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n° 13 Sabato 1  Aprile 2017

EDITORIALE

 Il cuore di san Vincenzo visita La Maddalena.

SAN-V.-DE-PAOLI-01042017Domenica 2 aprile giungeranno a La Maddalena le reliquie di san Vincenzo de Paoli. È la reliquia del suo cuore che si conserva a Torino presso la chiesa della Visitazione dei Missionari vincenziani. Curiosa la vicenda di questa reliquia. Al tempo della rivoluzione francese, quando si profanavano le chiese e le tombe dei santi, il corpo di san Vincenzo fu nascosto, il suo cuore, per maggiore sicurezza, fu affidato ad un padre vincenziano perché lo portasse a Torino, lontano dalle profanazioni. Quel padre, per eludere più facilmente i controlli, scavò un libro e vi nascose il cuore di san Vincenzo che così poté giungere tranquillamente a Torino. Finita la furia della rivoluzione, il cuore fu riportato a Parigi ma come segno di gratitudine, fu lasciata a Torino la valvola mitralica del cuore, lì tutt’ora venerata. Quest’anno ricorre il 400° anniversario del Volontariato Vincenziano, il carisma di “evangelizzare e servire i poveri”, presente anche a La Maddalena, e per l’occasione, la reliquia di Torino visiterà le case vincenziane d’Italia. Tra queste anche quella di La Maddalena dove le suore Figlie della Carità fondate da san Vincenzo de Paoli, sono presenti da circa 130 anni. Qualcuno dirà: non è di buon gusto fare a pezzi il corpo dei santi. La venerazione dei fedeli verso i santi si esprime anche in questo modo. Come si conserva una foto di una persona cara, una ciocca di capelli, così i fedeli custodiscono gelosamente i corpi dei loro santi. Pensiamo al corpo di san Francesco rimasto nascosto per secoli perché i Perugini non lo portassero via. Alle volte la città di origine chiede almeno una parte del corpo del santo morto altrove. Così santa Caterina da Siena è sepolta a Roma, ma una parte del suo corpo è stata chiesta e donata a Siena; la Beata Maria Gabriella Sagheddu, vittima per l’unità dei cristiani, è sepolta nel Monastero delle Trappiste a Vitorchiano (vicino a Roma), una parte del suo corpo è stata chiesta e donata a Dorgali, sua paese natale. La reliquia è un segno della presenza del Santo in mezzo a noi, segno del suo corpo donato a Dio e al prossimo. Il Concilio Vaticano II raccomanda la venerazione dei santi e di tenere in onore le loro reliquie autentiche e inoltre di mantenere l’uso di deporre sotto l’altare dove si celebra la Messa, le reliquie dei Santi. La reliquia di san Vincenzo che visiterà La Maddalerna è particolarmente significativa: una parte del suo cuore, un cuore veramente grande che ha tanto amato i poveri, gli orfani, i malati i prigionieri, in modo inventivo. La visita del cuore di san Vincenzo ci aiuterà a sentirlo più vicino, a meditare i suoi esempi, a chiedere la sua intercessione perché il nostro cuore sia simile al suo nell’aiutare con intelligenza e fantasia, i poveri, i malati le persone sole, specialmente nella nostra Città.    

                   D.D.

 

RAGGIO DI SOLE

 QUANDO UNO SI CONVERTE

 ABBRACCIO-CON-GESU-1Dialogo tra un uomo convertito di recente a Cristo e un amico non credente: «Così ti sei convertito a Cristo?». «Sì!». «Allora devi sapere un sacco di cose su di lui. Dimmi, in che Paese è nato?». «Non lo so». «Quanti anni aveva quand'è morto?». «Non lo so». «Quanti libri ha scritto?». «Non lo so». «Sai decisamente ben poco per essere un uomo che afferma di essersi convertito a Cristo!». «Hai ragione! Mi vergogno di quanto poco so di lui. Ma quello che so è questo: tre anni fa ero un ubriacone. Ero pieno di debiti. La mia famiglia cadeva a pezzi. Mia moglie e i miei figli temevano il mio ritorno a casa ogni sera. Ma ora ho smesso di bere; non abbiamo più debiti; la nostra è ora una casa felice; i miei figli attendono con ansia il mio ritorno a casa la sera. Tutto questo ha fatto Cristo per me. E questo è quello che so di Cristo!».

