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n°47 Sabato 30 Novembre 2019

EDITORIALE

Attesa… di che cosa o di chi?

AVVENTO30112019Cari fratelli e sorelle, da questa domenica 1 dicembre iniziamo il nuovo anno liturgico, chiamato anno A e che sarà guidato dal Vangelo di Matteo, quest’ultimo rientra tra i vangeli sinottici ed è considerato di indirizzo giudaico, infatti troviamo tanti rimandi alla religione ebraica. Iniziamo il nuovo anno con il tempo liturgico dell’Avvento, quattro settimane, non sempre intere, che ci preparano alla solennità del Santo Natale. Un tempo questo che purtroppo è stato investito dalla società nel consumismo, già le nostre strada sono quasi addobbate, piene di luci, gli alberi già fatti, i presepi finiti (dove si può fare), ma noi ci prepariamo spiritualmente? Come viviamo questo tempo di “Attesa”? Vogliamo attendere o siamo presi dal mondo frenetico, che ha tanta voglia di festeggiare, ma non sappiamo che cosa?

Eccoci allora dentro l’Avvento, tempo di gioia certo, come una madre che attende la nascita del suo figlio, per questo figura importante in questo periodo è la Vergine Maria, la donna del Si e del Magnificat, facciamoci avvolgere da Lei, dal suo manto; iniziamo anche la novena a lei , che veneriamo come Immacolata Concezione, donna prescelta da Dio, piena di Grazia. PREGHIERA 30112019Il Vangelo di Matteo ci metterà al centro anche la figura di Giuseppe, lo sposo di Maria, guardate il Vangelo quante parole egli dice…. Nessuna!! Eppure è considerato il patrono della Chiesa universale, infatti noi tutti come Chiesa dobbiamo imparare quest’anno il grande valore dell’ascolto, il fidarci del Signore, entrare dentro il suo disegno di salvezza, che va oltre la nostra idea o decisione. Giuseppe non si fa prendere dallo sconforto, accetta e custodisce; accetta la volontà di Dio e custodisce ciò che il Signore gli ha affidato. In questo periodo di attesa facciamo nostri questi verbi: accettare la volontà di Dio e custodire in noi il suo dono; tutto questo possibile attraverso l’ascolto. Proprio per questo vivremo due lectio divine il lunedì che ci aiuteranno ad entrare sempre di più nel mistero del Santo Natale: La Parola che si fa carne. Ma non siano solo i momenti comunitari a caratterizzare la nostra vita spirituale, incrementiamo a livello personale la nostra preghiera e l’ascolto della Parola, entriamo dentro il mistero, non rimaniamo semplici spettatori, non facciamoci distrarre dalle tante luci esterne che addobbano le nostre strade, ma prepariamo la nostra anima e la nostra vita alla vera luce che dona salvezza: Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo! Buon Avvento a tutti!

Don Davide!

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Festa della musica.

SANTA CECILIA 30112019 Santa Cecilia, patrona della musica e dei musicisti, ancora una volta è riuscita a riunire, presso la Parrocchia ‘Santa Maria Maddalena’, in una magica atmosfera di festa e di condivisione, un gran numero di persone. Al sottoscritto è toccato l’onore e il piacere di presentare quella che ormai è ritenuta da molti una rassegna musicale di grande spessore e coinvolgimento, alla quale il compianto don Antonello Tumminello, aveva sempre dedicato tempo e passione. Rigorosamente collocati nelle varie cappelle della Chiesa, il coro ‘Santa Cecilia’ diretto da Luigi Maccioccu, quello di ‘S. Giovanni Paolo II’ di Davide Avolio, Le ‘Voci nel Blues-Orolake’ e il coro ‘Insieme per il domani’ armonizzati da Vincenzo La Cava, ‘Le Beatitudini’ della Parrocchia ‘ Medaglia Miracolosa’ di Roberto Occhiuto, la Banda Filarmonica ‘ Giuseppe Garibaldi’ di William Jefferson Junior Edes, il coro Gregoriano ‘Santa Maria Maddalena’ di Antonio Impagliazzo e il coro ‘Gesù Bambino di Praga’ di Gianfranco Impagliazzo. All’appello mancava il coro ‘San Giovanni Bosco’ di Gianni Deriu, al quale era toccata l’animazione della Messa proprio il giorno di S. Cecilia. In prima fila, ai piedi dell’altare, non poteva mancare la banda ‘Oratorio San Domenico Savio’ diretta da Rosario Agnello (con i bambini della ‘Junior Band’), che ha aperto la rassegna musicale con ‘Madonna nera’, un canto popolare polacco offerto alla Vergine Nera di Czestochowa. Ovviamente dedicato al parroco, Andrzej Domanski. La stessa banda, con Luigi Maccioccu ha quindi intonato ‘Concerto d’amore’ di Jacob De Haan. Grandi emozioni ha suscitato il coro ’Insieme per il domani’ della presidente Lia Salvi, prima con il brano ‘Brand New Day’ quindi con la ‘5^ sinfonia’ di Gustav Mahler e il testo di Eric Levi. Altrettanto apprezzati ‘Sing a New Song’ e ‘Jesus Brought’ interpretati dalle ‘Voci nel Blues-Orolake’, al pari di ‘Cristo te necesita para amar’ del ‘Gesù Bambino di Praga’. ‘Resta qui con noi’, uno dei canti più popolari di Gen Rosso e ‘Cristo Re’ sono stati, invece, il cavallo di battaglia del ‘S. Giovanni Paolo II’. ‘Just a closer walk with thee’, un brano Gospel di New Orleans, spesso utilizzato per accompagnare cerimonie religiose (battesimi, cresime e anche funerali), ha caratterizzato l’esibizione della ‘Filarmonica Garibaldi’. ‘Inno a Padre Pio’, testo e musica di monsignor Marco Frisina, è stato invece dedicato dal coro ‘Santa Cecilia’ a tutti i sofferenti della nostra comunità e ai componenti del coro che oggi formano il coro degli angeli in cielo e in particolare a Mario Poggi. I componenti de ‘Le Beatitudini’ hanno proposto ‘A San Giovanni Paolo II’, con dedica speciale a don Tumminello. Infine il coro Gregoriano ‘S. Maria Maddalena’ ha chiuso con l’antifona ‘Dum Aurora Finem Daret’, dedicata a don Domenico Degortes e a don Alberto Guevara. La parte organizzativa, in sinergia con i sacerdoti dell’isola, amabilmente curata da Caterina Spezziga, è indubbiamente risultata la ciliegina su una torta prenatalizia, che potrebbe regalare, con qualche modifica, la gioia di un bis nell’imminente periodo di feste. La chiusura della rassegna musicale, con l’anteprima del soprano Rosa Maria Cuboni, è stata infine affidata al parroco cittadino, don Andrea, che nel ringraziare quanti hanno contribuito alla serata, ha dato appuntamento a tutti per il prossimo anno.     

