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n° 45 Sabato  11 Novembre 2017

EDITORIALE

 Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore.

Nella vita ogni tanto dobbiamo superare degli esami, negli studi, nella professione, nella salute. Li affrontiamo con impegno e con un certo tremore. L’esame più importante è l’ultimo, il giudizio di Dio, dal quale dipende l’eternità. L’esaminatore è Dio, che ha presenti  tutte le nostre opere e legge nel segreto del cuore. La vita terrena è il tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo. La morte vi pone fine. Nel Nuovo Testamento si parla a più riprese, di una immediata retribuzione, data a  ciascuno dopo la morte, in rapporto alle sue opere e alla sua fede. “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”, dice san Giovanni delle Croce.  In un giudizio particolare, ogni uomo fin dal momento della morte, riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine, oppure si dannerà immediatamente per sempre. Ci sarà anche il giudizio universale al momento del ritorno di Cristo, preceduto dalla risurrezione di tutti i morti. Soltanto il Padre ne conosce il giorno e l’ora. Allora Cristo “verrà nella sua gloria…E saranno riunite davanti a lui tutte le genti ed egli separerà gli uni dagli altri come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra… E se ne andranno questi al supplizio eterno i giusti alla vita eterna” (Mt 25,31-46). Il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la vita terrena sarà manifesto. La giustizia di Dio trionferà su tutte le ingiustizie umane. Sant’Agostino commenta: “Dio si volgerà verso i malvagi e dirà loro: quando ho posto i miei poverelli sulla terra, li ho costituiti come vostri fattorini perché portassero le vostre buone opere nel mio tesoro: voi non avete posto nulla nelle loro mani, per questo non possedete nulla presso di me”.

 

Giornata del Ringraziamento

GIORNATA-RIGRAZIAMENTOÈ la 67a, si celebra domenica 12 novembre in tutte le Messe. La Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e del lavoro, la giustizia e la pace, la custodia del creato, nel suo messaggio invita a ringraziare il Signore per i frutti della terra, a guardare alla realtà del mondo agricolo ed acquisire uno sguardo nuovo sul dono della terra da coltivare così che dia lavoro, cibo, benessere e sviluppo. Per molti giovani può essere una opportunità in cui investire energie e competenze.  Tante imprese agricole sono a conduzione familiare e questo favorisce l’umanizzazione del lavoro. L’agriturismo collega la coltivazione della terra e l’ospitalità aprendo vie nuove. Il 2017 è stato l’anno internazionale del turismo. Non c’è solo il turismo balneare o nautico, c’è anche un  turismo collegato alla terra e al mondo agricolo. La bellezza del nostro territorio è un incentivo formidabile. Il nostro patrimonio fatto di bellezze storico-paesistiche, è una opportunità di crescita sociale e spirituale, ma fatta anche di cibo buono, salutare, fresco, e al giusto prezzo, legato al territorio, cucinato seconde le tradizioni. Coltura e insieme cultura. Di tutto questo si può attuare qualcosa a La Maddalena? Terreni incolti, nonostante tutto, ce ne sono ancora. Non si potranno coltivare piantagioni di girasole, ma gli ulivi possono crescere. In passato a La  Maddalena c’erano anche delle vigne e degli orti nonostante la  scarsità d’acqua. A Caprera Garibaldi, che era un militare,  ha lasciato ai Maddalenini un bell’esempio di azienda agricola all’avanguardia. L’agriturismo sorto a Caprera si è ispirato a lui. Dice san Francesco nel suoi cantico: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sostenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori ed herba”. La terra è madre, può dare cibo, frutti, fiori, lavoro. Non sempre sarà una madre ricca ma sempre può dare qualcosa a chi l’avvicina con coraggio, con amore e fantasia.

 

Prima giornata mondiale dei poveri

 19 novembre

Amiamo non a parole ma con i fatti.

