“... troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 12b).
Il
“bambino” é Gesú.
“Avvolto in fasce”, perché neonato. E
“giace in una mangiatoia”. Questo abbiamo cantato, per nove giorni di seguito: Vieni, Signore!
Si tratta di una famiglia: Giuseppe, Maria e Gesú. Seguendo la stella, dunque, il cammino percorso ci ha ha condotto a contemplare “la” famiglia che porta “il” dono dell’amore infinito di Dio: il Figlio suo, incarnato per la nostra salvezza. Il Natale, perció, pone al centro della nostra contemplazione, illuminata e allietata dalle luci, colori e suoni della festa, la famiglia. Entrare nel significato piú profondo del Natale significa capire che Dio si manifesta a tutti i popoli come famiglia. Dio, nel suo disegno di salvezza, ha voluto assumere la carne dell’umanitá nascendo da una donna e in una famiglia stabile, riconosciuta, dove il calore é quello dell’amore e della fedeltá. Dio ha cosí stabilito che é la famiglia la migliore abitazione dove concepire, far nascere, crescere, educare e promuovere ogni uomo. Per questo, non vi é dovere esercitato piú meritorio di quello di tutelare la famiglia, consacrata dal Mistero dell’incarnazione, da tutto ció che viene a minacciare gravemente la sua funzione, identitá, modello antropologico, morale e sociale. Gesú, “bambino avvolto in fasce”, trasmette a tutti noi un messaggio di amore e pace indirizzato soprattutto a tutte le famiglie. Ecco, perché, i primi veri adoratori nelle mille e mille nativitá dei presepi sono le nostre famiglie riunite per festeggiare il Natale del Signore Gesú. É, dunque, la famiglia il presepe vivente costruito da Dio Padre, perché ad ogni uomo sia annunciata la salvezza. Allora, in questi giorni di festa, di gioia contagiosa, siamo invitati e sollecitati dal bambino Gesú, nato per noi, a riappropriarci del valore, fondamentale e insostituibile della famiglia come culla e casa sicura dell’amore, della fedeltá, del dialogo, dell’educazione, della solidarietá, della comprensione e del perdono.