         Lorenzo Impagliazzo

 

 

INCONTRO CON PAPA FRANCESCO

PAPA FRANCESCO 30112019Lunedì 18 Novembre un gruppo di 15 parrocchiani maddalenini, capitanati dall'instancabile Don Domenico, si sono recati, con partenza di buonora, alla volta di Roma: destinazione Città del Vaticano. L'evento che li attendeva era veramente speciale, le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione incontravano, nel loro trentesimo anniversario – nella bellissima cornice dell'Aula Paolo VI – Papa Francesco. In una sala gremita di partecipanti, presenti diverse realtà nazionali e straniere, ci siamo immersi nella preghiera, contagiati dallo spirito fraterno e dai coinvolgenti canti, aspettando la messa delle ore 10 presieduta da S.E. Monsignor Fisichella. Il nostro cuore trepidava nell'attesa dell'incontro con il Papa ed eccolo, puntuale, arrivare alle ore 12. L'emozione è tale che vorremmo, in un abbraccio collettivo, mostrargli tutto il nostro affetto; qualcuno è riuscito a toccare la sua veste candida. Il suo sorriso e il benvenuto ci appagano e commuovono. Una platea entusiasta invoca il suo nome, Lui ringrazia tutti con fervore, in particolar modo Don Piergiorgio Perini per l'instancabile opera di evangelizzazione e per i frutti che il Signore gli ha concesso con la sua grazia nei 65 anni di sacerdozio, al traguardo dei 90 anni. Papa Francesco ci ha incoraggiato amorevolmente affinché l'insegnamento di Gesù sia sempre vivo e presente nella nostra vita e l'opera delle Cellule di Evangelizzazione possa contribuire al rinnovamento delle Parrocchie rendendole missionarie e feconde nel mondo per annunciare l'infinito amore e misericordia di Dio. Il Santo Padre si congeda e noi non finiamo di acclamarlo chiamandolo per nome. Lasciamo la Sala Paolo VI seguiti dagli sguardi impenetrabili delle Guardie Svizzere e ci dirigiamo verso il Ristorante che ci attende per la pausa pranzo. L'atmosfera è gioiosa. Ci attende un altro sito da ammirare di ineguagliabile bellezza, la Basilica di San Paolo fuori le mura. Don Domenico ci guida facendoci ammirare la seconda Chiesa per grandezza dopo San Pietro. La Basilica è uno splendore con i suoi giardini e nel silenzio contempliamo e preghiamo presso la tomba del martire Paolo. Poi visitiamo il Chiostro gestito dai Frati Benedettini che conserva all'interno diverse reliquie e opere di notevole valore artistico. La giornata volge al termine e l'aereo per il rientro ci attende. La stanchezza inizia a farsi sentire, ma il cuore è pieno di gratitudine. Grazie......grazie Signore per averci fatto gustare la dolcezza del tuo amore!

Francesca Sanna

 

■ La Chiesa e l’ideologia gender.

La nostra società, caratterizzata da un forte individualismo e liberismo, favorisce il diffondersi della così detta ideologia gender. Secondo questa teoria l’orientamento sessuale (gender) di una persona non è determinato dal sesso (maschile o femminile) ma è condizionato dall’ambiente e dalla società. Per cui bisogna liberarsi dal condizionamento della società e ognuno deve poter scegliere liberamente il suo orientamento sessuale che può non corrispondere con la sua sessualità biologica. Per cui si possono avere diversi orientamenti sessuali (genere maschile, femminile, neutro, bis gender, trans gender, ecc.). Il rapporto di coppia può comportare più amori, che includono più di due individui e la durata del legame è variabile. Inoltre questa ideologia si appella al riconoscimento pubblico della libertà di scelta del genere, in contrapposizione al matrimonio tra uomo e donna considerato un residuo della società patriarcale. Si vorrebbe che la società garantisse tale diritto, non riconoscerlo sarebbe una forma di discriminazione sociale nei confronti delle minoranze. La rivendicazione di tali diritti ha trovato accoglienza in alcuni documenti internazionali inserendosi in alcune legislazioni nazionali. Per esempio in Francia, per non discriminare le minoranze, a scuola non si dice più padre e madre dei bambini ma genitore uno e genitore due.

Nei confronti di questa ideologia, la Chiesa che dialoga col mondo, vede alcuni punti di incontro e forti criticità. Un primo punto di incontro è la lotta contro ogni ingiusta discriminazione. Non possiamo negare che nel corso dei secoli si siano affacciate forme di ingiusta subordinazione che hanno avuto influsso anche all’interno della Chiesa ritardando l’attuazione del messaggio con cui Gesù proclamava la pari dignità tra uomo e donna, dando luogo ad una certo maschilismo più o meno mascherato da motivazioni religiose. Un altro punto di incontro specialmente nell’educazione dei bambini e dei giovani è il rispetto di ogni persona nella sua differente condizione (disabilità, razza, religione, tendenze affettive). Un terzo punto di incontro sono i valori della femminilità. La società è in larga parte debitrice alle donne che sono impegnate nei più diversi settori dell’attività educativa, oltre la famiglia: asili, scuole, università, istituti di assistenza, parrocchie, associazioni e movimenti.

Nei confronti della ideologia gender la Chiesa presenta forti criticità. È una ideologia che allontana dalla natura, verso una scelta soggettiva ed emotiva. Per non discriminare, nega di fatto la differenza e la reciprocità naturale tra uomo e donna. Questo modo di pensare e di agire ha delle ripercussioni sulla condivisione delle responsabilità inerenti alla paternità e alla maternità. Addirittura svuota la base antropologica della famiglia che diviene “liquida”, “fluida”. Induce progetti educativi svincolati dalla differenza biologica tra maschio e femmina, proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane, mortificando la stessa dignità umana che ha nella sessualità una sua componente essenziale.

Questi sono alcuni dei punti richiamati nel documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica dal titolo: “Maschio e femmina li creò” per un dialogo sulla questione del gender nell’educazione. Vi si dice tra l’altro che nella famiglia il confronto con la madre e il padre facilita il bambino nella elaborazione della propria identità/ differenza sessuale. Probabilmente anche per questa ragione il 20 novembre scorso è stata consegnata in Florida (U.S.A.) una petizione di genitori, educatori e nonni (485.000 firme) chiedendo agli amministratori della Walt Disney Company di non genderizzare i prodotti di divertimento per i bambini, cartoons e non solo. In quanto il soggetto primario della educazione dei figli sono i genitori (era stato pubblicato per i bambini un episodio con due mamme lesbiche). La Chiesa madre e maestra offre le sue proposte per una antropologia cristiana. (continua).

D.D.

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 CARITAS NATALE 2019

 

■ Avvento: perché aspettare un evento che ha già avuto luogo?

 Durante l’Avvento sentiamo sempre lo stesso ritornello: “L’Avvento è un momento di attesa, ecc.”, allora facciamo finta di aspettare. Finta…?! Sì, perché sappiamo che in realtà Gesù è già venuto. Allora qual è il senso dell’Avvento?

di fratel Thierry-Dominique Humbrech

 Il nuovo anno liturgico è iniziato: l’Avvento è ritornato, e torna sempre troppo presto perché ci ricorda che Natale è alle porte e bisogna quindi pensare a tutti i regali da comprare (e non parliamo della paura di rovinarci!). Ma che senso ha aspettare un evento che ha già avuto luogo? E in ogni caso aspettare la nascita di Gesù per un mese, un’ora alla settimana, per un totale quindi di quattro ore, che non trasformerà di certo il mese di dicembre in una lunga attesa. Ma dato che il sacerdote ripete ad ogni messa che bisogna aspettare, aspettiamo.

Aspettare una natività che ha già avuto luogo

C’è qualcosa di strano in tutto questo: aspettiamo il ritorno di Cristo nella gloria, nel giorno del giudizio finale, nel giorno in cui risorgeremo con Lui con il nostro corpo. Quest’attesa è comprensibile poiché è un evento che fa parte della nostra speranza e del nostro futuro. Invece ha senso aspettare una natività che ha già avuto luogo nel passato?