GIORNATAMONDIALE-POVERI2017Papa Francesco ha stabilito che nella penultima domenica dell’anno liturgico, quella prima della festa di Cristo Re, si celebrasse in tutta la Chiesa, la Giornata Mondiale dei Poveri. Egli dice nel suo messaggio: “Non pensiamo ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili, dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita. Se vogliamo incontrare Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, come riscontro della comunione sacramentale dell’Eucaristia. La povertà ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dalla emarginazione, dal sopruso, dalla violenza dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dalla emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Desidero che le comunità cristiane, nella settimana precedente la Giornata Mondiale dei Poveri, che quest’anno sarà il 19 novembre, si impegnino a creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto. Potranno invitare i poveri e i volontari a partecipare insieme all’Eucaristia di questa domenica. Se vicino alla nostra casa vivono dei poveri che cercano protezione ed aiuto, accogliamoli come ospiti privilegiati alla nostra mensa; potranno essere dei maestri che ci aiutano a vivere la nostra fede in maniera più coerente. A fondamento di tante iniziative concrete ci sia sempre la preghiera. Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri; il pane che si chiede è “nostro” e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune. I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere  per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo. Oltre alle varie iniziative dei singoli e delle famiglie, le parrocchie cittadine hanno organizzato una cena di solidarietà il 18 novembre a Moneta preso i locali dell’oratorio San Domenico Savio alle ore 20.00. Il ricavato sarà devoluto ai poveri della Città.

 

 

RAGGI DI SOLE

 LA VIRGOLA

ALBERO-11112017C’era una volta una virgola seccata dalla poca considerazione in cui tutti la tenevano. Perfino i bambini delle elementari si facevano beffe di lei. Che cos’è una virgola, dopo tutto? Nei giornali nessuno la usa più. La buttano, a casaccio. Un giorno la virgola si ribellò. 

Il Presidente scrisse un breve appunto dopo il lungo colloquio con il Presidente avversario: “Pace, impossibile lanciare i missili” e lo passò frettolosamente al Generale. In quel momento la piccola, trascurata virgola mise in atto il suo piano e si spostò. Si spostò solo di una parola, appena un saltino. Quello che lesse il Generale fu: “Pace impossibile, lanciare i missili”. E scoppiò la Guerra Mondiale.

In una foresta del Colorado i turisti ammirano i resti di un albero colossale. Aveva più di cinquecento anni Quando Cristoforo Colombo era sbarcato sul continente americano era già una tenera pianticella. Aveva sopportato bufere e terremoti, era sopravvissuto a migliaia di fulmini e slavine di neve. Ci volevano venti uomini per circondare il suo tronco a braccia aperte. Un giorno, un insetto quasi invisibile depose un po’ di uova microscopiche in un angolino della sua corteccia. Ne nacquero minuscole larve da niente, dal robusto appetito. In pochi mesi, il gigante della foresta, che aveva vinto secoli e tempeste, fu distrutto. Fai attenzione alle piccole cose. Sono il seme di quelle grandi. Una piccola scintilla di fuoco può scatenare un incendio devastante. Una piccola goccia di amore può generare un oceano di pace.  

   Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Ricordo di Padre Vico.

Ieri, venerdì 10 novembre, a Tempio presso il santuario di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote, si è celebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo Mons. Sebastiano Sanguinetti in ricordo del XXVI anniversario della morte del servo di Dio, Padre Salvatore Vico, sacerdote della nostra diocesi di origine maddalenine, che ha dedicato la sua vita all’evangelizzazione, agli orfani e ha fondato la Congregazione Missionaria Figlie di Gesù Crocifisso. Il Vescovo nella sua omelia ha sottolineato alcune caratteristiche importanti del Servo di Dio, in modo particolare si è soffermato sull’attenzione che esso dava verso i sacerdoti, il desiderio che vivessero sempre in fraternità e nell’aiuto reciproco nel lavoro pastorale; un uomo carismatico che ha segnato la vita di molte persone e dato uno slancio nuovo all’evangelizzazione. Il Vescovo infine ha invitato tutti alla preghiera, affinché se la volontà di Dio è quella, il Servo di Dio venga riconosciuto dalla Chiesa modello di santità.