È questa la meraviglia della conversione. Una meraviglia che ci viene donata e che attende solo di essere accolta e corrisposta. È risvegliarsi da un incubo. È uscire da una tenebrosa caverna ed entrare nella luce piena di colori e di profumi. È rinascere a nuova vita. Non è come chiudere un libro di dottrina dopo averla studiata a memoria. È incontrare personalmente Gesù, quasi inciampando nel suo piede mentre ci avvolge nella sorpresa del suo abbraccio caloroso.

Lasciamoci cogliere da questa vertiginosa gioia. E quando il mondo ci soffia addosso il suo fumo drogato, respiriamo a pieni polmoni la freschezza di vita che ci regala Gesù e partecipiamola agli altri nell’amore.                                 

    Don Paolo Piras

 

  I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ La Festa dell'Annunciazione all'Istituto San Vincenzo

La Festa dell'Annunciazione è una solennità per tutta la Chiesa, perchè si onora il mistero dell'Incarnazione e la totale disponibilità di Maria al progetto di Dio che vuole salvare l'umanità inviando il suo figlio Gesù.

Per noi figlie della Carità questa festa assume un significato particolare, perchè in questo giorno rinnoviamo i nostri voti, confermando la nostra fedeltà al Signore.

La rinnovazione annuale è stata una felice intuizione dei nostri Santi Fondatori ispirati dallo Spirito Santo, che ci permette di confermare e ravvivare la nostra totale donazione al Signore per servirlo con cuore libero e gioioso nei nostri fratelli e specialmente nei poveri, "nostri Signori e Padroni" (come diceva San Vincenzo).

La mattina del 25 marzo, nella nostra cappella abbiamo avuto la gioia di rinnovare i santi voti durante la messa concelebrata dai missionari Padre Piero e Padre Tonino, dai sacerdoti e dal nostro Parrocco Don Domenico, con la partecipazione di tutti i collaboratori dell'Istituto e delle persone che hanno voluto onorarci della loro presenza.

E' stata una celebrazione intima e semplice come volevano i nostri Santi Fondatori: Vincenzo e Luisa. 

                        Suor Letizia e Consorelle

 

01042017-PROF-ACETI Le commissioni “Ciao Famiglia Insieme”delle parrocchie di Santa Maria Maddalena e dell’Agonia di N. S. G. C. continuano la loro opera al servizio delle famiglie della nostra isola, programmando incontri, celebrazioni, convegni, convivialità … Lunedì 27 Marzo c/o la sala conferenze dell’Oasi Serena si è svolto un seminario con il dottor Ezio Aceti dal tema: “Dinamiche di coppia in famiglia: quali risorse?” Dott. Aceti è psicologo dell’età evolutiva, esperto di problematiche educative e mediazione in ambito familiare. L’incontro è stato a dir poco piacevolissimo sia per la simpatia del dott. Aceti che per i suoi contenuti. Ha saputo catturare l’assemblea non solo per le riflessioni che ha dato, ma come le ha date, dando coraggiose e severe scudisciate, ma con empatia unica. Ci ha smontato dall’essere coppia perfetta, coppia genitoriale inimitabile, adulti arrivati, anziani sapienti, istituzioni esperti nell’educazione, ma anche come persona singola… Insomma ci ha costretto a metterci in discussione, infondendo con tutta la sua capacità professionale, coraggio e dando spunti  per esercitarci a vivere quotidianamente con umiltà, semplicità, perseveranza, cura e ascolto delle coscienze, dialogo, comprensione, tolleranza. Nella coppia occorre cercare di essere l’uno per l’altra e non sentirsi l’uno per l’altra, togliere i pregiudizi, eliminare le barriere, relazionare con pazienza, non proiettare ansia, litigare sì, ma senza aggressività cercando di cogliere le positività dell’altro . Con i figli avere tempo per stare con loro con piacere, ascoltarli, dialogare con loro, fare proposte, progetti, giocare. La prima forma d’amore verso i figli è la conoscenza: conoscere meglio come funzionano i bambini per educarli. I bambini non capiscono le regole: quando fanno ciò che vogliamo i motivi sono solo due: o per paura o perché stimano chi le da. Essere genitori umili, capaci di riconoscere i propri limiti,  consapevoli che i figli non sono i nostri, ma arrivano attraverso di noi. Quindi  per tutti, saper chiedere scusa, comunicare e ascoltare con empatia. Avere capacità di stare con gli altri, di mettersi nei panni degli altri, trasmettere emozioni, sentimenti, sensazioni, evitare le sofferenze agli altri … una vero lectio magistralis per tutti, cristiani e non, da farne tesoro e vivere nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. La numerosa e interessata assemblea ha confermato il proprio apprezzamento  con un grande applauso. ll dott. Aceti  ha quindi proseguito, dando spazio ad interventi interessanti del pubblico. La serata è continuata in allegra compagnia con l’ottima cena preparata dagli organizzatori, riverberando i contenuti e le riflessioni. Il prossimo incontro con il dott. Aceti è previsto per il prossimo anno e intanto le commissioni danno appuntamento alla fine del mese di Aprile per un nuovo “Ciao Famiglia Insieme”.