In realtà l’Avvento non è un’attesa poiché non dobbiamo aspettare Colui che si è incarnato per sempre: Egli ci precede in tutto. Tuttavia, esiste un’attesa da un punto di vista liturgico per farci vivere ciò che Gesù ha già vissuto, per ricevere le grazie che ha dato a tutti. L’attesa è pedagogica, teatrale, rimembra i misteri e i vari momenti della storia della Salvezza. Quest’attesa non ci fa aspettare nulla in realtà, ma ci introduce nella vita di Colui che viene ogni giorno per offrirci la Sua grazia.

L’Avvento non è un’attesa, ma un’occasione per ricominciare

Abbiamo bisogno di nuovi ritmi e di nuovi inizi, un po’ come i bambini che amano tanto cominciare un nuovo quaderno o un nuovo diario all’inizio dell’anno scolastico. Durante l’Avvento non dobbiamo semplicemente rifare le stesse cose degli anni precedenti, ma approfondirle per esempio ascoltando le letture del Vangelo alla Santa Messa con maggior attenzione, leggendole in anticipo e riprendendole durante la settimana per impadronircene meglio. Dal sito aleteia.it

 

■ Condoglianze ai familiari di Franca Acciaro ved. Michelini che è tornata alla casa del Padre celeste.

 

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

Orari delle Confessioni

 

I confessori saranno disponibili:

Venerdì: dalle 10.00 alle 12.00.

Sabato: dalle 10.00 alle 12.00.

 Sabato sera e la domenica per quanto possibile prima, durante e subito dopo le S.Messe.

 

 COLLETTA ALIM 2019 CARITAS E VINCENZIANI

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1. Domenica 1 dicembre prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico.

            Nell’Oratorio di Moneta ritiro per i cresimandi.

Continua la Novena dell’Immacolata dopo la S. Messa serale.

2. Martedì 3 dicembre ore 18.00 Lectio Divina.

3.Venerdì 6 dicembre Primo venerdì del mese. Adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 16.00.

4. Sabato 7 dicembre Colletta Alimentare nei supermercati e negozi dell’isola.

5. Domenica 8 dicembre Solennità dell’Immacolata Concezione.

            h.10.30 S. Messa a Stagnali.

6. Domenica 15 dicembre – inizia la Novena di Natale; apertura del Presepe e concerto della Banda dell’Oratorio San Domenico Savio insieme con i bambini del catechismo.

  

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 1 dicembre prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico.

            Nell’Oratorio di Moneta ritiro per i cresimandi.

h.17.00 S. Messa nella sala della Sacra Famiglia alla Crocetta - Padule.

Continua la Novena dell’Immacolata dopo la S.Messa serale.

2. Lunedì 2 dicembre h. 18.00 La S. Messa è nella Cappella dell’Istituto San Vincenzo (non ci sarà la S. Messa nella chiesa parrocchiale)

h.18.30 Lectio Divina.

3. Mercoledì 4 dicembre memoria Santa Barbara.

4. Giovedì 5 dicembre

Primo giovedì del mese Preghiera per le vocazioni dalle ore 17.00

5.Venerdì 6 dicembre

Primo venerdì del mese. Adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 16.00 nella chiesa del Bambino Gesù alle Due Strade.

6. Sabato 7 dicembre Colletta Alimentare nei supermercati e negozi dell’isola.

7. Domenica 8 dicembre Solennità dell’Immacolata Concezione.

8. Domenica 15 dicembre – inizia la Novena di Natale; apertura del Presepe e concerto della Banda dell’Oratorio San Domenico Savio insieme con i bambini del catechismo.

 

  

M A G I S T E R O

 «GESÙ, RICORDATI DI ME QUANDO SARAI NEL TUO REGNO» (LC 23,42)

Uniamo le nostre voci a quella del malfattore che, crocifisso con Gesù, lo riconobbe e lo proclamò re. Lì, nel momento meno trionfante e glorioso, in mezzo alle grida di scherno e di umiliazione, quel delinquente è stato capace di alzare la voce e fare la sua professione di fede. Queste sono le ultime parole che Gesù ascolta e, a loro volta, sono le ultime parole che Lui pronuncia prima di consegnarsi al Padre: «In verità io ti dico: oggi sarai con me nel paradiso». Il tortuoso passato del ladro sembra, per un istante, assumere un nuovo significato: accompagnare da vicino il supplizio del Signore; e questo istante non fa altro che confermare la vita del Signore: offrire sempre e dovunque la salvezza. Il Calvario, luogo di smarrimento e di ingiustizia, dove l’impotenza e l’incomprensione sono accompagnate dalla mormorazione sussurrata e indifferente dei beffardi di turno davanti alla morte dell’innocente, si trasforma, grazie all’atteggiamento del buon ladrone, in una parola di speranza per tutta l’umanità. Le burle e le grida di “salva te stesso” di fronte all’innocente sofferente non saranno l’ultima parola; anzi, susciteranno la voce di quelli che si lasciano toccare il cuore e scelgono la compassione come vero modo per costruire la storia.

Conosciamo bene la storia dei nostri peccati e limiti, come il buon ladrone, ma non vogliamo che sia questo a determinare o definire il nostro presente e futuro. Perciò, come il buon ladrone, vogliamo vivere l’istante in cui poter alzare le nostre voci e professare la nostra fede a difesa e a servizio del Signore, l’Innocente sofferente. Vogliamo accompagnare il suo supplizio, sostenere la sua solitudine e il suo abbandono, e ascoltare, ancora una volta, che la salvezza è la parola che il Padre vuole offrire a tutti: «Oggi sarai con me nel paradiso».

Salvezza e certezza che hanno testimoniato coraggiosamente con la vita San Paolo Miki e si suoi compagni. Sulle loro orme vogliamo camminare, sui loro passi vogliamo andare per professare con coraggio che l’amore dato, sacrificato e celebrato da Cristo sulla croce è in grado di vincere ogni tipo di odio, egoismo, oltraggio o cattiva evasione; è in grado di vincere ogni pessimismo indolente o benessere narcotizzante, che finisce per paralizzare ogni buona azione e scelta.

La nostra fede è nel Dio dei viventi. Cristo è vivo e agisce in mezzo a noi, guidandoci tutti alla pienezza della vita. È vivo e ci vuole vivi. Cristo è la nostra speranza . Lo imploriamo ogni giorno: venga il tuo Regno, Signore. E così facendo vogliamo anche che la nostra vita e le nostre azioni diventino una lode. Se la nostra missione come discepoli missionari è di essere testimoni e araldi di ciò che verrà, essa non ci permette di rassegnarci davanti al male e ai mali, ma ci spinge a essere lievito del suo Regno dovunque siamo: in famiglia, al lavoro, nella società; ci spinge ad essere una piccola apertura in cui lo Spirito continua a soffiare speranza tra i popoli. Il Regno dei cieli è la nostra meta comune, una meta che non può essere solo per il domani, ma la imploriamo e iniziamo a viverla oggi, accanto all’indifferenza che circonda e fa tacere tante volte i nostri malati e disabili, anziani e abbandonati, rifugiati e lavoratori stranieri: tutti loro sono sacramento vivo di Cristo, nostro Re (cfr Mt 25,31-46); perché «se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi» (S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio inuente).