In conclusione c’è stato il ringraziamento da parte della Madre Generale, suor Feliciana Moro, cha ha invitato i presenti alla preghiera per la Congregazione, poiché proprio ieri la provincia italiana ha iniziato la Consulta, a metà del cammino dopo il Capitolo Generale. Anche la nostra comunità maddalenina si è unita alla preghiera per Padre Vico con la presenza di don Davide e di alcuni fedeli; ma ogni giorno portiamo tutte queste intenzioni nelle nostre preghiere.

 

CALCIO CSI

La terza giornata del campionato di calcio del Centro Sportivo Italiano – Comitato Gallura Anglona di Tempio Pausania si è solta il giorno 4 novembre con i seguenti risultati: la squadra Santo Stefano della Parrocchia di Santa Maria Maddalena ha perso l’incontro per una rete a zero con l’Erula a casa, mentre il Real Moneta della Parrocchia di Moneta ha battuto per tre reti ad una il Codaruina a Valledoria.

A seguito dei predetti risultati il Santo Stefano con un punto in classifica (un pareggio e due sconfitte) ricopre il penultimo posto mentre il Real Moneta con sette punti (un pareggio e due vittorie) ricopre il primo posto in solitario in classifica.

La quarta giornata è fissata in calendario per il giorno 11 novembre e vedrà impegnati il Santo Stefano fuori casa a La Muddizza, mentre il Real Moneta incontrerà al campo Delfino alle ore 16,00 la squadra Valle della Luna di Aggius.  

                                    Tore D’Apice

 Condoglianze ai familiari di Maria Angela Santa Tonelli ved. Frau, Anna Azara, Adriano Tovo e Francine Jeannine Leontine Frederickx che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Da questo sabato 11 novembre, attività in Oratorio il sabato alle 17,30 per tutti i bambini di 6 e 7 anni (Ia e IIa elementare).

2) Domenica 12 novembre

* Giornata del ringraziamento.

* Visita a La Maddalena della comunità del seminario di Tempio.

3) La settima prossima saranno consegnate le schede per il rinnovo del Consiglio Pastorale Parrocchiale con le indicazioni riguardo la nuova struttura dello stesso.

4) Martedì 14, mercoledì 15 e giovedì 16 novembre

* Pellegrinaggio a Carloforte per la festa della Patrona, La Madonna dello Schiavo.

5) Sabato 18 novembre

* Ore 20.00 a Moneta, cena di gala per beneficenza, presso l’oratorio San Domenico Savio.

6) Domenica 19 novembre

* Prima Giornata Mondiale dei Poveri.

* Ore 17.00 a Moneta: incontro inter-parrocchiale per le coppie di sposi presso la sala conferenze. Tema: Sottomissione e fedeltà. Relatore: don Valerio Baresi.

7)Mercoledì 22 novembre

* Memoria di santa Cecilia.

* Ore 17.00 nella chiesa di Santa Maria Maddalena: santa Messa e rassegna cittadina musicale e canora in onore della Patrona della musica e del bel canto.

 

 ATTIVITAORATORIO-MONETA2017

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1. Sabato 18 novembre cena di gala per beneficenza nell'Oratorio. Bisogna prenotarsi dalle signore della Caritas o dal Consiglio Pastorale.

 2. Domenica 19 novembre ore 17.00 nella sala delle conferenze dell'Oasi Serena incontro per le famiglie con padre Valerio Baresi.