Per le commissioni “Ciao famiglia insieme” Agostino Canu       

 

■ L’aldilà per il cristiano è certezza

Mercoledì 29 Marzo, Stazione Quaresimale, Istituto san Vincenzo 17.30 - Chiesetta gremita

PADRE-AMEDEO-21-APRILE-2017 È bello vedere la nostra Chiesetta riempiersi a poco a poco. È buono vedere il trasporto e la gioia di chi viene per incontrare il Signore, anche solo per omaggiare il simulacro della Vergine Maria a noi tanto cara, arrivando così al Cuore di Gesù tramite Lei.

Oggi ci ha fatto visita Padre Amedeo dei Frati Cappuccini di Mores. L’intuizione di Don Domenico è stata davvero apprezzabile. Avere come “Quaresimalista” predicatore un Cappuccino così pregno di Spirito Santo ci riempie il cuore e ci proietta subito nel grande Mistero della Passione e morte del Salvatore.

Schietto, di buon umore, riflessivo, arguto, meticoloso ed anche ironico... Padre Amedeo ci ha fatto riflettere sul Vangelo del giorno (cfr. Gv 5,17-30) in maniera davvero inconsueta. Ecco a grandi linee la sua predica, che per vastità, sarebbe impossibile ripercorrere al completo qui ed ora.

Chiave di lettura la Parola di Gesù: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco».

Perchè siamo qui alla Messa stasera? Con quale atteggiamento? Cosa ci spinge? Che preghiere facciamo ogni giorno? La morte dell’anima è più importante della morte terrena? La morte terrena ci spaventa? San Francesco d’Assisi perchè era capace di amare Sorella Morte? Queste e molte altre domande, direttamente ed indirettamente, sono state messe in campo da Padre Amedeo. Egli ha destato la nostra attenzione su un fatto importante: “Dobbiamo guardare alla Vita oltre questa vita!” - “Dobbiamo confidare in quel delicato momento del trapasso terreno!” - Dobbiamo ricordarci che è la Trinità al completo che agisce con l’Effusione dello Spirito Santo su di noi quando preghiamo” - “Dimenticare che il Padre agisce nel qui e nell’ora è un grave errore!”.

In effetti non appena i fedeli hanno iniziato ad entrare nelle dinamiche della riflessione si sono, ci siamo, sentiti elettrizzati non tanto per il tema... quanto per la luce e l’enfasi poste da Padre Amedeo nel modo di narrare qualcosa che improvvisamente è diventato tangibile: L’aldilà, la Casa del Padre Eterno... È stato bello ricordare che la Crocifissione di Gesù Cristo deve essere trasfigurata da noi ed in noi stessi attraverso la spoliazione di quelle nostre azioni che perdono il senso a causa dell’orgoglio, della pigrizia e della perdita della fiducia verso il Padre.