Quel giorno, sul Calvario, molte voci tacevano, tante altre deridevano; solo quella del ladrone seppe alzarsi e difendere l’innocente sofferente: una coraggiosa professione di fede. Spetta ad ognuno di noi la decisione di tacere, di deridere o di profetizzare. Cari fratelli, alziamo qui le nostre voci, in una preghiera comune perché siano sempre di più quelli che, come il buon ladrone, sono capaci di non tacere né deridere, ma di profetizzare con la propria voce un regno di verità e di giustizia, di santità e di grazia, di amore e di pace

(Viaggio Apostolico in Thailandia e Giappone (19 - 26 Novembre 2019)S.Messa – OMELIA - Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – 24/11/2019)

UN MONDO SENZA ARMI NUCLEARI È POSSIBILE E NECESSARIO

Questo luogo ci rende più consapevoli del dolore e dell’orrore che come esseri umani siamo in grado di infliggerci. La croce bombardata e la statua della Madonna, recentemente scoperta nella Cattedrale di Nagasaki, ci ricordano ancora una volta l’orrore indicibile subito nella propria carne dalle vittime e dalle loro famiglie.

Uno dei desideri più profondi del cuore umano è il desiderio di pace e stabilità. Il possesso di armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa non è la migliore risposta a questo desiderio; anzi, sembrano metterlo continuamente alla prova. Il nostro mondo vive la dicotomia perversa di voler difendere e garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia, che finisce per avvelenare le relazioni tra i popoli e impedire ogni possibile dialogo.

La pace e la stabilità internazionale sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale; sono possibili solo a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana di oggi e di domani.

Qui, in questa città, che è testimone delle catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali di un attacco nucleare, non saranno mai abbastanza i tentativi di alzare la voce contro la corsa agli armamenti. Questa infatti spreca risorse preziose che potrebbero invece essere utilizzate a vantaggio dello sviluppo integrale dei popoli e per la protezione dell’ambiente naturale. Nel mondo di oggi, dove milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere le armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo. Un mondo in pace, libero da armi nucleari, è l’aspirazione di milioni di uomini e donne in ogni luogo. Trasformare questo ideale in realtà richiede la partecipazione di tutti: le persone, le comunità religiose, le società civili, gli Stati che possiedono armi nucleari e quelli che non le possiedono, i settori militari e privati e le organizzazioni internazionali. La nostra risposta alla minaccia delle armi nucleari dev’essere collettiva e concertata, basata sull’ardua ma costante costruzione di una fiducia reciproca che spezzi la dinamica di diffidenza attualmente prevalente.

La Chiesa Cattolica, da parte sua, è irrevocabilmente impegnata nella decisione di promuovere la pace tra i popoli e le nazioni: è un dovere per il quale si sente obbligata davanti a Dio e davanti a tutti gli uomini e le donne di questa terra. Non possiamo mai stancarci di lavorare e di insistere senza indugi a sostegno dei principali strumenti giuridici internazionali di disarmo e non proliferazione nucleare, compreso il Trattato sul divieto delle armi nucleari. Nel luglio scorso, i vescovi del Giappone hanno lanciato un appello per l’abolizione delle armi nucleari, e in ogni mese di agosto la Chiesa giapponese celebra un incontro di preghiera di dieci giorni per la pace. Possano la preghiera, la ricerca instancabile per la promozione di accordi, l’insistenza sul dialogo essere le “armi” in cui riponiamo la nostra fiducia e anche la fonte di ispirazione degli sforzi per costruire un mondo di giustizia e solidarietà che fornisca reali garanzie per la pace. (Viaggio Apostolico in Thailandia e Giappone – Discorso sulle Armi Nucleari - Nagasaki Domenica, 24/11/2019)

IL VIAGGIO APOSTOLICO IN THAILANDIA E GIAPPONE

 

La Tailandia è un antico Regno che si è fortemente modernizzato. La gente laggiù sorride. Ho incoraggiato l’impegno per l’armonia tra le diverse componenti della nazione, come pure perché lo sviluppo economico possa andare a beneficio di tutti e siano sanate le piaghe dello sfruttamento, specialmente delle donne e dei minori. La religione buddista è parte integrante della storia e della vita di questo popolo, perciò mi sono recato in visita al Patriarca Supremo dei buddisti, proseguendo sulla strada della reciproca stima iniziata dai miei Predecessori, perché crescano nel mondo la compassione e la fraternità.

La testimonianza della Chiesa in Tailandia passa anche attraverso opere di servizio ai malati e agli ultimi. Ho dedicato momenti specifici ai sacerdoti ed alle persone consacrate , ai vescovi, e anche ai confratelli gesuiti. A Bangkok ho celebrato la Messa con tutto il popolo di Dio nello Stadio e poi con i giovani nella Cattedrale. Poi, mi sono recato in Giappone. Al mio arrivo alla Nunziatura di Tokio, sono stato accolto dai Vescovi del Paese, con i quali abbiamo subito condiviso la sfida di essere pastori di una Chiesa molto piccola, ma portatrice dell’acqua viva, il Vangelo di Gesù.

“Proteggere ogni vita” è stato il motto della mia visita in Giappone, un Paese che porta impresse le piaghe del bombardamento atomico ed è per tutto il mondo portavoce del diritto fondamentale alla vita e alla pace. A Nagasaki e Hiroshima ho ribadito la ferma condanna delle armi nucleari e dell’ipocrisia di parlare di pace costruendo e vendendo ordigni bellici. Dopo quella tragedia, il Giappone ha dimostrato una straordinaria capacità di lottare per la vita; e lo ha fatto anche recentemente, dopo il triplice disastro del 2011: terremoto, tsunami e incidente alla centrale nucleare.

Per proteggere la vita bisogna amarla, e oggi la grave minaccia, nei Paesi più sviluppati, è la perdita del senso di vivere.

Le prime vittime del vuoto di senso di vivere sono i giovani. Ho ascoltato le loro domande e i loro sogni; li ho incoraggiati ad opporsi insieme ad ogni forma di bullismo, e a vincere la paura e la chiusura aprendosi all’amore di Dio, nella preghiera e nel servizio al prossimo.

A Tokyo ho avuto l’opportunità di fare visita all’Imperatore Naruhito, al quale rinnovo l’espressione della mia gratitudine. Ho auspicato una cultura di incontro e dialogo, caratterizzata da saggezza e ampiezza di orizzonte. Rimanendo fedele ai suoi valori religiosi e morali, e aperto al messaggio evangelico, il Giappone potrà essere un Paese trainante per un mondo più giusto e pacifico e per l’armonia tra uomo e ambiente.

(UDIENZA GENERALE – Mercoledì 27/11/2019) a cura di A. Panzera

 
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n°46 Sabato 23 Novembre 2019

 

Lettera al Direttore della Nuova Sardegna in risposta all’articolo del 17 novembre 2019 sulla chiusura temporanea della Casa “Suor Nicoli”

 In riferimento al recente articolo apparso sul vostro quotidiano riguardante la chiusura temporanea della Casa “Sr. Nicoli” di La Maddalena mi preme esprimere alcune considerazioni, almeno per far emergere i fatti reali, di quanto è successo.

Sono consapevole che la dolorosa e sofferta decisione da noi adottata avrebbe scatenato considerazioni di varia natura e polemiche non sempre legittime che sono insite nelle relazioni sociali, in particolare quando gli eventi toccano casi umani portatori di problematiche non facilmente risolvibili.