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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n° 45 Sabato  11 Novembre 2017

TRA DI NOI CI DEV’ESSERE UN ATTEGGIAMENTO SEMPLICE E FRATERNO

SINCERIFRATERNI Nel Vangelo di Mt 23,1-12 Gesù dice alla folla: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che dicono». Questo sta a significare che essi hanno l’autorità di insegnare ciò che è conforme alla Legge di Dio. Tuttavia, subito dopo, Gesù aggiunge: «Ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno». Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito». Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità, che invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio. L’autorità nasce dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione. Noi discepoli di Gesù non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia. Io vi dico che a me personalmente addolora vedere persone che psicologicamente vivono correndo dietro alla vanità delle onorificenze. Non dobbiamo fare questo, poiché tra di noi ci dev’essere un atteggiamento semplice e fraterno. Siamo tutti fratelli e non dobbiamo in nessun modo sopraffare gli altri e guardarli dall’alto in basso. Se abbiamo ricevuto delle qualità dal Padre celeste, le dobbiamo mettere al servizio dei fratelli, e non approfittarne per la nostra soddisfazione e interesse personale. Non dobbiamo considerarci superiori agli altri; la modestia è essenziale per una esistenza che vuole essere conforme all’insegnamento di Gesù, il quale è mite e umile di cuore ed è venuto non per essere servito ma per servire.

(Angelus- Domenica 05/11/2017) 

 

LA PARABOLA DEGLI INVITATI AL BANCHETTO

Un uomo diede una grande cena e fece molti invitati. Ma i primi invitati non son voluti andare a cena, non importava né della cena né della gente che c’era lì, né del Signore che li invitava: a loro importavano altre cose. E infatti uno dopo l’altro cominciarono a scusarsi. Perciò a un invito gratuito la risposta è: A me non importa, forse un altro giorno, sono tanto indaffarato, non posso andare. «Indaffarato» ma per i propri interessi: indaffarato come quell’uomo che voleva, dopo la mietitura, dopo la raccolta del grano, fare dei magazzini per allargare i suoi beni. Poveretto, morì quella notte. Queste persone sono attaccate all’interesse a tal punto che cadono in una schiavitù dello spirito e sono incapaci di capire la gratuità dell’invito. Ma se non si capisce la gratuità dell’invito di Dio, non si capisce nulla. L’iniziativa di Dio, infatti, è sempre gratuita: per andare a questo banchetto cosa si deve pagare? Il biglietto di entrata è essere ammalato, è essere povero, è essere peccatore, essere bisognoso sia nel corpo sia nell’anima. E per bisogno, si intende bisogno di cura, di guarigione, avere bisogno di amore. Quelli che hanno il proprio interesse non capiscono la gratuità. Se tu non entri in questa dinamica della gratuità non capisci nulla. La salvezza infatti è un dono di Dio al quale si risponde con un altro dono, il dono del mio cuore. Il Signore non chiede nulla in contraccambio: soltanto amore, fedeltà, come lui è amore e lui è fedele. Perché la salvezza non si compra, semplicemente si entra nel banchetto: “Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!”. E questa è la salvezza. In realtà, io mi domando: cosa sentono questi che non sono disposti a venire a questo banchetto? Si sentono sicuri, si sentono con una sicurezza, si sentono salvi a loro modo fuori dal banchetto. E hanno perso il senso della gratuità, hanno perso il senso dell’amore e hanno perso una cosa più grande e più bella ancora e questo è molto brutto: hanno perso la capacità di sentirsi amati. E, quando tu perdi non dico la capacità di amare, perché quella si recupera — la capacità di sentirti amato, non c’è speranza: hai perso tutto.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì 07/11/2017))

 

CATECHESI SU: "LA SANTA MESSA"

 SANTA-MESSA-11112017Iniziamo oggi una nuova serie di catechesi, che punterà lo sguardo sul “cuore” della Chiesa, cioè l’Eucaristia. È fondamentale per noi cristiani comprendere bene il valore e il significato della Santa Messa, per vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio. Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati. Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: «Senza la domenica non possiamo vivere», che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe. In effetti, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,53-54). Quei cristiani del nord Africa furono uccisi perché celebravano l’Eucaristia. Hanno lasciato la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’Eucaristia, perché essa ci dà la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte.