In poche parole: Pregare è prima di tutto lodare non chiedere... perchè, il Padre sà già di cosa abbiamo bisogno e, conferendo al Figlio il giudizio sulle cose, procede per esso e tramite esso. Grazie Padre Amedeo.

  Suor Letizia

 

GEMELLAGGIO-PARROCHIE-2017 Giovedì scorso 30 marzo 2017 nella Parrocchia di Santa Maria Maddalena si è svolta la cerimonia del gemellaggio religioso interparrocchiale delle due isole di La Maddalena e Carloforte, città accomunate da tante cose.

È giunta da Carloforte una delegazione di 50 persone accompagnata dal Parroco Don Gianni Cannas che si è incontrata con la nostra comunità nella chiesa di Santa Maria Maddalena alle ore 18.00.

  A far gli onori di casa Don Domenico Degortes il quale ha salutato cordialmente i carlofortini ed ha parlato "di un'amicizia che comincia oggi, proprio nella Ricorrenza a 250 della fondazione di La Maddalena, e che si deve approfondire; un’amicizia che riguarda l'aspetto religioso, infatti celebreremo una messa comune, e che comporterà scambio di visite per le feste più importanti delle due comunità, la festa della Madonna dello Schiavo che accoglie la statua venerata dai carlofortini esuli in Tunisia (15 novembre) e la festa di Santa Maria Maddalena, per rafforzare i legami religiosi, ma possibilmente anche umani e sociali, perché quando ci si conosce vengono in mente tante cose".

Ha risposto con un grazie per la bella accoglienza il parroco di Carloforte, Don Gianni Cannas, il quale ha ricordato di aver conosciuto 50 anni fa Don Domenico diacono a Cuglieri, mentre lui da liceale entrava in seminario. Ha poi proseguito "l'idea del gemellaggio è nata quasi improvvisamente: visto che una delegazione carlofortina doveva recarsi a Tempio per il 31 marzo per la ricorrenza dei 54 anni dalla morte di Monsignor Mario Ghiga che prima di diventare vescovo è stato parroco di Carloforte per 25 anni, ho parlato col vostro vescovo Sebastiano Sanguinetti, che era presente alla festa della Madonna dello Schiavo del novembre scorso, e poi con Don Domenico del possibile gemellaggio e loro si sono mostrati molto contenti" .Ha poi aggiunto "un gemellaggio questo che è qualcosa che deve legare le due comunità per la fede che ci unisce e per un'amicizia che si crea". "Stringiamo un vincolo di amicizia importante che non si esaurisce con la sottoscrizione di un documento".

È seguita la sottoscrizione del documento in pergamena del gemellaggio spirituale, firmato da Don Domenico, Don Andrea Domanski e Don Gianni Cannas con scambio reciproco di doni.

Alle 19.00 la Santa Messa è stata concelebrata da Don Domenico, Don Gianni Cannas, don Paolo Piras e don Andrea Domanski con la partecipazione della confraternita del Getsemani della Parrocchia dell’ Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo a Moneta e una  chiesa piena di fedeli; ha animato la messa il coro della SS.Trinità.

Infine c'è stato un fraterno momento conviviale, molto gradito, e di amicizia presso l'Oratorio San Giovanni Bosco.   

         Dott. Antonio Impagliazzo

 

Elezioni del Consiglio Pastorale. Nella parrocchia di Agonia di N. S. G. C. a Moneta, nelle giornate 24 e 25 marzo, si sono svolte le votazioni per il rinnovo del Consiglio Pastorale Parrocchiale. Come prevede lo Statuto il Consiglio è composto dai rappresentanti dei gruppi, presenti e attivi in parrocchia e dalle persone elette nelle votazioni. I candidati proposti sono stati 27, dallo spoglio delle schede, avvenuto il 28 marzo, sono risultati i più votati : Ferrandu Luciano,  Canu Agostino, D’Andrea Bruna,  Scanu  Pierangela,  Conti Angela, Formentin Simon, Sardo Rica,  Vitiello Maria, Barsi Orlando, Tiddia (Ibba) Adriana, Colonna Simonetta, Cannas Giorgia,  Giorgio Frau, Aloisi Eugenia, Rubbiani Lella, Zedda Samantha, Romano Franco.  Ai neo eletti,  auguriamo di portare avanti questo incarico,  assegnato dal parroco, con impegno e rinnovato entusiasmo, con la voglia di lavorare per il bene della Comunità Parrocchiale, bene che hanno sempre dimostrato. 