Il rispetto per la verità potrebbe portare alla soluzione di problemi complessi come quelli che la comunità Cristiana di La Maddalena ha gestito per dieci anni usufruendo esclusivamente di risorse proprie e grazie all'aiuto della Caritas e dei volontari. Questa realtà parrocchiale ha assicurato a molte persone senza fissa dimora un alloggio dignitoso, pasti caldi ed il conforto che sicuramente dà l'igiene della persona e degli indumenti.

La chiusura temporanea della Casa Sr. Nicoli si è resa necessaria di fronte agli obblighi amministrativi, legali e assicurativi che non potevano essere rimandati ulteriormente.

Purtroppo il volontariato puro non è più in grado di affrontare le complesse situazioni legate a questo tipo di struttura.

A questo si aggiungono un insieme di dinamiche legate al non rispetto delle regole in atto all'interno della casa e alla violazione del quieto vivere e del buon senso da parte di alcuni ospiti.

Diverse volte si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine e dei sacerdoti per evitare più gravi degenerazioni.

È evidente che tale situazione richiede l’urgenza di coinvolgere tutte le istituzioni affinché si trovino le soluzioni più idonee anche perché la responsabilità primaria per rispondere al disagio abitativo e alle diverse fragilità sociali compete ad altri livelli di responsabilità politiche e amministrative. Per questo motivo l'amministrazione comunale è stata avvisata con tempo della chiusura del servizio parrocchiale.

Mi preme, infine, sottolineare ed evidenziare che non è intenzione delle parrocchie isolane abbandonare le persone bisognose. Per questo motivo è stato già avviato con i Servizi Sociali del Comune di La Maddalena il percorso risolutivo per trovare insieme le più adeguate soluzioni. L’augurio è quello di arrivare al più presto alle risoluzioni definitive.            

Il parroco di La Maddalena

Sac. Andrea Domanski

 

EDITORIALE

 Dove conservare le ceneri dei defunti?

 URNA CENERARIASempre più spesso avviene di partecipare a delle Messe funebri non davanti ad una bara ma davanti ad un’urna cineraria. La Chiesa cattolica ha sempre preferito la sepoltura del corpo dei defunti come forma più idonea a esprimere la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre, e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari ed amici. Attraverso la pratica della sepoltura nei cimiteri, la comunità cristiana, facendo memoria della morte, sepoltura e risurrezione del Signore, onora il corpo del cristiano, diventato nel Battesimo tempio dello Spirito Santo e destinato alla risurrezione. Tuttavia, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, la Chiesa non si oppone alla cremazione. Si comprende che alle volte per alcune ragioni di natura pratica (morte all’estero o nella Penisola), per evitare il trasporto della salma, che sarebbe molto costoso, si ricorra alla cremazione e le ceneri, nell’apposita urna cineraria, siano portate in chiesa per la Messa funebre o di suffragio. La Chiesa in questi casi è contraria alla prassi di spargere le ceneri in natura per esempio a mare, oppure di conservarle in luoghi diversi dal cimitero, come ad esempio nelle abitazioni private.

 

(Dove conservare le ceneri dei defunti?)

 Nel caso di spargimento delle ceneri o di sepolture anonime si impedisce la possibilità di esprimere con riferimento ad un luogo preciso il dolore personale e comunitario. Per le generazioni successive la vita di coloro che le hanno precedute scompare senza lasciare tracce.

 La Chiesa raccomanda che le ceneri non vengano neppure conservate in abitazioni private ma in un campo santo, come lo è il cimitero, il cui nome significa “dormitorio” dal quale un giorno, quello della risurrezione, ci risveglieremo a vita nuova. Dunque un segno di speranza nella vita eterna. La celebrazione liturgica delle esequie dovrebbe precedere la cremazione. Eccezionalmente, per ragioni pratiche, i riti esequiali possono aver luogo a cremazione avvenuta, in questo caso si celebra ugualmente la santa Messa esequiale, solo si omette l’aspersione con l’acqua benedetta e l’incensazione, perché non c’è il segno del corpo del defunto ma solo le ceneri. Mantenere viva la memoria dei defunti e ricordarsi di loro è per le persone in lutto una consolazione ed un aiuto.                        

 D.D.

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Pellegrinaggio mariano e gemellaggio a Carloforte 14 – 15 – 16 novembre 2019

MADONNA DELLO SCHIAVO 23112019Per la comunità de La Maddalena e la cittadina di Carloforte ricorre il terzo anno consecutivo di gemellaggio, segno visibile di amicizia, relazioni umane, culturali e soprattutto spirituali.

Per l’occasione si è organizzato un pellegrinaggio in onore della Madonna dello Schiavo a cui inizialmente hanno aderito in tanti ma, come spesso accade, anche stavolta vi è stato chi ha dovuto disdire per motivi personali o di salute, mentre i più hanno rinunciato all’ ultimo momento, quasi certamente perché scoraggiati dalle previsioni metereologiche, non proprio favorevoli agli spostamenti.

Invece, al di là di ogni aspettativa, ci è stata regalata una giornata di sole che ha fatto ben sperare!

Così, seppur piccolo gruppo di quindici persone, abbiamo intrapreso con fiducia il viaggio, in compagnia di Don Domenico, nostra preziosa guida spirituale, dell’organizzatore signor Pierluigi Aversano, e di suor Giovanna Maria, rappresentante delle suore vincenziane dell’isola.

La prima tappa mariana è stata il Santuario dedicato alla Madonna del Rimedio di Oristano. Santuario dalla devozione pluricentenaria, risalente al 1300, voluta dai Padri Trinitari. Qui, dopo la santa Messa, celebrata in onore di “Maria porta del cielo”, e in compagnia di Giovanni Carta che ci ha raggiunti in chiesa, ci siamo recati al “Centro di Riabilitazione Maria Bambina” per visitare la nostra Giovannina, dove si trova ricoverata da qualche tempo. Con gioia e commozione abbiamo potuto salutarla e ammirarne i progressi.

 In serata siamo arrivati a Calasetta e pernottato in un hotel. La mattina seguente, col traghetto, siamo giunti a Carloforte. È consuetudine che, in occasione dei giorni della novena e della festa, il simulacro della Madonna lasci temporaneamente la sua chiesina per trasferirsi nella parrocchia di San Carlo Borromeo.

Il giorno 15 alle ore 11.30, in una chiesa gremita di gente d’ogni età e alla presenza delle autorità civili e militari, viene celebrata la santa Messa, quest’anno presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia, dal parroco Don Gianni, dal nostro Don Domenico e da altri sacerdoti.

VISITA AL RIMEDIO 23112019Un coro di voci stupende ha egregiamente animato la liturgia, con canti di celestiale bellezza.

Monsignor Marrucci, nella sua omelia, ha individuato il filo rosso che lega le tre letture del giorno ed evidenziato, nel passo del Vangelo di Luca: «La Centralità della Parola che si è fatta Carne grazie a Colei che non ha disdegnato di essere schiava, serva, per rendere noi liberi. San Paolo, a tal proposito, dice: “Talmente libero da essere schiavo di Cristo”. Dunque, “Schiavo dell’Amore” è il titolo onorifico che ogni cristiano acquista al momento del suo Battesimo e che dovrebbe dichiarare con gioia, mettendosi a servizio e senza nulla trattenere».

L’omelia si è conclusa col messaggio forte da vivere: RICONOSCERSI AMATI PER AMARE.

