosa desidera da noi. Non gli importano le ricchezze, i frutti o gli animali della terra, del mare o dell’aria, perché tutto é suo; vuole qualcosa di intimo che gli dobbiamo offrire con libertá: Figlio mio, dammi il tuo cuore. Vedete? Non si accontenta di spartire: vuole tutto. Diamogli pertanto dell’oro: l’oro puro dello spirito di distacco dal denaro e dai mezzi materiali, cose che pure sono buone, perché vengono da Dio. Ma il Signore ha disposto che le utilizzassimo senza lasciarvi il cuore, mettendole a frutto per il bene comune di tutti gli uomini. Il nostro tesoro é qui, adagiato in una mangiatoia; é Cristo, e in Lui devono orientarsi tutti i nostri affetti, perché lá dov’é il tuo tesoro, sará anche il tuo cuore. Offriamogli poi l’incenso: é l’anelito, che sale fino al Signore, di condurre una vita nobile che diffonda intorno a sé il bonus odor Christi, il profumo di Cristo. Quando le parole e le azioni sono impregnate del bonus odor, si semina comprensione, amicizia. La nostra vita deve accompagnare quella degli altri perché nessuno sia o si senta solo. La nostra caritá deve essere anche affetto, calore umano. Il buon odore dell’incenso promana da un carbone acceso che brucia, umilmente, una manciata di granelli; il bonus odor Christi si avverte, in mezzo agli uomini, non per la fiammata di un fuoco fatuo, ma per l’efficacia delle braci accese delle virtú: la giustizia, la lealtá, la fedeltá, la comprensione, la generositá, la gioia... Assieme ai Magi, offriamo infine la mirra, ossia il sacrificio, che non deve mai mancare nella vita cristiana. Concludo ripetendo alcune parole del Vangelo odierno: Entrati nella casa, videro il Bambino, con Maria, sua madre. La Madonna non si separa da suo figlio. I Magi non sono ricevuti da un re assiso sul trono, ma da un bambino nelle braccia di sua madre. Chiediamo alla Madre di Dio e Madre nostra di guidarci al cammino che porta all’amore pieno: Cor Mariae dulcissimum, iter para tutum! Il suo dolce cuore conosce la via piú sicura per trovare Cristo.
(6 gennaio 1956)
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