 Una testimonianza che ci interpella tutti e chiede una risposta su che cosa significhi per ciascuno di noi partecipare al Sacrificio della Messa e accostarci alla Mensa del Signore. Stiamo cercando quella sorgente che “zampilla acqua viva” per la vita eterna?, che fa della nostra vita un sacrificio spirituale di lode e di ringraziamento e fa di noi un solo corpo con Cristo? Questo è il senso più profondo della santa Eucaristia, che significa “ringraziamento”: ringraziamento a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che ci coinvolge e ci trasforma nella sua comunione di amore. L’Eucaristia è un avvenimento meraviglioso nel quale Gesù Cristo, nostra vita, si fa presente. Partecipare alla Messa «è vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore. È una teofania: il Signore si fa presente sull’altare per essere offerto al Padre per la salvezza del mondo. Il Signore è lì con noi, presente. Tante volte noi andiamo lì, guardiamo le cose, chiacchieriamo fra noi mentre il sacerdote celebra l’Eucaristia… e non celebriamo vicino a Lui. Ma è il Signore! Se oggi venisse qui il Presidente della Repubblica o qualche persona molto importante del mondo, è sicuro che tutti saremmo vicino a lui, che vorremmo salutarlo. Ma pensa: quando tu vai a Messa, lì c’è il Signore! E tu sei distratto. È il Signore! Dobbiamo pensare a questo. “Padre, è che le messe sono noiose” - “Ma cosa dici, il Signore è noioso?” - “No, no, la Messa no, i preti” – “Ah, che si convertano i preti, ma è il Signore che sta lì!”. Capito? Non dimenticatelo. «Partecipare alla Messa è vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore». Proviamo ora a porci alcune semplici domande. Per esempio, perché si fa il segno della croce e l’atto penitenziale all’inizio della Messa? E qui vorrei fare un’altra parentesi. Voi avete visto come i bambini si fanno il segno della croce? Tu non sai cosa fanno, se è il segno della croce o un disegno. Fanno così [fa un gesto confuso]. Bisogna insegnare ai bambini a fare bene il segno della croce. Così incomincia la Messa, così incomincia la vita, così incomincia la giornata. Questo vuol dire che noi siamo redenti con la croce del Signore. Guardate i bambini e insegnate loro a fare bene il segno della croce. E quelle Letture, nella Messa, perché stanno lì? Perché si leggono la domenica tre Letture e gli altri giorni due? Perché stanno lì, cosa significa la Lettura della Messa? Perché si leggono e che c’entrano? Oppure, perché a un certo punto il sacerdote che presiede la celebrazione dice: “In alto i nostri cuori?”. Non dice: “In alto i nostri telefonini per fare la fotografia!”. No, è una cosa brutta! E vi dico che a me dà tanta tristezza quando celebro qui in Piazza o in Basilica e vedo tanti telefonini alzati, non solo dei fedeli, anche di alcuni preti e anche vescovi. Ma per favore! La Messa non è uno spettacolo: è andare ad incontrare la passione e la risurrezione del Signore. Per questo il sacerdote dice: “In alto i nostri cuori”. Cosa vuol dire questo? Ricordatevi: niente telefonini. È molto importante tornare alle fondamenta, riscoprire ciò che è l’essenziale, attraverso quello che si tocca e si vede nella celebrazione dei Sacramenti. La domanda dell’apostolo san Tommaso (cfr Gv 20,25), di poter vedere e toccare le ferite dei chiodi nel corpo di Gesù, è il desiderio di potere in qualche modo “toccare” Dio per credergli. Ciò che San Tommaso chiede al Signore è quello di cui noi tutti abbiamo bisogno: vederlo, toccarlo per poterlo riconoscere. I Sacramenti vengono incontro a questa esigenza umana. I Sacramenti, e la celebrazione eucaristica in modo particolare, sono i segni dell’amore di Dio, le vie privilegiate per incontrarci con Lui.

(Udienza Generale  -  Mercoledì 08/11/2017)

 

 
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