 Terminata la pausa-pranzo l’esperta guida turistica, Natalia, ci ha fatto scoprire i luoghi più significativi dell’isola di San Pietro, tra cui Capo Sandalo, punta estrema di tutta la Sardegna.

Vissuta con grande attesa ma anche con trepidazione è stata la processione, in forse sino all’ultimo a causa di un cielo che prometteva solo tanta pioggia. Le preghiere di piccoli e di adulti hanno fatto sì che questo appuntamento non venisse rimandato, bensì reso ancor più bello perché fortemente desiderato!

Lungo il percorso, fra canti e preghiere, il simulacro della Madonna ha fatto una breve sosta, nel silenzio, davanti alla casa di una signora, allettata da anni, che in quel momento rappresentava tutti i malati della città; spiritualmente ci siamo stretti a loro in un unico, grande abbraccio.

Per noi è stato motivo di grande gioia vedere tanta partecipazione, segno di una devozione particolarmente sentita! Non è sfuggita al nostro sguardo la presenza, oggi non scontata, di numerosi bambini che, con semplicità e compostezza, hanno fatto da corona alla loro cara Madonnina.

Spontaneo è nato in noi un desiderio: poter tornare in quel luogo, dove si respira fede e amore per “Colei che tutto può!”.

La giornata centrale del nostro pellegrinaggio si è conclusa in tarda serata, con la cena in pizzeria offerta dalla parrocchia di Carloforte.


VISITA CHIESA CARLOFORTE 23112019Il giorno 16, l’ultimo del nostro pellegrinaggio, sulla via del ritorno l’autista Andrea ha voluto farci un dono inaspettato: visitare la chiesa del Buon Cammino di Iglesias, situata sull’omonimo Colle, dove oggi sono presenti le monache clarisse. In compagnia dei nostri amici Francesco e Carmen Mancosu, abbiamo poi visitato la Basilica di Santa Chiara dove Don Domenico ha celebrato la messa votiva in onore della santa.

A fine pranzo signor Nicola, padre di Andrea, si è offerto di accompagnarci e farci da guida per un breve ma indimenticabile giro turistico tra ex villaggi minerari e bellezze naturali.

Il nostro pellegrinaggio si è concluso con alcune ore di viaggio, rese leggere dalla recita del santo rosario, in ringraziamento alla S.S. Vergine, da risonanze condivise e dal ricordo ancora vivo dei giorni appena vissuti in gioiosa spiritualità e convivialità, giorni ricchi di incontri, e già venati di nostalgia… .

Auspico che il gemellaggio tra le due comunità si consolidi nel tempo, perché sia espressione concreta di quell’Amore che unisce e fa crescere, sotto lo sguardo della Madonna dello Schiavo e della nostra Santa Maria Maddalena.

Il gruppo dei pellegrini ringrazia di cuore l’armatore della compagnia di navigazione DELCOMAR, Franco Del Giudice, per aver offerto gratuitamente il passaggio del pullman con i pellegrini sulla tratta Calasetta - Carloforte.

                                           R. D.

 

■ Don Roberto Aversano nuovo parroco di Valledoria.

CHIESA CRISTO RE VALLEDORIA 23112019Domenica 3 novembre don Roberto Aversano, maddalenino, ha fatto l’ingresso nella nuova parrocchia di Cristo Re in Valledoria. Era stato nove anni parroco del S. Cuore a Badesi e precedentemente vice parroco ad Olbia presso la parrocchia di Nostra Signora della Salette. All’ingresso ufficiale nella nuova parrocchia è stato accompagnato da una folta rappresentanza di Badesani e da 35 Maddalenini. I parrocchiani di Valledoria e della Parrocchia di La Muddizza e La Ciaccia hanno curato una bella accoglienza al nuovo parroco. Il vescovo Mons. Sanguinetti ha presentato don Roberto ai nuovi parrocchiani ed il cerimoniale prevede la lettura della bolla di nomina del Vescovo, e la professione di fede del nuovo parroco che si impegna a donare ai fedeli il pane della Parola di Dio e della dottrina della Chiesa ed insieme a curare la santificazione del popolo mediante i sacramenti. Dopo questo il Vescovo cede la sua sede al nuovo parroco che dovrà rappresentarlo nell’insegnamento, nella santificazione e nella guida della comunità. C’è stato poi il saluto del sindaco di Valledoria, che ha presentato i saluti e gli auguri di numerosi sindaci provenienti dalla zona circostante. Quindi ha parlato il sindaco di Badesi, il rappresentante del Consiglio Pastorale ed un poeta che ha dedicato al nuovo parroco una poesia. La Messa è stata presieduta da don Roberto che alla fine ha rivolto alle autorità e al popolo il suo saluto ed il suo ringraziamento, ricordando con commozione il momento in cui il Vescovo gli ha comunicato la nuova nomina. Dopo la Messa c’è stato un cordiale rinfresco organizzato dalla comunità di Valledoria nell’ampio oratorio parrocchiale. Don Roberto è arrivato nella nuova parrocchia giusto in tempo per celebrare la festa patronale, quella di Cristo Re, domenica 24 novembre. Gli facciamo tanti auguri di buon apostolato e lo accompagniamo con la preghiera.                    

                       D.D.

■ Le Cellule di Evangelizzazione all’incontro con il Papa.

INCONTRO CELLULE A ROMA 23112019Il 18 novembre, alle 12 nell’Aula Paolo VI, Papa Francesco ha incontrato più di 3mila membri delle Cellule parrocchiali di evangelizzazione (Cpe), arrivati dai cinque continenti e che hanno nel cuore il desiderio di evangelizzare, di portare la Buona Novella a quanti ancora non la conoscono. Molti i Paesi di provenienza, tra i quali spiccano la Cina, il Brasile e il Libano. Erano presenti anche canadesi, statunitensi, maltesi, inglesi, francesi, belgi, irlandesi, tedeschi, ungheresi, portoghesi, cechi, spagnoli, svizzeri e polacchi, per un totale di circa 500 stranieri. L’Italia è notevolmente rappresentata: sono circa 2.500, infatti, arrivati a Roma per l’udienza, alla quale erano presenti mons. Joseph de Metz-Noblat, vescovo di Langres, mons. Piero Coccia, arcivescovo di Pesaro, e mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione, che ha presieduto la messa di ringraziamento. Il secondo incontro con Papa Francesco – si legge in un comunicato – è stato fortemente voluto da don Pi.Gi. Perini, fondatore e presidente dell’Organismo internazionale di servizio per le Cpe. Il Santo Padre lo ha gentilmente concesso sia in occasione del 30° anniversario della nascita dell’organismo delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione, sia del 90° compleanno di don Pi.Gi. e per il suo 65° anniversario di sacerdozio, festeggiati proprio nel 2019.   (Dal sito www.vatican.va)

All’incontro era presente anche una rappresentanza delle Cellule di Evangelizzazione della Parrocchia di Santa Maria Maddalena, quindici persone. Dopo aver partecipato alla Messa abbiamo ascoltato le parole del Papa, riportate nel Magistero del Bollettino. Il pranzo, in un ristorantino vicino a San Pietro. Nel pomeriggio visita, con due pulmini, alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, e poi in aeroporto per il rientro a La Maddalena.     

 Francesca Sanna

 

■ Anno giubilare di Bonaria.