 

■ Auguri alla neobattezzata Maria Zoe.

 

Condoglianze ai familiari di Lucia Romano ved. Sorba che è tornata alla casa del Padre celeste.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 2 aprile

* Ore 18.15: accoglienza al porto della reliquia di san Vincenzo de Paoli e processione fino alla chiesa parrocchiale.

* Giornata dei cresimandi della diocesi col Vescovo a Calangianus.

2) Lunedì 3 aprile

Alle ore 17,00 confessioni dei bambini di 4a e 5a elementare.

3) Martedì 4 aprile

* Ore 21.00: centri di ascolto della Parola di Dio in casa Deligia e nella chiesa del Bambino Gesù alle Due Strade.

4) Mercoledì 5 aprile

* Ore 9.00-12.00 e 16.00-17.00: nella chiesa di santa Maria Maddalena ci sarà il confessore straordinario padre Amedeo, cappuccino.

* Ore 17,30: Stazione quaresimale nella chiesa della Madonna della Pace a Stagnali.

5) Giovedì 6 aprile

* Ore 18.00: santa Messa presieduta dal Vescovo Sanguinetti nel 1° anniversario della morte di don Antonello Tumminello, con la presenza degli allievi della Scuola Sottufficiali che celebrano anche il precetto pasquale, e degli studenti dell’Istituto Nautico.

6) Venerdì 7 aprile

* Primo venerdì del mese.

* Ore 16.00, nella chiesa del Bambino Gesù (Due Strade): adorazione eucaristica; Ore 16.30: Via Crucis e Messa.

* Ore 17,00 Via Crucis per i ragazzi nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

* Ore 18.15, nella chiesa di Santa Maria Maddalena: Via Crucis e S.Messa.

6) Domenica delle Palme 9 aprile

* Ore 10.30 presso l’Istituto San Vincenzo: Benedizione delle palme e processione verso la chiesa parrocchiale.

7) Dal 2 al 9 maggio pellegrinaggio parrocchiale a S.Giovanni Rotondo e Roma. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

INFORMA CARITAS

PARROCCHIA S. MARIA MADDALENA

Quaresima: tempo di penitenza, preghiera, conversione e carità.

La Caritas invita ad un gesto concreto che dimostri la nostra conversione.

Giovedì 13 aprile 2017

– Giornata della Carità –

Le offerte frutto della tua penitenza e del digiuno quaresimale saranno raccolte alla S. Messa in Coena Domini del Giovedì Santo per i poveri della nostra Isola e della Diocesi.

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 

1. Domenica 2 aprile 12° anniversario della morte di San Giovanni Paolo II.

● Giunge a La Maddalena la reliquia del cuore di san Vincenzo de Paoli e sosterà presso la chiesa di Santa Maria Maddalena.

● Giornata dei cresimandi a Calangianus.

2. Mercoledì 5 aprile stazione quaresimale nella chiesa della Madonna della Pace a Stagnali.

                               Ore 17.00 Via Matris

                               Ore 17.30 S. Messa.

3. Giovedì 6 aprile ore 18.00 –chiesa di S. M. Maddalena  S. Messa nel primo anniversario della morte di don Antonello Tumminello. Non ci sarà la S. Messa a Moneta.