Monsignor Arrigo Miglio, prima di concludere il suo mandato di Arcivescovo di Cagliari (il Papa ha nominato pochi giorni fa Mons. Giuseppe Baturi, di Catania, nuovo arcivescovo) ha indetto l’anno giubilare commemorativo del 650° anniversario del rinvenimento della statua lignea della Vergine SS. di Bonaria (1370-2020). È rivolto alle singole diocesi della Sardegna, perché valutino l’opportunità di organizzare in proprio i pellegrinaggi diocesani. Il momento più importante degli eventi programmati sarà la solenne celebrazione del 25 aprile 2020 presieduta dal Cardinale Angelo Becciu.

 

■ Suor Teresa Tambelli verso la beatificazione. Domenica scorsa si è chiusa, alla presenza di Mons. Arrigo Miglio arcivescovo di Cagliari, di tante suore Figlie della Carità, di suor Elena da La Maddalena e di numerosi fedeli, la fase diocesana del processo di beatificazione della religiosa vincenziana suor Teresa Tambelli morta nel 1964. Fu collaboratrice della beata suor Giuseppina Nicoli a Cagliari intorno al 1920. Ora tutta la documentazione è stata inviata alla Santa Sede e si spera in una prossima beatificazione. Suor Rina Bua, superiora regionale delle Figlie della Carità, ha intitolato a suor Tambelli un nuovo centro sanitario. Sarà riservato, come certamente avrebbe fatto suor Teresa, ai poveri e alle persone in difficoltà economiche. Sarà aperto tutti i giorni e sarà gestito da un’equipe di medici, infermieri e volontari.  

                    D.D.

 

■ Condoglianze ai familiari di Gigi Ornano, Mario Napoli, Caterina Orecchioni ved. Casalloni, Raffaele Campione, Maria Raffaella Oggiano ved. Vitiello, Antonio Misiano e Franco Ferrarini che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Domenica 24 novembre solennità di Cristo Re dell’Universo, ultima domenica dell’anno liturgico.

 2. Martedì 26 novembre h. 16.00 nella biblioteca parrocchiale di S.M.Maddalena incontro dei Ministri straordinari della Comunione di tutte e due parrocchie.

            h.18.00 nel salone dell’Oasi Serena incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale di Moneta.

 3. Mercoledì 27 novembre festa della Madonna della Medaglia Miracolosa h.18.00 S.Messa nella cappella dell’Istituto San Vincenzo. Non ci sarà la S. Messa nella chiesa di Moneta.

 4. Venerdì 29 novembre h. 18.00 nel salone dell’Oasi Serena incontro dei volontari per la Colletta Alimentare.

 5. Domenica 1 dicembre prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico.

            Nell’Oratorio di Moneta ritiro per i cresimandi.

 6. Sabato 7 dicembre Colletta Alimentare nei supermercati e negozi dell’isola.

 

  

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 24 novembre solennità di Cristo Re dell’Universo, ultima domenica dell’anno liturgico.

 2. Martedì 26 novembre h. 16.00 nella biblioteca parrocchiale incontro dei Ministri straordinari della Comunione di tutte e due parrocchie.

 3. Mercoledì 27 novembre festa della Madonna della Medaglia Miracolosa; h.18.00 S. Messa nella cappella dell’Istituto San Vincenzo. Non ci sarà la S. Messa nella chiesa parrocchiale.

S.Messa in cimitero alle ore 15.45.

4. Giovedì 28 novembre h.18.45 nella biblioteca parrocchiale incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale di Santa Maria Maddalena.

 5. Venerdì 29 novembre h. 18.00 nel salone dell’Oasi Serena incontro dei volontari per la Colletta Alimentare.

 6. Domenica 1 dicembre prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico.

            Nell’Oratorio di Moneta ritiro per i cresimandi.

            h. 17.00 S. Messa nella sala della Sacra Famiglia alla Crocetta - Padule.

 7. Sabato 7 dicembre Colletta Alimentare nei supermercati e negozi dell’isola.

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

Orari delle Confessioni

 

I confessori saranno disponibili:

Venerdì: dalle 10.00 alle 12.00.

Sabato: dalle 10.00 alle 12.00.

 Sabato sera e la domenica per quanto possibile prima, durante e subito dopo le S.Messe.

 

M A G I S T E R O

 RISPONDIAMO ALL’ODIO CON L’AMORE, ALL’OFFESA CON IL PERDONO

 

Il Vangelo di Lc 21, 5-19 ci presenta il discorso di Gesù sulla fine dei tempi. Gesù lo pronuncia davanti al tempio di Gerusalemme, edificio ammirato dalla gente a motivo della sua imponenza e del suo splendore. Ma Egli profetizza che di tutta quella bellezza del tempio, quella grandiosità «non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». La distruzione del tempio preannunciata da Gesù è figura non tanto della fine della storia, quanto del fine della storia. Infatti, di fronte agli ascoltatori che vogliono sapere come e quando accadranno questi segni, Gesù risponde con il tipico linguaggio apocalittico della Bibbia.

Usa due immagini apparentemente contrastanti: la prima è una serie di eventi paurosi: catastrofi, guerre, carestie, sommosse e persecuzioni; l’altra è rassicurante: «Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Dapprima c’è uno sguardo realistico sulla storia, segnata da calamità e anche da violenze, da traumi che feriscono il creato, nostra casa comune, e anche la famiglia umana che vi abita, e la stessa comunità cristiana. Pensiamo a tante guerre di oggi, a tante calamità di oggi. La seconda immagine – racchiusa nella rassicurazione di Gesù – ci dice l’atteggiamento che deve assumere il cristiano nel vivere questa storia, caratterizzata da violenza e avversità.

E qual è l’atteggiamento del cristiano? È l’atteggiamento della speranza in Dio, che consente di non lasciarsi abbattere dai tragici eventi. Anzi, essi sono «occasione di dare testimonianza». I discepoli di Cristo non possono restare schiavi di paure e angosce; sono chiamati invece ad abitare la storia, ad arginare la forza distruttrice del male, con la certezza che ad accompagnare la sua azione di bene c’è sempre la provvida e rassicurante tenerezza del Signore. Questo è il segno eloquente che il Regno di Dio viene a noi, cioè che si sta avvicinando la realizzazione del mondo come Dio lo vuole. È Lui, il Signore, che conduce la nostra esistenza e conosce il fine ultimo delle cose e degli eventi.

Il Signore ci chiama a collaborare alla costruzione della storia, diventando, insieme a Lui, operatori di pace e testimoni della speranza in un futuro di salvezza e di risurrezione. La fede ci fa camminare con Gesù sulle strade tante volte tortuose di questo mondo, nella certezza che la forza del suo Spirito piegherà le forze del male, sottoponendole al potere dell’amore di Dio. L’amore è superiore, l’amore è più potente, perché è Dio: Dio è amore. Ci sono di esempio i martiri cristiani i quali, nonostante le persecuzioni, sono uomini e donne di pace. Essi ci consegnano una eredità da custodire e imitare: il Vangelo dell’amore e della misericordia. Questo è il tesoro più prezioso che ci è stato donato e la testimonianza più efficace che possiamo dare ai nostri contemporanei, rispondendo all’odio con l’amore, all’offesa con il perdono. Anche nella vita quotidiana: quando noi riceviamo un’offesa, sentiamo dolore; ma bisogna perdonare di cuore. Quando noi ci sentiamo odiati, pregare con amore per la persona che ci odia. (ANGELUS – Domenica 17/11/2019)

 

I POVERI SONO PREZIOSI AGLI OCCHI DI DIO

Oggi, nel Vangelo, Gesù sorprende i suoi contemporanei e anche noi. Infatti, proprio mentre si lodava il magnifico tempio di Gerusalemme, dice che non ne rimarrà «pietra su pietra» (Lc 21,6). Perché queste parole verso un’istituzione tanto sacra, che non era solo un edificio, ma un segno religioso unico, una casa per Dio e per il popolo credente? Perché queste parole? Perché profetizzare che la salda certezza del popolo di Dio sarebbe crollata? Perché, alla fine, il Signore lascia che crollino delle certezze, mentre il mondo ne è sempre più privo?