4. Venerdì 7 aprile ore 17.00 – Via Crucis.

5. Domenica 9 aprile – Domenica delle Palme.

Ore 9.00 – benedizione delle palme nel giardino dell’Oasi Serena, processione e S.Messa

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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n° 13 Sabato 1  Aprile 2017

 

RISCOPRIAMO IL DONO INESTIMABILE DEL BATTESIMO

GESU'-E-IL-CIECO-01042017 In Gv 9,1-41 troviamo Gesù che restituisce la vista a un uomo cieco dalla nascita. Cristo opera questo miracolo con una specie di rito simbolico: prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco; poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe. Quell’uomo va, si lava, e riacquista la vista. Con questo miracolo Gesù si manifesta e si manifesta a noi come luce del mondo; e il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, tutti abbiamo bisogno di una luce nuova: quella della fede, che Gesù ci ha donato. Infatti quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. Gesù gli domanda: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?». «E chi è, Signore, perché io creda in lui?», risponde il cieco guarito. «Lo hai visto: è colui che parla con te». «Credo, Signore!» e si prostra dinanzi a Gesù.

Questo episodio ci induce a riflettere sulla nostra fede, la nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo Sacramento della fede: il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo; così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe. Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce, è «la luce del mondo», quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati “illuminati” da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce. E comportarsi come figli della luce esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio. Il sacramento del Battesimo, infatti, esige la scelta di vivere come figli della luce e camminare nella luce. Che cosa significa avere la vera luce, camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Questo è pane tutti i giorni! Quando si chiacchiera degli altri, non si cammina nella luce, si cammina nelle ombre. Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre.

La Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, luce del mondo, ci ottenga la grazia di accogliere nuovamente in questa Quaresima la luce della fede, riscoprendo il dono inestimabile del Battesimo, che tutti noi abbiamo ricevuto. E questa nuova illuminazione ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, dalle nostre pochezze, portatori di un raggio della luce di Cristo.

(Angelus - IV Domenica di Quaresima (Laetare), 26/03/2017)

 

 

EDUCARE CON I CONTENUTI, LE IDEE, CON GLI ATTEGGIAMENTI DELLA VITA E CON I VALORI

 

PAPA A SAN SIRO 2017Alla domanda di una Catechista: "Come possiamo aprirci a un dialogo ed a un confronto con tutti gli educatori che hanno a che fare con i nostri giovani?,  Papa Francesco ha così risposto: "Io consiglierei un’educazione basata sul pensare-sentire-fare, cioè un’educazione con l’intelletto, con il cuore e con le mani, i tre linguaggi. Educare all’armonia dei tre linguaggi, al punto che i giovani, i ragazzi, le ragazze possano pensare quello che sentono e fanno, sentire quello che pensano e fanno e fare quello che pensano e sentono. Non separare le tre cose, ma tutt’e tre insieme. Non educare soltanto l’intelletto: questo è dare nozioni intellettuali, che sono importanti, ma senza il cuore e senza le mani non serve, non serve. Dev’essere armonica, l’educazione. Ma si può dire anche: educare con i contenuti, le idee, con gli atteggiamenti della vita e con i valori. Si può dire anche così. Ma mai educare soltanto, per esempio, con le nozioni, le idee. No. Anche il cuore deve crescere nell’educazione; e anche il “fare”, l’atteggiamento, il modo di comportarsi nella vita.

Ricordo che una volta in una scuola c’era un alunno che era un fenomeno a giocare a calcio e un disastro nella condotta in classe. Una regola che gli avevano dato era che se non si comportava bene doveva lasciare il calcio, che gli piaceva tanto! Dato che continuò a comportarsi male rimase due mesi senza giocare, e questo peggiorò le cose. Stare attenti quando si punisce: quel ragazzo peggiorò. E’ vero, l’ho conosciuto, questo ragazzo. Un giorno l’allenatore parlò con la direttrice, e spiegò: “La cosa non va! Lasciami provare”, disse alla direttrice, e le chiese che il ragazzo potesse riprendere a giocare. “Proviamo”, disse la signora. E l’allenatore lo mise come capitano della squadra. Allora quel bambino, quel ragazzo si sentì considerato, sentì che poteva dare il meglio di sé e cominciò non solo a comportarsi meglio, ma a migliorare tutto il rendimento. Questo mi sembra molto importante nell’educazione. Tra i nostri studenti ce ne sono alcuni che sono portati per lo sport e non tanto per le scienze e altri riescono meglio nell’arte piuttosto che nella matematica e altri nella filosofia più che nello sport. Un buon maestro, educatore o allenatore sa stimolare le buone qualità dei suoi allievi e non trascurare le altre. E lì si dà quel fenomeno pedagogico che si chiama transfert: facendo bene e piacevolmente una cosa, il beneficio si trasferisce all’altra. Cercare dove do più responsabilità, dove più gli piace, e lui andrà bene. E sempre va bene stimolarli, ma i bambini hanno anche bisogno di divertirsi e di dormire. Educare soltanto, senza lo spazio della gratuità non va bene.