Cerchiamo risposte nelle parole di Gesù. Egli oggi ci dice che quasi tutto passerà. Quasi tutto, ma non tutto. Egli spiega che a crollare, a passare sono le cose penultime, non quelle ultime: il tempio, non Dio; i regni e le vicende dell’umanità, non l’uomo. Passano le cose penultime, che spesso sembrano definitive, ma non lo sono. Sono realtà grandiose, come i nostri templi, e terrificanti, come terremoti, segni nel cielo e guerre sulla terra: a noi sembrano fatti da prima pagina, ma il Signore li mette in seconda pagina. In prima rimane quello che non passerà mai: il Dio vivo, infinitamente più grande di ogni tempio che gli costruiamo, e l’uomo, il nostro prossimo, che vale più di tutte le cronache del mondo. Allora, per aiutarci a cogliere ciò che conta nella vita, Gesù ci mette in guardia da due tentazioni. La prima è la tentazione della fretta, del subito. Per Gesù non bisogna andare dietro a chi dice che la fine arriva subito, che «il tempo è vicino». Non va seguito, cioè, chi diffonde allarmismi e alimenta la paura dell’altro e del futuro, perché la paura paralizza il cuore e la mente. Eppure, quante volte ci lasciamo sedurre dalla fretta di voler sapere tutto e subito, dal prurito della curiosità, dall’ultima notizia eclatante o scandalosa, dai racconti torbidi, dalle urla di chi grida più forte e più arrabbiato, da chi dice “ora o mai più”. Ma questa fretta, questo tutto e subito non viene da Dio. Se ci affanniamo per il subito, dimentichiamo quel che rimane per sempre: inseguiamo le nuvole che passano e perdiamo di vista il cielo. Attratti dall’ultimo clamore, non troviamo più tempo per Dio e per il fratello che ci vive accanto. Com’è vero oggi questo! Nella smania di correre, di conquistare tutto e subito, dà fastidio chi rimane indietro. Ed è giudicato scarto: quanti anziani, quanti nascituri, quante persone disabili, poveri ritenuti inutili. Si va di fretta, senza preoccuparsi che le distanze aumentano, che la bramosia di pochi accresce la povertà di molti. Gesù, come antidoto alla fretta propone oggi a ciascuno di noi la perseveranza: «con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Perseveranza è andare avanti ogni giorno con gli occhi fissi su quello che non passa: il Signore e il prossimo. Ecco perché la perseveranza è il dono di Dio con cui si conservano tutti gli altri suoi doni . C’è un secondo inganno da cui Gesù vuole distoglierci, quando dice: «Molti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”. Non andate dietro a loro!». È la tentazione dell’io. Il cristiano, come non ricerca il subito ma il sempre, così non è un discepolo dell’io, ma del tu. Non segue, cioè, le sirene dei suoi capricci, ma il richiamo dell’amore, la voce di Gesù. E come si distingue la voce di Gesù? “Molti verranno nel mio nome”, dice il Signore, ma non sono da seguire: non basta l’etichetta “cristiano” o “cattolico” per essere di Gesù. Bisogna parlare la stessa lingua di Gesù, quella dell’amore, la lingua del tu.

I poveri sono preziosi agli occhi di Dio perché non parlano la lingua dell’io: non si sostengono da soli, con le proprie forze, hanno bisogno di chi li prenda per mano. Ci ricordano che il Vangelo si vive così, come mendicanti protesi verso Dio. La presenza dei poveri ci riporta al clima del Vangelo, dove sono beati i poveri in spirito . I poveri ci facilitano l’accesso al Cielo: per questo il senso della fede del Popolo di Dio li ha visti come i portinai del Cielo. Già da ora sono il nostro tesoro, il tesoro della Chiesa. Ci dischiudono infatti la ricchezza che non invecchia mai, quella che congiunge terra e Cielo e per la quale vale veramente la pena vivere: cioè, l’amore. (Giornata Mondiale dei Poveri – S.Messa- OMELIA XXXIII Domenica del T.O. - 17 novembre 2019)

 

CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE: ANDATE AVANTI!

 

Ringrazio don Piergiorgio Perini per l’instancabile opera di evangelizzazione che ha compiuto in questi decenni.

Il Signore Gesù ha lasciato ai suoi discepoli un insegnamento impegnativo quando ha detto loro: «Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16). Andare, portare frutto e rimanere. È questa la chiamata a cui non si può sfuggire quando si incontra il Signore e si viene conquistati dal suo Vangelo. Certo, Gesù non ha detto ai discepoli che avrebbero visto i frutti del loro lavoro. Ha solo assicurato che i frutti sarebbero rimasti.

Gesù non ha fatto sconti ai suoi discepoli quando ha parlato della radicalità con cui bisogna seguirlo. Ha detto loro: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”» (Lc 17,10). Tuttavia, se la nostra fatica per annunciare il Vangelo è totale e ci trova sempre pronti, allora la prospettiva cambia. Tocchiamo con mano tante volte quanto sia grande e infinito l’amore di Dio per noi! Se siamo fedeli e vigilanti, allora Egli ci concede di vedere anche i frutti del nostro lavoro.

La vostra storia di Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione può facilmente essere inscritta in questo contesto. La fecondità del vostro impegno si riflette nella moltiplicazione delle Cellule che ormai sono presenti in tante parti del mondo. Non stancatevi mai di seguire le strade che lo Spirito del Signore Risorto vi pone dinanzi. Non vi freni alcuna paura del nuovo, e non rallentino il vostro passo le difficoltà che sono inevitabili nella via dell’evangelizzazione. Quando si è discepoli missionari, allora l’entusiasmo non può mai venire meno! Nella fatica, vi sostenga la preghiera rivolta allo Spirito Santo che è il Consolatore; nella debolezza, sentite la forza della comunità che non permette mai di essere abbandonati a sé stessi.

Le nostre parrocchie sono invase da tante iniziative, dove spesso, però, non si incide in profondità nella vita delle persone. Anche a voi è affidato il compito di ravvivare, soprattutto in questo periodo, la vita delle nostre comunità parrocchiali. Questo sarà possibile nella misura in cui diventano, anzitutto, luogo per ascoltare la Parola di Dio e celebrare il mistero della sua morte e risurrezione. Solo a partire da qui si può pensare che l’opera di evangelizzazione diventi efficace e feconda, capace di portare frutti. Purtroppo, per tante ragioni, molti si sono allontanati dalle nostre parrocchie. È urgente, quindi, che recuperiamo l’esigenza dell’incontro per raggiungere le persone là dove vivono e operano. Se abbiamo incontrato Cristo nella nostra vita, allora non possiamo tenerlo solo per noi. È determinante che condividiamo questa esperienza anche con gli altri; questa è la strada principale dell’evangelizzazione.  

(Discorso agli aderenti al servizio per le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione - Lunedì, 18 novembre 2019) a cura di A. Panzera

 
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Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 

Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 

Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 

Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.15 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

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