E finisco con questa cosa. C’è un fenomeno brutto in questi tempi, che mi preoccupa, nell’educazione: il bullying. Per favore, state attenti. E adesso domando a voi, cresimandi. In silenzio, ascoltatemi. In silenzio. Nella vostra scuola, nel vostro quartiere, c’è qualcuno o qualcuna del quale o della quale voi vi fate beffa, che voi prendete in giro perché ha quel difetto, perché è grosso, perché è magro, per questo, per quest’altro? Pensateci. E a voi piace fargli provare vergogna e anche picchiarli per questo? Pensateci. Questo si chiama bullying. Per favore…  No, no! Ancora non ho finito. Per favore, per il sacramento della Santa Cresima, fate la promessa al Signore di non fare mai questo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere. Capito? Ragazzi: Sì! 

(Visita Pastorale a Milano - Incontro con i ragazzi cresimati stadio Meazza-San Siro - Sabato 25/03/2017)

 

LA SPERANZA CRISTIANA È CONTRO OGNI SPERANZA (cfr Rm 4,16-25)

 Nel testo l’Apostolo ci dice che Abramo credette nel Dio «che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono»; e poi si precisa: «Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo e morto il seno di Sara». Ecco, questa è l’esperienza che siamo chiamati a vivere anche noi. Il Dio che si rivela ad Abramo è il Dio che salva, il Dio che fa uscire dalla disperazione e dalla morte, il Dio che chiama alla vita. Nella vicenda di Abramo tutto diventa un inno al Dio che libera e rigenera, tutto diventa profezia. E lo diventa per noi, per noi che ora riconosciamo e celebriamo il compimento di tutto questo nel mistero della Pasqua. Dio infatti «ha risuscitato dai morti Gesù», perché anche noi possiamo passare in Lui dalla morte alla vita.

A questo punto, Paolo ci aiuta a mettere a fuoco il legame strettissimo tra la fede e la speranza. Egli infatti afferma che Abramo «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza». La nostra speranza non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane; e si manifesta là dove non c’è più speranza, dove non c’è più niente in cui sperare, proprio come avvenne per Abramo, di fronte alla sua morte imminente e alla sterilità della moglie Sara. Si avvicinava la fine per loro, non potevano avere figli, e in quella situazione, Abramo credette e ha avuto speranza contro ogni speranza. E questo è grande! La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio. Anche in questo senso, allora, siamo chiamati a seguire l’esempio di Abramo, il quale, pur di fronte all’evidenza di una realtà che sembra votata alla morte, si fida di Dio, «pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento» (Rm 4,21). 

Cari fratelli e sorelle, chiediamo oggi al Signore la grazia di rimanere fondati non tanto sulle nostre sicurezze, sulle nostre capacità, ma sulla speranza che scaturisce dalla promessa di Dio, come veri figli di Abramo. Quando Dio promette, porta a compimento quello che promette. Mai manca alla sua parola. E allora la nostra vita assumerà una luce nuova, nella consapevolezza che Colui che ha risuscitato il suo Figlio risusciterà anche noi e ci renderà davvero una cosa sola con Lui, insieme a tutti i nostri fratelli nella fede. Noi tutti crediamo. Oggi siamo tutti in piazza, lodiamo il Signore, canteremo il Padre Nostro, poi riceveremo la benedizione … Ma questo passa. Ma questa è anche una promessa di speranza. Se noi oggi abbiamo il cuore aperto, vi assicuro che tutti noi ci incontreremo nella piazza del Cielo che non passa mai per sempre. Questa è la promessa di Dio e questa è la nostra speranza, se noi apriamo i nostri cuori. Grazie.

(Udienza Generale - Mercoledì 29/03/2017)

 
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